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lunedì 4 maggio 2015

Recensione "Isla and the Happily Ever After", di Stephanie Perkins

Buon lunedì, lettori! Scusate l'assenza, è un periodo super stressante, e temo che continuerà così almeno fino a luglio... Non voglio assolutamente abbandonare il blog, però penso che la frequenza dei post diminuirà. Davvero, mi dispiace tantissimo. 
Comunque, oggi vi parlo di Isla and the Happily Ever After, ultimo libro della trilogia di Stephanie Perkins. Per ora è ancora inedito in Italia, ma la De Agostini ha già portato da noi il primo libro (Il Primo Bacio a Parigi, ovvero Anna and the French Kiss), e da quello che ho capito l'uscita del secondo è prevista per settembre, quindi è assolutamente probabile che prima o poi arrivi anche questo.
 
Titolo: Isla and the Happily Ever After (Anna and the French Kiss #3) [ENG]
Autore: Stephanie Perkins
Data di uscita: 14 agosto 2014
Editore: Usborne Publishing
Prezzo: € 16,71 (copertina rigida); € 8,97 (copertina flessibile); € 3,45 (ebook)
Pagine: 384
Trama tradotta da me: L'eterna romantica Isla ha una cotta per il fumettista Josh dal loro primo anno presso la Scuola d'America a Parigi. E dopo un incontro casuale a Manhattan durante l'estate, l'amore potrebbe essere più vicino di quanto Isla possa immaginare. Ma quando cominciano il loro ultimo anno di liceo in Francia, Isla e Josh sono costretti a confrontarsi con le sfide che ogni giovane coppia deve affrontare, tra cui drammi familiari, incertezze sul college e sul futuro, e la reale possibilità di doversi separare. Arricchita di cameo degli adorati Anna, Étienne, Lola e Cricket, questa dolce e sexy storia di vero amore - ambientata nelle meravigliose città di New York, Parigi e Barcellona - è un'adorabile conclusione all'amatissima serie di Stephanie Perkins. 

 


Gli sorrido. «È bellissimo. Ma dopo che succede?»
«La parte migliore.» E mi attira tra le sue braccia. «Il per sempre felici e contenti.»
 
Dopo la cinquecentotrentaquattresima commedia rosa che si conclude con i due protagonisti che, dopo mille equivoci e peripezie, riescono finalmente a dichiararsi amore eterno, a scambiarsi un lungo e sospirato bacio e a mettersi insieme, inevitabilmente a qualcuno verrà da chiedersi “va bene, ma... e dopo?” Cosa succede dopo l'Happily Ever After? Dopo il vissero per sempre felici e contenti? È davvero tutto rosa e fiori? 

Se vi siete posti queste domande almeno qualche volta nella vita, allora probabilmente apprezzerete molto Isla and the Happily Ever After. La storia di Isla e Josh infatti è molto diversa da quelle di Anna ed Étienne, e Lola e Cricket, protagonisti dei due libri precedenti della trilogia.
Mentre i protagonisti dei primi due romanzi ci mettono un intero romanzo per riuscire finalmente a mettersi insieme, Isla e Josh ci riescono nel giro di un centinaio di pagine. Pochissimo spazio viene dedicato al “prima”, mentre la maggior parte del libro si concentra sulla relazione di questi due ragazzi, sui problemi che si trovano ad affrontare e sulla loro crescita come individui e come coppia. In questo terzo romanzo, la Perkins si focalizza sulla parte più matura delle relazioni d'amore, il “dopo”, quella parte che nelle commedie rosa non viene quasi mai mostrata.

Ad alcuni piacerà molto, troveranno interessante e innovativo uno Young Adult che vede due adolescenti alle prese con una vera e propria relazione, con tutto ciò che questo comporta, la fiducia, l'intimità, la comunicazione, i progetti per il futuro, la conciliazione di mondi e stili di vita. Ed è vero, è interessante.
Ma, almeno per me, in questo caso, non funziona in pieno. 

È mezzanotte, si muore di caldo, e io potrei essere fatta di Vicodin, ma quel ragazzo – quel ragazzo laggiù – quello è lui. Quel lui.


Senza nulla togliere al talento naturale della Perkins, al suo stile così speciale che dona alle storie che scrive quel pizzico di magia in più, quello che ti fa sorridere in continuazione e desiderare di essere al posto della protagonista, però qui c'è qualcosa che stride. Qualcosa che mi ha lasciata perplessa e non pienamente soddisfatta. Forse perché sono una che, nonostante tutto, quelle commedie rosa tutte uguali le adora, o forse perché amo vedere due personaggi innamorarsi, adoro le storie d'amore che si sviluppano lentamente e che magari affondano le radici in una profonda amicizia. Con Isla e Josh non ho potuto fare a meno di pensare che si trattasse di un insta-love un po' insensato, derivato da una cotta ossessiva e onestamente un po' preoccupante da parte di Isla nei confronti di Josh. Ma poi in realtà, perché questi due personaggi si piacciono? Perché si innamorano? L'amore così travolgente che arriva a consumarli da dove spunta fuori? Boh.

Il mio più grande problema con questo romanzo però è stata proprio Isla. Mi capita raramente di cambiare così radicalmente la mia opinione su un personaggio nel giro di così poche pagine. All'inizio, Isla mi piaceva moltissimo. Adoravo il suo umorismo e il suo modo di pensare mi faceva tenerezza, ma soprattutto la capivo. Trovavo facilissimo relazionarmi a lei, ogni suo pensiero avrebbe potuto tranquillamente essere un mio pensiero, ogni sua preoccupazione, desiderio o speranza avrebbero potuto essere i miei.
Poi il disastro. Nella seconda metà del libro, mi ha dato davvero ai nervi. Innanzitutto, piangeva IN CONTINUAZIONE. Sul serio, avrei voluto contare tutte le volte in cui piangeva, ma erano troppe. Che fosse di tristezza, di rabbia, di gioia o di frustrazione, era una cosa incredibilmente fastidiosa.

«Ci sto.. arrivando. Sto iniziando a pensare che forse va bene essere una tela bianca. Forse va bene che il mio futuro sia incerto. E forse,» dico con un altro sorriso, «va bene essere ispirati da persone che conoscono già il proprio futuro.»
«Funziona in entrambi i sensi, sai.»
Circondo il suo dito ghiacciato con il mio. «Che cosa?»
«Gli artisti sono ispirati dalle tele bianche.» Il mio sorriso si allarga. «Una tela bianca... ha infinite possibilità.»


E poi la sua insicurezza, i suoi continui dubbi e la sua completa mancanza di autostima li ho trovati onestamente poco credibili. Lei ci viene descritta come una bellissima ragazza, intelligente, spiritosa, con ottimi voti, fluente in due lingue e con due nazionalità (americana e francese), proveniente da una famiglia unita e ricca, e che ha praticamente tutte le possibilità del mondo. Potrebbe andare ovunque, vivere e studiare dove vuole, le basterebbe puntare il dito su un punto del mappamondo e i genitori non avrebbero problemi a mandarcela. Insomma, sembra vivere una vita benedetta e perfetta, e invece... NO. Piange, è triste, insicura, si fa un milione di problemi inesistenti e stupidi, sembra che niente le vada bene. Ma il punto è che l'autrice non ci dice da cosa dipendono i suoi problemi, ci dice che ce li ha, ma non da dove hanno origine. Io non capisco: essere timida non basta a giustificare tutti i problemi di Isla. Non avere autostima e sicurezza in se stessi è normale e comprensibile in ogni adolescente, ma fino ad un certo punto. In Isla è portato a livelli esagerati, al punto da impedirle di essere felice, di permettersi di vivere. E non ha senso, perché.. cosa le manca? Cosa non va nella sua vita? Cosa non va in lei? Perché crede di non essere degna di amore e di felicità? Questo non ci viene minimamente spiegato. Il PERCHÈ lei abbia queste assurde convinzioni non ci viene detto. Le viene anche posta esplicitamente questa domanda, più volte, ma lei non dà risposta. E per tutta la durata del libro, durante i suoi continui piagnistei, io non riuscivo a scrollarmi di dosso la sensazione che stesse soltanto facendo la vittima, che fosse una ragazzina che non aveva mai dovuto confrontarsi con i veri problemi della vita.

Okay, ora sembra che io abbia odiato questo romanzo. No, in realtà mi è piaciuto. Perché la Perkins è sempre la Perkins, e io adoro il suo stile, perché non importa cosa scriva, mi fa sempre sorridere.
Questa trilogia mi rimarrà sicuramente nel cuore, ma mentre sono certa che rileggerò Anna e Lola, non sono altrettanto certa che rileggerò anche Isla. 
Se però state cercando una storia d'amore carica di zucchero (più delle prime due.. e questa forse è un'altra delle ragioni per cui questo libro non mi ha conquistata in pieno), ma che allo stesso tempo abbia un tono più "maturo", e tenga conto delle difficoltà delle relazioni d'amore e dei problemi di ogni giorno, sono sicura che vi innamorerete della tormentata storia di Isla e Josh.
  
Il Mio Voto: 3.75 stelline
Un romanzo molto dolce, ma anche più maturo e intenso dei precedenti, conclusione azzeccata ad una trilogia adorabile, ma che, almeno a mio parere, non conquista come i primi due.


Voi avete letto questo romanzo? O avete iniziato questa serie, leggendo i primi due libri? Che ne pensate? Fatemi sapere!

venerdì 17 aprile 2015

Recensione "Plus One", di Elizabeth Fama

Buongiorno lettori, oggi finalmente riesco a pubblicare la recensione di questo libro che ho letto il mese scorso, e che  mi ha fatto provare un centinaio di emozioni diverse. Dargli un voto non è stato semplice, perché ci sono stati momenti in cui avrei voluto dargli il massimo delle stelline, e altri in cui alcune scelte dell'autrice mi hanno lasciato un po' interdetta.
Ecco cosa ne penso. Ma comunque, long story short, il libro mi è piaciuto. Tanto. 

Titolo: Plus One [ENG]
Autore: Elizabeth Fama
Data di uscita: 8 aprile 2014
Editore: Farrar Straus & Giroux
Prezzo: € 10,69 (copertina rigida); € 9,81 (copertina flessibile); € 9,32 (ebook)
Pagine: 373
Trama tradotta da me: Sol Le Coeur è una Smudge - un'abitante della notte in un'America rigidamente divisa tra persone che vivono e lavorano durante le ore di oscurità e altre - conosciute come Rays - che vivono e lavorano durante le ore diurne. Impulsiva, appassionata e coraggiosa, Sol si ferisce volontariamente la mano, per riuscire ad entrare nell'ospedale dove ha pianificato di rapire la sua neonata nipotina - una Ray - per portarla a far visita al nonno morente. Violando il coprifuoco giorno-notte, Sol sta commettendo un grave crimine, e quando il tentato rapimento va storto, si innesca una catena di eventi che metteranno Sol in pericolo di vita, faranno uscire allo scoperto una cospirazione governativa atta a manipolare la popolazione Smudge, e porteranno Sol ad incontrare D'Arcy Benoît, un apprendista medico Ray, che prima le cura la mano, e poi l'aiuta a scappare dalle autorità, e del quale lei si innamorerà inesorabilmente e follemente. Ambientato in una vivida realtà alternativa e popolato da personaggi complessi e profondamente umani da entrambi i lati della divisione giorno-notte, Plus One è un romanzo brillantemente immaginato sulla libertà individuale e sui diritti civili, nonché un'avvincente ed energica storia di amore e avventura. 

 


I desideri sono stupidi e senza senso. Sono lesioni auto-inflitte, ferite aperte di cui ti devi prendere cura per il resto della vita solo per riuscire a contenerle, per evitare che marciscano e ti consumino.

Plus One ha quel qualcosa in più. Quel qualcosa che ti fa dire “ne è valsa la pena”.
Non è perfetto, non è un capolavoro, e non è difficile riscontrare qualche difetto, ma è un libro che non ci si potrebbe mai pentire di aver letto, un libro che si farà rileggere, un libro che rimarrà nel cuore.

Potrei condensare il mio giudizio su questo romanzo in queste poche righe. Ma voglio parlarne di più, perché l'ho amato in un modo unico e speciale. L'ho amato, perché è un romanzo che parla all'anima. Non ci sono filtri o intermediari. Ti prende e ti comunica emozioni così vere e crude e potenti da travolgerti. Uno tsunami di sentimento, che comunica ogni singola sfumatura del cuore e della sensibilità dei personaggi, della protagonista ma non solo. Tu sei con loro, sei loro. Sei lì e ami, ridi, piangi e senti quello che loro sentono.

 Credimi, non voglio dare fuoco al mondo, voglio solo accendere una fiamma nel tuo cuore.

Come ho detto, questo libro non è perfetto: l'autrice avrebbe potuto curare di più il world building, avrebbe potuto fare delle scelte diverse in alcuni punti, scelte che magari sarebbero sembrate più convincenti, ed è per queste ragioni che il mio voto non è massimo. Ma se dovessi giudicare Plus One unicamente sulla base del mio personale gradimento durante la lettura, non potrei che dargli tutte le stelline del mondo.

Ho amato i due protagonisti, ho amato la storia d'amore principale, ho amato la presenza di una sorta di viaggio on the road, ho amato i luoghi descritti e il fatto che tutto si svolga in un arco di tempo abbastanza breve. Ho amato lo stile così sensibile e allo stesso tempo quasi brutale dell'autrice. Ho amato il miscuglio continuo di speranza e disperazione. Ho amato il cinismo e la poesia insiti nell'animo dei personaggi, ho amato la malinconia, i ricordi, la vita e la morte. Ho amato l'onestà e la coerenza. Ho amato la gioia nel dolore e il dolore nella gioia.

Potrei andare avanti, ma preferisco interrompere qui questo confuso ammasso di pensieri che spaccio per recensione, e passare alla seconda parte di questo post un po' senza senso.




Sol, parlo con te. Sei coraggiosa, leale e ti ho voluto bene dal primo momento. Perché mi sei sembrata vera e reale, ti vedevo lavorare in quella orribile fabbrica, vedevo la tua mente elaborare pensieri strani e un po' folli, ma mossi da una grande passione, dall'amore e dalla compassione. Vedevo la paura, l'incertezza, e la testardaggine. Quello che hai fatto ti ha cambiato la vita, in meglio e in peggio, ma sono sicura che nonostante tutto, non potrai mai pentirtene. E ti ammiro per tutta la determinazione che hai dimostrato. Grazie, per avermi permesso di ascoltare la tua storia. Grazie, per avermela raccontata.

D'Arcy, sei meraviglioso, e sei unico. Avrei voluto saperne di più su di te, ma le tue poesie così sole e tormentate e malinconiche mi hanno già detto molto. Grazie, per avermi fatto conoscere quella meraviglia che è il Maquoketa Caves State Park. Grazie, per aver rischiato tutto, per essere rimasto, per aver creduto e ricordato. Grazie, per aver salvato Sol. Tutte le volte.

Gigi, all'inizio ti odiavo. Ti odiavo perché non ti capivo. Non ti capivo perché non ti conoscevo, perché eri così chiusa in te stessa, perché non lasciavi entrare nessuno. Ti ho odiato ancora di più quando hai fatto quello che hai fatto sulla barca. Ma poi finalmente hai parlato. Non solo bestemmie, insulti, battute acide o minacce. Hai parlato di te, hai parlato di cosa ti affliggeva. Allora ti ho capita, ti ho sentita. Non te lo meritavi. Spero che tu ce l'abbia fatta, spero che tu stia bene. Spero che un giorno riuscirai ad essere felice. Spero che, nonostante tutto, riuscirai a perdonarlo. E a non provare più soltanto odio e amarezza. Grazie, per esserti rivelata diversa da come volevi apparire. Grazie, per esserti rivelata migliore.

Ciel, non sono riuscita ad inquadrarti davvero. Immagino che Sol abbia ragione, l'ambiguità farà sempre parte di te, sarà sempre parte del tuo fascino. So che sarai presente per lei, che non scapperai più. Devi farlo, devi restare con lei. Lei se lo merita. E ne ha bisogno. Per favore. Almeno questo. Almeno ora. Grazie, perché so che lo farai, perché so che non la abbandonerai.

Poppu, quel che ti è accaduto non è giusto. Ma so che sei felice. Grazie, per avermi ricordato quanto sia meravigliosa l'Odissea. Grazie, per essere stato un nonno fantastico, anche solo attraverso le pagine di un libro.

Elizabeth, spero che scriverai un seguito di questo libro. Lo so, l'ho capito che la tua idea originale era quella di lasciarlo come autoconclusivo. Ma io ho bisogno di sapere di più, so che la storia di Sol e D'Arcy per te è conclusa, ma io ti chiedo, ti prego di continuarla, di riaprirla. Perché quel finale, Elizabeth, non mi è piaciuto. Lo so che i finali aperti ora vanno tanto di moda e non ti sto biasimando; in effetti hai fatto una scelta coerente e la capisco, capisco che tu abbia voluto concludere il libro nella maniera più realistica e onesta possibile. Ma avrei preferito un epilogo più banale e scontato, però più felice.
Nessuno sa più cosa sia l'happy ending ormai? C'è ancora qualche autore che decide di far “vivere tutti felici e contenti”? Forse no. Forse solo Stephanie Perkins.
Ma comunque io non ho potuto fare a meno di innamorarmi perdutamente della storia di Sol e D'Arcy. E vorrei tanto che avesse una conclusione. So che sotto sotto lo vuoi anche tu. Perciò, ti prego, ti prego, scrivi un seguito.
Grazie, per aver scritto questo romanzo, che – ti assicuro – porterò nel cuore. Grazie, per avermi fatto emozionare, e con me non è facile. Grazie, per aver lasciato aperto uno spiraglio di speranza alla fine. Grazie, per le tue parole così accurate e potenti. Grazie, per aver arricchito un romanzo distopico di poesia. Grazie, per le cascate e per il picnic, grazie per la via Lattea e per gli storni. 


Il Mio Voto: 4 stelline
 
Un romanzo non privo di qualche difetto, ma incredibilmente potente, con personaggi che entrano nel cuore e non vogliono uscirne, animato da una penna coraggiosa e incisiva, colmo di tanto sentimento ed emozione da strariparne. Una storia intensa, fatta di passione, amore, speranza e disperazione. Indimenticabile. 


So che questa recensione, come la maggior parte di quelle che scrivo, non è esattamente una recensione... ma non ho potuto farne a meno, è stato l'unico modo che ho trovato per trasmettere quello che questo romanzo mi ha fatto provare. Forse non ci sono nemmeno riuscita e voi non avrete capito nulla, ma pazienza. A quanto pare, questo è quello che sono riuscita a produrre. 

Piccola precisazione: molti pensano che questo libro sia un Fantasy, o comunque abbia elementi fantasy/paranormal. Anche io lo credevo, ma non è così: non c'è assolutamente nulla di "magico" in questo romanzo. Non è facile assegnargli un genere preciso, ma quello a cui si avvicina di più è senza dubbio il Distopico. 

Fatemi sapere cosa ne pensate, se vi ho incuriosito almeno un po', se avete già letto Plus One o pensate di farlo!

lunedì 23 febbraio 2015

Recensione "Divergent" + "Insurgent" + "Allegiant", di Veronica Roth

Ehilà, lettori! Indovinate? Sono risorta! Okay, diciamo quasi risorta. Avevo in mente di tornare il più attiva possibile nella blogosfera da domani (giorno in cui avrei dovuto dare il mio ultimo esame della sessione), ma NATURALMENTE è stato rimandato. Ovvio. E non tipo di un paio di giorni, no. Me lo hanno rimandato al 4 marzo. Non avete idea di quanto questa cosa mi stia dando ai nervi.
Comunque, non sono qui per blaterare di questo. Finalmente sono riuscita a dare alla luce una recensione della trilogia di Divergent. Solo che alla fine ho deciso di optare per delle mini recensioni di ogni libro, perché se avessi dovuto giudicare la trilogia nel suo complesso, il mio pensiero non sarebbe stato molto positivo, in quanto l'avrei valutata alla luce di come si è conclusa, senza probabilmente riservarle i meriti che comunque ha. 
Sottolineo che le recensioni di Divergent e Insurgent sono del tutto spoiler free. Quella di Allegiant invece contiene spoiler, ma sono tutti nascosti, e per leggerli dovete evidenziare i righi.


Titolo: Divergent (Divergent #1)
Autore: Veronica Roth
Data di uscita: 22 novembre 2012
Editore: De Agostini (Le Gemme)
Prezzo: € 14,90 (copertina rigida); € 9,90 (copertina flessibile); € 8,99 (ebook)
Pagine: 480
Trama: Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza...

 
Sono egoista. Sono coraggiosa.

Divergent è un buon inizio di serie. Pone le basi di un mondo interessante e innovativo, una realtà al confine tra utopia e distopia, che ricadrà facilmente in questa seconda categoria. Il punto forte di questo primo libro, almeno a mio parere, è la narrazione veloce e diretta, senza troppi fronzoli, che si lascia leggere in un baleno, e cattura l'attenzione ad ogni rigo. C'è molta azione e questo contribuisce a rendere la lettura estremamente piacevole, ma c'è anche un certo sforzo di caratterizzazione dei personaggi, in particolare della protagonista e voce narrante. 
Tris è una protagonista che attrae facilmente, ma se non vi conquista subito, non vi conquisterà più, perché penso che sia proprio questo primo libro quello in cui è al suo meglio. La vediamo dubbiosa, ma decisa, delicata e fragile, ma anche estremamente forte e coraggiosa, egoista e altruista al tempo stesso. Umana. E la seguiamo in una ricerca di sé e del proprio posto nel mondo, che darà frutti diversi da quelli che lei si sarebbe aspettata.
E poi c'è Quattro, un personaggio di cui è difficile non subire il fascino, per l'alone di mistero che cela il suo passato e il suo vero nome, per l'aura di autorità, durezza e indifferenza che si è costruito attorno, per l'anima che nasconde dentro di sé, e che in pochi vedono davvero.
Insomma, Divergent funziona. Ma, devo dire, durante la lettura (entrambe le volte che l'ho letto), mi sembrava che gli mancasse qualcosa. Non avevo un'idea precisa di cosa esattamente gli mancasse (forse un world building più approfondito), ma ero fiduciosa che nei seguiti sarebbe migliorato. In fondo, è il primo libro di una trilogia. C'era un margine di miglioramento.

Il Mio Voto: 4 stelline e ½
Un inizio di serie energico e pieno di azione, con due protagonisti forti e affascinanti. Intrigante.

***

Titolo: Insurgent (Divergent #2)
Autore: Veronica Roth
Data di uscita: 11 luglio 2013
Editore: De Agostini (Le Gemme)
Prezzo: € 14,90 (copertina rigida); € 12,90 (copertina flessibile); € 8,99 (ebook)
Pagine: 510
Trama: Una scelta può cambiare il destino di una persona... o annientarlo del tutto. Ma qualsiasi essa sia, le conseguenze vanno affrontate. Mentre il mondo attorno a lei sta crollando, Tris cerca disperatamente di salvare tutti quelli che ama e se stessa, e di venire a patti con il dolore per la perdita dei suoi genitori e con l'orrore per quello che è stata costretta a fare. La sua iniziazione avrebbe dovuto concludersi con una cerimonia per celebrare il proprio ingresso nella fazione degli Intrepidi, ma invece di festeggiare la ragazza si è ritrovata coinvolta in un conflitto più grande di lei... Ora che la guerra tra le fazioni incombe e segreti inconfessabili riemergono dal passato, Tris deve decidere da che parte stare e abbracciare completamente il suo lato divergente, anche se questo potrebbe costarle più di quanto sia pronta a sacrificare. Il secondo romanzo della saga "Divergent".

  
Come un animale selvatico, la verità è troppo potente per poterla ingabbiare.

Insurgent mi è piaciuto di meno di Divergent, ma mi è piaciuto. Secondo me, il punto forte resta lo stile della Roth, che ti trascina dentro la storia con estrema facilità. Il problema di Insurgent, però, è proprio la storia, che regge poco. Succedono tante cose, sembra sempre che qualcosa di nuovo venga inserito nell'equazione, ma alla fine del libro, dopo la “rivelazione shock”, cosa resta? La “rivelazione-shock”. E un po' di morti. Cosa è accaduto nel resto del libro? Litigi tra innamorati, tentativi di suicidio non riusciti, forse uno o due tradimenti (che, almeno a mio parere, si potevano vedere da miglia di distanza). Questo libro è costruito un po' come una soap opera. Accadono tante cose, alla fine però ti rendi conto che, in mezzo a tutto quello, non è accaduto poi molto.
Così però sembra che questo libro non mi sia piaciuto affatto. Non è così. Ripeto, mi è piaciuto. La Roth ha questa capacità di farti apprezzare ciò che scrive, anche se il contenuto è scarno. E non è cosa da poco. 

 Il Mio Voto: 4 stelline
 
Secondo libro più debole del primo, ma che riesce ugualmente ad intrattaenere con facilità. L'azione non manca, e i personaggi subiscono un'evoluzione che li porta a prendere decisioni discutibili. Può piacere molto, oppure non piacere affatto.

***

Titolo: Allegiant (Divergent #3)
Autore: Veronica Roth
Data di uscita: 18 marzo 2014
Editore: De Agostini (Le Gemme)
Prezzo: € 14,90 (copertina rigida); € 12,90 (copertina flessibile); € 8,99 (ebook)
Pagine: 538
Trama: La realtà che Tris ha sempre conosciuto ormai non esiste più, cancellata nel modo più violento possibile dalla terrificante scoperta che il "sistema per fazioni" era solo il frutto di un esperimento. Circondata solo da orrore e tradimento, la ragazza non si lascia sfuggire l'opportunità di esplorare il mondo esterno, desiderosa di lasciarsi indietro i ricordi dolorosi e di cominciare una nuova vita insieme a Tobias. Ma ciò che trova è ancora più inquietante di quello che ha lasciato. Verità ancora più esplosive marchieranno per sempre le persone che ama, e ancora una volta Tris dovrà affrontare la complessità della natura umana e scegliere tra l'amore e il sacrificio.


Sottrai a una persona i suoi ricordi e le toglierai la sua identità. 

Allegiant, invece, è stato un disastro su tutta la linea. Premetto: sapevo già cosa accadeva alla fine, ero stata (ovviamente) spoilerata sul “grande colpo di scena finale”, e la cosa non mi andava a genio, ma ero comunque curiosa di vedere come si sarebbe arrivati a quel punto. Alla fine non è stato quello il motivo per cui il libro non mi è piaciuto. Anzi, direi che è stato proprio il minore dei mali.
Il maggiore di questi mali invece è proprio la trama in sé. O meglio, la totale mancanza di una trama. Allegiant va più o meno così: “rivelazione shock” a pag. 100 circa (rivelazione shock che praticamente annulla quella del finale di Insurgent) → NULLA TOTALE per circa 300 pagine → big twist nelle ultime 100 pagine → conclusione.
Se in Insurgent succedevano tante cose, anche se poi nulla di davvero importante, in Allegiant non succede proprio NULLA. In parte sarebbe stato un libro migliore, se fosse stato tipo 200 pagine più breve. Inoltre quel poco che succede non ha senso! Annulla e vanifica TUTTO ciò che era stato detto nei due libri precedenti, e va a finire che questo libro sembra essere il primo di una serie, invece che l'ultimo! Dovrebbe dare una degna conclusione a tutte le storylines, invece quello che fa è girare continuamente attorno ad una questione senza senso, che tra l'altro è la stessa identica dei primi due libri, ma chiamata in modo diverso. Mi spiego – *parte spoiler, per leggere evidenziate* – tutta la questione del difetto genetico e della “lotta sociale” tra Geneticamente Puri e Geneticamente Danneggiati, oltre ad essere abbastanza ridicola e pure un po' scontata per quanto mi riguarda, si basa sugli stessi identici principi su cui si basava la lotta tra le fazioni nei primi due libri!
Il punto è che vengono usati gli stessi artifici usati in Divergent e Insurgent, ma riferiti a tutta un'altra storia (scusate la vaghezza, ma è difficile da spiegare senza fare spoiler), mentre tutte le questioni lasciate in sospeso nei primi due libri praticamente restano insolute, o meglio una conclusione ce l'hanno, ma è talmente ridicola, che è come se non esistesse. *Parte spoiler* – Divergent e Insurgent si basavano sulla lotta tra le fazioni.. in Allegiant a questa lotta vengono dedicate sì e no un paio di pagine, e alla fine come si conclude il tutto? Come viene fermata Evelyn, che ha preso il controllo della città? Come viene fermato Marcus, che vuole ribellarsi? Semplice, con un pianto per lei, e una stretta di mano per lui. Facile.
Vabbè, comunque non voglio tirarla troppo per le lunghe, ma potrei continuare, perché ci sono davvero troppe cose che non funzionano in questo libro; quindi ecco giusto qualche esempio: vogliamo parlare di Quattro? Da quando è diventato un noioso piagnone mestruato? Bah... la Roth gli ha letteralmente distrutto la personalità; oppure Peter che avrebbe potuto avere uno sviluppo davvero interessante, e invece devo ancora capire quale cavolo sia stato il suo ruolo in questo libro (è presente dalla prima pagina fino all'ultima, ma le battute che dice si possono contare sulle dita delle mani); oppure i vari morti random, che praticamente ce n'è uno ad ogni capitolo quasi, e sono tutte morti senza alcun senso; oppure *spoiler* la morte di Uriah, che è assurda oltre ogni limite: cioè dai, c'è una bomba in tutto l'edificio, e lui si trova proprio lì accanto per caso, ed è l'unico che muore? WTF?; oppure, ultima cosa giuro: la risoluzione della vicenda *spoiler* semplicissimo: facciamo perdere a tutti la memoria e risolviamo il problema! E certo, perché se un'intera popolazione perde la memoria delle atrocità che ha commesso, tutto si risolve. Boh.
E qui mi fermo, davvero. Alla fine sapete cosa salvo di questo romanzo? (no, nemmeno il titolo, perché gli Alleanti hanno un ruolo talmente infimo nella storia, che è stato sbagliato pure quello!) Salvo il rapporto tra Caleb e Tris, l'unica cosa che mi sia davvero piaciuta. E forse, se la Roth avesse dato un po' più spazio a loro (invece che alla crisi di identità di Quattro), il libro ne avrebbe guadagnato.
Comunque se a voi questo libro è piaciuto, vi prego non sentitevi offesi. Anzi, sono felice per voi che siete riusciti ad apprezzalo. Io proprio non ce l'ho fatta. 
 
Il Mio Voto: 2 stelline e ½
 
 Un finale di serie davvero deludente, privo di trama e privo di situazioni ed eventi sensati, al limite del noioso, e con personaggi completamente diversi da quelli presentati nei libri precedenti. Fondamentalmente basato sul nulla, privo di idee.
  
***

Mi rendo conto che queste più che recensioni sono scleri senza speranza (soprattutto il terzo), ma dovevo farlo. Dovevo parlarne. Hope you understand.
Sono stracuriosa di sapere cosa ne pensate voi!!! Ditemi tutto! (se dovete fare spoiler avvisate, così che non ci si inciampi accidentalmente)
Voglio sapere cosa vi è piaciuto e cosa no, e se siete d'accordo con il mio giudizio, soprattutto per il terzo libro.
Nel complesso alla trilogia assegno 3 stelline, 3 stelline e ½.. purtroppo il finale ha rovinato tutto.

p.s.: ora vado a rispondere a tuuuuutti i commenti a cui non ho risposto! E a visitare i vostri blog, devo recuperare un po' di post! Happy to be back! :D

mercoledì 14 gennaio 2015

Recensione "Lola and the Boy Next Door", di Stephanie Perkins

Ciao, amici! Oggi ho per voi un'altra recensione (sto cercando di postarne una a settimana... sì, come no). Il libro in questione non ha bisogno di presentazioni, ma solo di una grande costrizione esortazione: LEGGETELO!!!! 

Titolo: Lola and the Boy Next Door (Anna and the French Kiss #2)
Autore: Stephanie Perkins
Data di uscita: 29 settembre 2011
Editore: Usborne Publishing
Prezzo: € 11,90 (copertina rigida); € 7,76 (copertina flessibile); € 2,42 (ebook)
Pagine: 384
Trama tradotta da me: La stilista in erba Lola Nolan non crede nella moda, crede nel costume. Più un look è espressivo, scintillante, divertente, scatenato, meglio è. Ma anche se lo stile di Lola è eccessivo, lei è una figlia e un'amica devota con alcuni grandi progetti per il futuro. E tutto è davvero perfetto (grazie al suo bellissimo fidanzato rock star), finchè i temuti gemelli Bell, Calliope e Cricket, fanno ritorno nel quartiere. Quando Cricket - un talentuoso inventore - esce dall'ombra di sua sorella e ritorna nella vita di Lola, lei deve finalmente riconciliarsi con una vita intera di sentimenti per il ragazzo della porta accanto. 
 



 «Allora tu credi nelle seconde possibilità?» mi mordo il labbro.
«Seconde, terze, quarte. Tutto il tempo che ci vuole. Non importa quanto. Se è la persona giusta,» aggiunge.
«Se quella persona è... Lola?»
Questa volta sostiene il mio sguardo. «Solo se l'altra persona è Cricket.»


Avete presente quelle letture che vi lasciano con un milione di farfalle che si agitano nella pancia, un sorriso enorme e totalmente deficiente sulla faccia e la convinzione che il mondo sia un posto migliore solo perché libri come quelli esistono?
Se non avete mai letto un libro che vi faccia questo effetto, dovreste proprio farlo, perché la sensazione è meravigliosa.
E Stephanie Perkins è una maestra e una regina nello scrivere libri così. Ho letto due romanzi e una storia breve scritti da lei, e mi hanno tutti fatto questo stesso effetto. TUTTI.
 


Ma – vi dirò (e anzi mi sa che ve l'ho già detto) – Lola and the Boy Next Door mi ha rubato il cuore più degli altri. Già, anche più di Anna and the French Kiss.

Non saprei dirvi bene perché, forse per l'incredibile e adorabile dolcezza del protagonista maschile di questa storia, che è diventato uno dei miei personaggi preferiti di sempre. Cricket è unico. Non ne avrete mai incontrato uno come lui, ve lo assicuro. Né tanto meno avrete mai incontrato una Lola, che nella sua eccentricità è un altro personaggio assolutamente senza paragoni.
La sua parola d'ordine è espressione, la sua filosofia è travestimento. Ogni giorno cambia immagine, stile e colori. Abbina e combina capi di abbigliamento e accessori tra i più disparati, cuce e applica nel modo più creativo e impossibile ogni sorta di ornamento; parrucche e ninnoli sono i suoi migliori amici. Molti la criticano, altri la deridono, altri ancora la compatiscono, dicono che non sa chi è, e perciò decide di essere un milione di persone diverse. Ma sbagliano tutti, perché lei è sempre Lola, ogni giorno è una versione diversa di se stessa. Ed è questo che la rende chi è, questo è ciò che la rende speciale e perfettamente consapevole del proprio posto nel mondo, al contrario di quello che gli altri pensano. 


Non credo nella moda. Credo nel costume. La vita è troppo breve per essere la stessa persona ogni giorno.


Cricket invece lo capisce, lui lo ha sempre saputo. Perché nemmeno lui è come tutti gli altri. Perché anche lui è “quello strambo”. Estremamente intelligente, un po' secchione, con una mente troppo grande perché la testa riesca a contenerla, con mille idee e progetti da realizzare, sempre intento a creare qualcosa che possa funzionare. Con viti e grafici, con un manuale o un martello, dategli quello che volete e lui riuscirà a tirarne fuori qualcosa. Magari sarà complicato e arzigogolato e attraverso una complessa catena di movimenti riuscirà ad eseguire azioni assai "difficoltose", come spingere un pulsante o temperare una matita. O magari sarà un piccolo congegno a prima vista inutile, ma che racchiude all'interno un grande segreto. Cricket, che arrossisce e non se ne vergogna, che è generoso, aperto, e sa vedere sempre il lato positivo nelle cose, lui è sempre stato il grande amore di Lola, anche se lei non glielo ha mai detto.


«La perfezione è sopravvalutata. La perfezione è noiosa.»
Sorrido. «Non pensi che io sia perfetta?»
«No. Sei deliziosamente svitata, e non vorrei che fossi in nessun altro modo.»


Aggiungeteci che la vicenda si svolge a San Francisco, che è – parere personale – una delle città più originali e caratteristiche degli Stati Uniti: coloratissima, costruita su vari livelli, con continue discese e salite, dominata dal Golden Gate Bridge. Come può non incantare? L'autrice è bravissima nell'inserire qui e là particolari e descrizioni (mai esagerate o noiose, anzi) di questa meravigliosa realtà, amalgamandole e quasi adattandole alla storia che racconta. Se avete già letto Anna, sono certa che avrete capito perfettamente cosa intendo. Lì c'era Parigi a fare da sfondo, romantica, intramontabile e beh.. classica. Si adattava perfettamente alla tranquilla Anna e al poliglotta Étienne. Ma San Francisco? Vitale, frizzante, un insieme esplosivo di modernità e tradizione, tra grattacieli e tram, case a schiera dei colori più disparati, giardini zen dove prendere il tè, e parchi dove praticare il Tai Chi, sempre diversa, sempre pronta a sorprendere, un microuniverso fuori dal tempo e dallo spazio, quasi incantato (per me San Francisco resterà per sempre la città di Streghe), non potrebbe essere più indicata per Lola e Cricket, diversi e unici e magici in un modo tutto loro.

E se ancora non siete convinti, ecco qualche altro motivo random per amare questo romanzo!
  1. Anna e Étienne appaiono in questo libro! Non fanno solo una breve apparizione, tipo cameo, ma sono dei veri e propri personaggi secondari, e le scene che hanno insieme a Lola e Cricket sono divertentissime.
  2. Lola ha due padri gay (e una madre).
  3. La sorella gemella di Cricket è una campionessa di pattinaggio sul ghiaccio.
  4. Lola è impegnata nella realizzazione di un perfetto costume da Maria Antonietta.
  5. Il finale. Non posso dirvi molto, perché sarebbero perlopiù fangirlamenti senza senso, ma HO AMATO QUEL FINALE. È la cosa più dolce del mondo, cavolo. Cricket è il ragazzo più dolce dell'universo. 

     C'era una volta una ragazza che parlava alla luna...
     
Insomma, non vorrei che suonasse come un insulso spot pubblicitario, ma se siete tristi o vi sentite giù, i romanzi della Perkins sono la cura perfetta!
Preparatevi ad un'overdose di felicità! Sapete riconoscere i sintomi?
Occhi a cuoricino? Ci sono! Sorriso ebete? C'è! Cuore gonfio di gioia insensata e tanto amore per l'universo? Ci sono!
Bisogno fisico che Stephanie Perkins scriva subito un altro libro? C'È, DECISAMENTE C'È!!!

Il Mio Voto: 5 stelline! 
Una storia d'amore meravigliosa, con dei personaggi originalissimi e adorabili, un concentrato di felicità liquida, un must del Contemporary Young Adult e del Romance.


Beh, che dite si capisce che ho adorato alla follia questo romanzo? E che adoro alla follia la Perkins? :') Voi che ne pensate, invece? 
Bye Bye!

venerdì 9 gennaio 2015

Recensione "The Duff", di Kody Keplinger

Hello, friends. Oggi finalmente, dopo una luunga pausa, torno con una recensione. Yeeh. Un libro che, come vi avevo accennato nel Wrap Up di dicembre, ho adorato tanto. È in inglese, ma sarà presto pubblicato in italiano, il mese prossimo uscirà anche il film che ne è stato tratto.. avete bisogno di altro per convincervi a leggerlo? :3 


Titolo: The D.U.F.F. - Designated Ugly Fat Friend
Autore: Kody Keplinger
Data di uscita: 7 giugno 2011
Editore: Poppy
Prezzo: € 7,39 (copertina flessibile); € 4,99 (ebook)
Pagine: 280
Trama: La diciassettenne Bianca Piper è cinica e leale, e non crede affatto di essere la più carina tra le sue amiche. È anche troppo intelligente per cadere vittima del fascino del playboy, nonché viscido ragazzo più sexy della scuola, Wesley Rush. Infatti, Bianca lo detesta. E quando lui la soprannomina “the Duff”, lei gli versa la sua Coca Cola in faccia. Ma le cose non vanno alla grande a casa in questo periodo, e Bianca è alla disperata ricerca di una distrazione. Così finisce per baciare Wesley. Peggio ancora, le piace. Alla smaniosa ricerca di una via di fuga, Bianca si lancia con lui in una relazione segreta da “nemici con benefici”. Finché tutto va storto. Viene fuori che Wesley non è un così cattivo ascoltatore, e che anche la sua vita è abbastanza incasinata. All'improvviso Bianca si rende conto con assoluto orrore che si sta innamorando del ragazzo che credeva di odiare più di chiunque altro.



«Non importa dove vai o cosa fai per distrarti, alla fine la realtà ti raggiunge comunque.»

Wesley Rush è uno dei ragazzi più belli e popolari della scuola, ma soprattutto è un donnaiolo incallito, che seduce e poi abbandona tutte le ragazze con cui passa la notte. È uno da “una botta e via”, un vero sciupafemmine. E Bianca lo detesta. Perché è uno stronzo arrogante e vanitoso.
Poi una sera Wesley le dice che lei è una D.u.f.f., ovvero una Designated Ugly Fat Friend (Amica Brutta e Grassa Designata), cioè quell'elemento che all'interno del suo gruppo di amiche sfigura per aspetto fisico.
A Bianca non dovrebbe importare ciò che Wesley ha da dire, e invece si scopre ossessionata da questo suo nuovo soprannome. Lei è una Duff, questa è la verità.

Chi non si è mai sentito un/a Duff?
Questa è la domanda che questo libro ci pone, perché al di là dell'aspetto romantico e da commedia degli equivoci che caratterizza l'intera vicenda, i temi che affronta sono anche più profondi.
Si parla di famiglia e di divorzio, e di quanto i figli possano sentirsi responsabili per l'infelicità dei genitori; si accenna al problema dell'alcolismo, quando sono i genitori a bere e i figli a portarne il peso e a chiedersi come affrontare la cosa; ma soprattutto si parla di auto-accettazione e autostima. Perché Bianca, da quando viene chiamata Duff, si sente una Duff in ogni momento, si sente LA Duff, come se fosse l'unica o una delle poche ad esserlo. Ma non siamo un po' tutti dei Duff? Non ci sono momenti in cui tutti ci sentiamo brutti e inadeguati, o in cui ci guardiamo attorno e vediamo i nostri amici e conoscenti e pensiamo che siano meravigliosi, che abbiano dei corpi perfetti, dei capelli perfetti, delle vite perfette, e che noi in confronto a loro scompariamo? Che siamo pallidi, piatti e insipidi, in confronto a loro? 
 Io ogni tanto lo penso, così come lo pensa Bianca. Sono una Duff tanto quanto lei, e non perché io abbia un gruppo di amiche strafighe con cui non posso nemmeno reggere il confronto, ma perché sentirsi non all'altezza, incompleti, o anche brutti è normale per tutti.

The Duff riflette su questo, all'inizio tra le righe e verso la fine più esplicitamente, e anche se di solito non succede, mi ha fatto venire in mente una bellissima canzone, Who You Are, di Jessie J. In particolare penso che questi versi esprimano benissimo il messaggio del libro: It's okay not to be okay. Sometimes it's hard to follow your heart. Tears don't mean you're losing, everybody's bruising. Just be true to who you are. (Va bene non stare bene. A volte è difficile seguire il tuo cuore. Piangere non vuol dire che stai perdendo, tutti hanno dei lividi. Resta fedele a quello che sei).

«Mi va benissimo essere usato. Ma mi piacerebbe sapere per cosa vengo usato. Distrazione. Questo l'ho capito. Ma da cosa devo distrarti? C'è la possibilità che se lo sapessi, svolgerei il mio lavoro con maggiore efficacia.»

E se questa è la parte più seria del libro, non pensiate che queste 300 pagine non vi faranno anche ridere, divertire e innamorare! Perché Bianca e Wesley sono due personaggi estremamente divertenti, che vi mostreranno vari lati dei loro caratteri diversi ma affini, rivelandosi decisamente meno scontati di quanto potrebbero apparire all'inizio. La loro relazione, per quanto assolutamente inusuale e diversa per uno Young Adult, risulta credibile. E non è poco, credetemi. Vedere il modo in cui si sviluppa e cresce mi ha catturata, e senza neanche rendermene conto, mi sono ritrovata perdutamente innamorata della loro storia, della loro chimica, dei loro battibecchi e dei loro “incontri”. E “incontri” lo metto tra virgolette, perché la loro storia d'amore (niente spoiler, vi basta leggere la trama.. alla fine si innamorano) nasce essenzialmente come una storia di sesso, una sorta di scopamicizia, senza la parte dell'amicizia, almeno all'inizio. Perché per Wesley il sesso è solo un piacere momentaneo e quotidiano, una cosa a cui è abituato, per Bianca invece è una via di fuga. E questo è il loro patto, nessuno dei due nutre sentimenti per l'altro (a parte Bianca, che per Wesley prova essenzialmente disgusto), quindi è la situazione perfetta: usarsi a vicenda.. why not? 
  
Prima di leggere questo libro, ho letto molte recensioni negative (soprattutto su Goodreads) che sostenevano che l'idea alla base della trama sia un cattivo esempio, perché “il-sesso-senza-amore-solo-come-piacere-bla-bla-bla”. La mia opinione? È realistico. Potete dire quello che volete, ma è realistico che a 17/18 anni i ragazzi vogliano fare sesso solo per il gusto di farlo, ed è davvero assurdo secondo me che con tutto quello che la televisione e internet ci scaricano addosso oggi, tutto così esplicito, questo argomento sia ancora tabù.

The Duff è un romanzo Young Adult, che contempla il sesso tra i temi trattati. Non è e non dovrebbe essere né scandaloso, né strano, perché è normale. E questo non classifica questo libro come New Adult! La differenza con i New Adult resta, perché comunque qui non ci sono contenuti espliciti e descrizioni dettagliate dell'atto in sé, quindi è un libro che può essere letto tranquillamente anche dai più giovani, a cui il genere sarebbe teoricamente indirizzato.

Insomma, The Duff mi è piaciuto. E tanto. È uno Young Adult – su questo non ci sono dubbi – ma non è identico a tutti quelli che ci sono in giro, perché quel tocco di pepe (e realismo) in più riesce a combinarlo alla perfezione con altri elementi, tra cui una narrazione veloce e divertente ma anche introspettiva, che tiene attaccati alle pagine, dei personaggi realistici, che sanno far ridere ma anche appassionare, e una storia d'amore, che alla fine sorprende per il suo romanticismo, senza essere né sdolcinata, né prevalente all'interno della vicenda.

Amanti dei Contemporaries o no, questo libro non potete perdervelo!


Il Mio Voto: 5 stelline! 
 
Un romanzo divertente, ma non superficiale o scontato, una storia d'amore dolce, che nasce in maniera insolita, e un messaggio generale di cui tutti possiamo fare tesoro.
 

***

Quindi, sì, leggetelo. Sarà pubblicato in Italia dalla Newton Compton in primavera (ve ne ho parlato qui), ma visto che il film che ne è stato tratto uscirà prima di allora, nello specifico il 20 febbraio di quest'anno negli USA, se volete un consiglio, leggetelo in inglese. Fate prima. E vi assicuro che il livello di inglese usato è davvero davvero semplice, e finirete il libro in un baleno.

p.s.: dal trailer, il film sembra molto diverso dal libro, perché sembra che si basi su un concetto totalmente diverso, il che mi rende un po' triste, visto quanto ho adorato il libro. Ma sono comunque molto curiosa di vederlo. Vi lascio il trailer! E anche la canzone di cui vi ho parlato, Who You Are, con il testo :)

 




Avete letto il libro? E del trailer del film cosa ne pensate? Ditemi!