Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post

mercoledì 26 novembre 2014

Intervista ad Andrea Cabassi, autore di "Pelicula - Rinunceresti alla tua felicità sapendo di non meritarla?"

Buongiorno lettori!
Oggi vi parlo di un romanzo di un giovane autore italiano, pubblicato di recente. Si tratta di un romanzo di genere distopico, ma che in realtà - come afferma l'autore stesso - è un ibrido, perché racchiude in sè caratteristiche di più generi. Pelicula ha una premessa davvero interessante, e io ho avuto il piacere di poter fare anche una breve intervista all'autore, Andrea Cabassi.
Quindi ecco prima qualche informazione sul libro.

 
Titolo: Pelicula - Rinunceresti alla tua felicità sapendo di non meritarla?
Autore: Andrea Cabassi
Data di uscita: 8 ottobre 2014
Editore: Ute Libri
Prezzo: € 13,00 (copertina flessibile); € 2,99 (ebook)
Pagine: 206
Trama: Il benessere prosperante ha portato l'umanità a vivere in un mondo privo di crisi, senza più guerre e senza problemi di sorta; in questa società la gente si crede libera ed è felice, ma si tratta di una società fasulla, controllata e manovrata da un meccanismo inumano, operativo ventiquattr'ore su ventiquattro: Pelicula. Ai margini della civiltà un gruppo di terroristi opera per far emergere la verità, e ciò che li fa muovere e li anima è una semplice domanda, una domanda che pongono soprattutto a loro stessi: «rinunceresti alla tua felicità sapendo di non meritarla?».


Intervista all'autore

1. Ciao Andrea, benvenuto su Books In The Starry Night. Parlaci un po' di te come autore: Pelicula è il tuo romanzo d'esordio o hai altre pubblicazioni all'attivo? 

Grazie Giada, mi fa molto piacere comparire sul tuo blog: è ricco di spunti e tu ti sei dimostrata molto gentile. Alla tua domanda sono costretto a rispondere "tutti e due", infatti Pelicula è sia il mio romanzo d'esordio che il mio terzo libro pubblicato: i primi due sono stati una silloge poetica (Geloso permaloso lunatico e noioso) e una raccolta di racconti brevi (Matilde danza sulla riva).
 
2. Da dove nasce l'idea di Pelicula? Sei stato ispirato da qualcosa in particolare?

Ricordo che ebbi l'idea di Pelicula di ritorno da un viaggio in treno. Era stata una giornata pesante ed ero assorto in mille pensieri. All'improvviso, arrivato in stazione, sono stato travolto da un'ondata di rumori e suoni e per un istante mi sono sentito come trascendere, qualcosa di difficile da descrivere. Subito dopo decisi che dovevo scrivere di quell'emozione. Di modelli per Pelicula direi nessuno in particolare ma in generale molti: i miei romanzi distopici preferiti mi hanno sicuramente dato qualcosa, ma anche la narrativa classica ha contribuito. Ci sono inoltre riferimenti "nascosti" a cultura popolare (musica, libri, film ecc.) ma sono più omaggi, citazioni, che fonti d'ispirazione.

3. Mi sembra molto interessante il sottotitolo di Pelicula, “Rinunceresti alla tua felicità sapendo di non meritarla?”. Puoi anticiparci a cosa si riferisce questa domanda?

Pelicula è ambientato in un futuro ideale (cito la quarta di copertina: non più crisi, non più guerre, non più problemi [...] la gente si crede libera ed è felice) in cui la società è governata da un sistema in grado di influenzare le persone, per condizionarle, ammansirle, controllarle mantenendo così lo status quo.
Questo però è un'immensa illusione: non può esistere felicità senza libertà; per questo nelle periferie la gente inizia a porsi qualche domanda. Ecco che alcune di queste persone si associano in un'organizzazione sovversiva che opera al di là della legalità, nel tentativo di mostrare alla gente quanto tutto sia finto, impalpabile, traballante... un sogno irrealizzato.
La frase "Rinunceresti alla tua felicità sapendo di non meritarla?" si riferisce alla domanda che quest'organizzazione fa - idealmente - alla società, assume a volte il ruolo di "spirito guida" nella loro missione. Il significato può essere esteso in "una volta la chiamavate religione, oggi è la tecnologia; finché lascerete che siano altri a decidere per voi non sarete pronti a chiamarvi liberi".

4. Mi hai accennato che nel libro è presente una storia d'amore, ma che non si tratta della classica storia romantica da romanzo rosa. Cosa intendevi dire? Cosa caratterizza questa storia d'amore?

I due protagonisti, Lango e Indra, appartengono all'organizzazione di cui parlavo prima. Dopo un esordio che li porta a incontrarsi/scontrarsi si inizia a scoprire qualcosa sul loro passato, si assiste ai duri allenamenti che Lango infligge a Indra bambina, prima, e Indra adulta, dopo. L'infanzia mancata di Indra, le prime missioni, un distacco forzato, le crisi e i dubbi sulla bontà delle loro azioni. Il loro è un sentimento che cresce giorno dopo giorno, è una storia fatta di sofferenza e delusioni, grandi scelte e un epilogo commovente.

5. Ultima domanda. A chi consiglieresti la lettura del tuo romanzo?

Domanda interessante perché io stesso fatico a collocare il libro in un genere e quindi a individuare un target preciso di lettori potenziali. Pelicula è sostanzialmente un ibrido: ha caratteristiche del romanzo d'azione, della fantascienza e del fantasy, del noir e, come dicevamo prima, della storia d'amore; dà però spazio a varie riflessioni, per esempio sul ruolo della tecnologia nella vita dell'uomo, e sul destino di quel mondo, talmente simile al presente da far da cartina al tornasole alla nostra società.
Consiglio
Pelicula a chi desideri una storia originale che voglia lasciare un messaggio dietro di sé, specialmente se non si è fan sfegatati di un genere preciso e ben codificato.

Ciao Giada, ti ringrazio ancora per lo spazio che mi hai concesso, e mando un saluto a tutti i tuoi lettori.
Andrea


Grazie ad Andrea per aver condiviso con noi qualche anticipazione su Pelicula!
E voi, cosa ne dite, lettori? Che cosa ve ne pare di questo romanzo? Vi attira? A me sembra che l'idea di base sia davvero interessante e, da amante dei distopici, mi piacerebbe leggerlo.
Fatemi sapere e a presto! :)

lunedì 25 agosto 2014

Segnalazione "Rebirth", di Antonio Pantaleoni e Fabrizio Rigante + Intervista agli autori

Buongiorno a tutti, carissimi lettori e buon lunedì! Anche questo mese sta volgendo al termine, ma ci pensate? Che tristezza...
Comunque, oggi vi parlo di un romanzo scritto da due giovani autori italiani. Si intitola Rebirth ed è un thriller fantapolitico. Ho avuto il piacere di intervistare Antonio e Fabrizio, gli autori, e quindi ecco che vi riporto le loro risposte e anche alcune informazioni sul romanzo.

Titolo: Rebirth
Autori: Antonio Pantaleoni e Fabrizio Rigante
Pagine: 352
Trama: Armi. Qualcuno di voi ha mai sentito questa parola? Guerra. Qualcuno sa dirmi il significato di questo termine? Dopo la Terza Apocalisse Michael Goodman e Ramon Farmer si preparano in vista delle imminenti elezioni: da sempre le loro famiglie si sono spartite il potere alla pari. Ma questa volta Goodman ha un asso nascosto nella manica. Si chiama "The Last War" ed è un reality. Un reality dove per la prima volta l'intera umanità potrà conoscere il misterioso significato della guerra, quella che distrugge e che genera violenza. Nessun calcolo può essere sbagliato. Ma una minaccia oscura è pronta a rinascere. Nessuno dei vostri risvegli è mai stato così tremendo.

Il romanzo può essere scaricato gratuitamente QUI.
Trovate invece la pagina Facebook dedicata al libro QUI.


INTERVISTA AGLI AUTORI
 
Benvenuti nel mio angolo virtuale, Antonio e Fabrizio!
Vi va di dirci qualcosa su di voi? Qualche curiosità, qualche particolarità che vi contraddistingue come autori e come persone, insomma quello che volete!  
Antonio, prima di incominciare a lavorare su Rebirth, aveva scritto soltanto sceneggiature, orientandosi soprattutto su generi americani come l’horror, il thriller o la fantascienza. Di recente ha provato, con Mela Rossa, un genere più sentimentale, adatto anche a un pubblico che forse, di fronte a certi generi o a certe tematiche, nutre ancora molti pregiudizi. La stessa cosa vale per Fabrizio, che però si è cimentato nella narrativa. I suoi primi romanzi trattano temi adolescenziali e sono molto banali nei contenuti e nello stile. Poi, maturando l’esperienza come scrittore e soprattutto come lettore, queste tematiche sono state del tutto abbandonate, e anche in questo caso c’è stato un avvicinamento ai generi americani come l’horror, la fantascienza e la fantasy. 
  
Parliamo del vostro romanzo. Vi siete ispirati a qualcosa in particolare per scriverlo? Altri romanzi, oppure film, o autori?
L’idea di partenza di Rebirth è un reality sulla guerra. Inizialmente doveva essere un romanzo distopico con molti più elementi fantascientifici, che poi abbiamo deciso di rimuovere. Ne è nato un thriller, più che un romanzo di fantascienza, ed è proprio questo il bello della scrittura creativa, ovvero la facoltà dello scrittore di lasciarsi trascinare dalla creatività e dalla fantasia, che in questo caso l’ha fatta davvero da padrone. Di recente solo Hunger Games ha trattato il tema del reality. Rebirth non ha niente a che fare con Hunger Games, per quanto possano esserci delle somiglianze. E non ha niente a che fare nemmeno con 1984 di George Orwell. Senz’altro ci si potrà leggere qualcosa che richiama Orwell ma le finalità sono molto diverse. A noi interessava scrivere un romanzo pieno di suspense più che un’opera satirica. Se così fosse stato avremmo scritto un romanzo ben diverso. Non a caso la componente politica è quasi nulla.

La vicenda editoriale di Rebirth. Lo avete presentato a qualche casa editrice? O avete mai considerato il self-publishing?
Le difficoltà a farsi pubblicare da un editore qualsiasi, grande o piccolo, sono sempre le stesse e sono difficoltà oggettive. I grandi editori ricevono una valanga di manoscritti ogni giorno, la maggior parte dei quali non viene presa nemmeno in considerazione. Usano i filtri delle agenzie letterarie proprio perché sanno di essere bombardati da proposte di pubblicazione. La qualità letteraria – e la vendibilità – spesso non è accettabile, ed è per questo che usano altri canali. Perciò abbiamo escluso l’ipotesi di contattare un grande editore.
La piccola e media editoria, invece, è un altro discorso. Non potendo garantire e garantirsi la copertura totale dei costi di stampa, di distribuzione etc., i piccoli e medi editori sono diventati dei tipografi, visto che chiedono spesso il contributo agli autori. È una cosa sbagliata per principio, se per definizione l’editore è un imprenditore. Se non investe mai, se non rischia, non ha più senso il suo ruolo stesso.
Gli autori che cascano in queste trappole, quindi, si ritrovano con un discreto numero di copie da vendere per conto proprio, magari organizzando presentazioni, ma non è nemmeno detto che si vadano a coprire tutte le spese.
Per questo il self-publishing è l’unica pista percorribile. Anche se non si può contare sul lavoro redazionale, è vero che i costi sono molto più bassi rispetto a una pubblicazione con un editore a pagamento. Sta poi all’autore farsi pubblicità per cercare di farsi conoscere. Pensare di guadagnare attraverso la scrittura, da anonimo, è quasi una follia.

A chi consigliereste la lettura del vostro libro?
Rebirth è adatto a lettori di ogni fascia d’età. È adatto a quei lettori che vogliono lasciarsi trascinare da una lettura avvincente e dai colpi di scena – e qui ce ne sono davvero tanti. Non c’è un protagonista e non ci sono i buoni e i cattivi ma ci sono solo lo spirito combattivo e l’istinto innato di sopravvivenza in un mondo che non è mai ciò che sembra. Questo è stato l’aspetto più divertente della progettazione e della stesura: il fatto di dover condurre i personaggi verso la verità, accompagnarli verso un incubo senza uscita.

Per finire, una mia curiosità di blogger e di lettrice: oltre ad essere autori, siete anche avidi lettori? Se sì, parlateci dei generi che prediligete e dei libri che preferite!
Siamo entrambi due lettori onnivori. Ci piace spaziare dai grandi classici della letteratura alla fantascienza, dai libri per ragazzi alla saggistica. La lettura variegata è molto importante non soltanto per formarsi un gusto personale ma anche per scoprire la differenza tra il passato e il presente. Bisognerebbe leggere un po’ di tutto, senza lasciarsi frenare dai pregiudizi di genere. Si può benissimo passare da Musil a Stephen King senza problemi e apprezzare l’autore in base al contesto storico e culturale, oltre che in base al contenuto. Forse Rebirth non sarebbe mai nato se non avessimo letto La svastica sul sole di Philip Dick e Fahreneit 451 di Ray Bradbury, due pietre miliari del genere fantascientifico. Per quanto Rebirth non vada considerato un romanzo di fantascienza a tutti gli effetti, la distopia è un elemento rilevante ed è legato senz’altro a questi due grandi romanzi.
Crediamo che nutrirsi di un certo tipo di letture, anche se variegate, influenzi nettamente il modo di scrivere, così come influenza i contenuti. In questi ultimi anni abbiamo trascurato molto gli autori italiani perché ci siamo abituati a leggere gli americani, proprio come guardiamo con interesse maggiore i film americani rispetto a quelli italiani. Si tratta di gusto ma si tratta anche di ambizione. La critica italiana ha spesso bollato la narrativa di genere come narrativa di serie B, come paraletteratura. Non sempre è così, e se pensiamo ad autori come Poe, Lovecraft, Asimov, o gli stessi Bradbury e Orwell, è molto difficile pensare che non meritino di essere studiati o citati nei libri di letteratura. Per questo ci orientiamo sulla narrativa di genere: ci sono molte più possibilità creative, a differenza delle tematiche tipicamente italiane (a meno che non si voglia scrivere un romanzo d’autore), e siccome a noi interessa coniugare la qualità stilistica con l’originalità della trama, abbiamo imparato a scrivere leggendo i classici ma abbiamo imparato a narrare e a stupire leggendo soprattutto i grandi autori moderni e di genere.

Bene, voi cosa ne pensate, cari lettori?? A me questo romanzo sembra davvero molto interssante e ho promesso agli autori che, non appena riuscirò a smaltire un po' di letture (e recensioni) in arretrato, mi dedicherò alla sua lettura!

giovedì 17 luglio 2014

Recensione "Hunted", di Angela C. Ryan + Intervista all'autrice!

Ciao a tutti! Oggi vi parlo di Hunted, primo romanzo della saga sci-fi Star Heroes Chronicles, di Angela C. Ryan, autrice italianissima e talentuosissima. Vision, il secondo romanzo della saga, è da poco uscito ed è possibile acquistarlo in formato ebook.
Inoltre Angela è stata così gentile da volermi rilasciare una piccola intervista! :D
 
Titolo: Hunted (Star Heroes Chronicles #1)
Autore: Angela C. Ryan
Data di uscita: 14 ottobre 2013
Editore: Autopubblicato
Prezzo: € 14,35 (copertina flessibile); € 2,99 (ebook)
Pagine: 244
Trama: Abby Allen si definisce “Un’edizione limitata”, non per esemplare bellezza, ma per una serie di qualità che la rendono un tipo curioso e un po’ fuori dal comune. Diciotto anni, logorroica e con la sorprendente capacità di creare situazioni imbarazzanti, Abby ha una fissa per Superman e spera di incontrare un ragazzo che, pur senza superpoteri, gli assomigli almeno un po’, per integrità ed eroismo. Il destino sembra accontentarla e quando incontra Kevan, la sua vita prende improvvisamente una strana piega, dando inizio a una girandola di eventi che un passo alla volta, riveleranno il segreto che è sepolto nel suo passato. In una realtà dove nessuno è ciò che sembra, si sta compiendo una guerra aliena in cui si muovono personaggi intriganti e complessi. Le loro storie si intrecceranno irrimediabilmente le une alle altre, costringendo Abby a subire agghiaccianti rivelazioni su se stessa. Saranno Kevan e un gruppo di ragazzi dotati di poteri straordinari ad accompagnarla in questa avventura, e mentre scende a compromessi con il suo nuovo io, sarà l’amore che prova per Kevan a tenerla saldamente ancorata alla realtà. E allo stesso tempo, la costringerà a prendere decisioni che la allontaneranno sempre di più dal suo supereroe. 
 

Alla fine quello che ogni ragazza desidera davvero, è un ragazzo gentile che la sappia amare, due braccia forti che la sappiano abbracciare, che sia abbastanza intelligente da poter sostenere con lui delle interessanti conversazioni, e che sia un discreto figo così da poterlo esibire senza vergogna con le amiche. Insomma, uno normale.
Questo nella maggior parte dei casi. Non nel mio a quanto pare.
Per un tipo come me, cresciuto a pane e Superman - che è stato sempre l’ideale di uomo su cui ho basato tutti gli altri - ogni confronto diventa un tormento. Troppo basso, troppo magro, troppo pesce lesso. Non c’è via di scampo. La realtà mi offre scenari postapocalittici in fatto di ragazzi.

Ho cominciato a leggere Hunted per caso, non perché me lo avessero consigliato, o perché ne avessi sentito parlare. Era uscito da poco, la trama sembrava carina ed ero curiosa di leggere un romanzo scritto da un'autrice italiana. Mai mi sarei aspettata che lo avrei adorato così tanto, né che ne sarei diventata dipendente. E invece è successo.
Abby è una ragazza comune, ma anche unica. Solare, chiacchierona e positiva, vede il mondo a colori. Ha una fissazione per i supereroi, anzi per uno in particolare: Superman, soprattutto la versione interpretata da Tom Welling, nel telefilm Smallville.
È un po' imbranata e simpaticissima. Un po' pazza, ma adorabile.
Una protagonista divertente, esilarante, perfetta.
Ma attenzione, perché Abby non è l'unica protagonista di Hunted. Infatti di protagonisti ce ne sono ben tre. La narrazione è in prima persona, e alterna i punti di vista di Abby, Kevan e Dakota.
Kevan e Dakota si sono appena trasferiti nel liceo di Abby e non passano certo inosservati. Sono entrambi bellissimi, di una bellezza talmente perfetta da sembrare... inumana. E in realtà questa è proprio la definizione giusta. Perché Kevan e Dakota sono due alieni, impegnati in una missione molto importante sulla Terra.
Non vi voglio svelare altro sulla trama, che in realtà è ben più elaborata di quanto possa sembrare.
Vado al punto e vi dico quali sono i punti forti di questo romanzo:
  1. I personaggi. Tre protagonisti, ognuno con una propria personalità e una propria voce, caratterizzati con maestria dall'autrice. Tutti e tre subiscono uno sviluppo emozionale e una maturazione interiore davvero notevoli nel corso della storia. Sono personaggi particolari, non banali o scontati, con esperienza di vita diverse, ma tutti dotati di una grande umanità d'animo, pur non essendo esattamente umani nel sangue.
  2. Lo stile dell'autrice. Uno stile fluido, diretto, capace sia di divertire con battute e situazioni esilaranti, sia di commuovere e far battere il cuore.
Insomma, se lo leggerete, vi assicuro che non ve ne pentirete e adorerete tutti i personaggi. E vorrete subito leggere il seguito, Vision!


 Il Mio Voto: 4 stelline
 
Uno Sci-Fi made in Italy che sa dove colpire. Trama interessante, narrazione fluida, personaggi ben delinati e una protagonista simpaticissima. Decisamente consigliato, anche per farsi due risate!


INTERVISTA ALL'AUTRICE

Ciao Angela! È un piacere per me darti il benvenuto qui nel mio blog, Books in The Starry Night. E sono onorata di poter dire che questa è la prima intervista che ospito in questo mio angolino virtuale. :D
Parliamo di Hunted, il tuo romanzo autopubblicato lo scorso ottobre. Ha avuto un grande successo e in moltissimi lo hanno adorato. E io sono tra questi! Perché hai scelto gli alieni come soggetto principale? C'è stato qualcosa in particolare che ti ha ispirato?
Semplicemente la mia passione per la fantascienza e l’amore per i supereroi, Superman in particolare. Era un po’ di tempo che mi frullava l’idea di scrivere un romanzo con protagonisti gli alieni, ancora prima che uscisse la serie Lux di Jennifer L. Armentrout. Ho cominciato a scrivere Hunted e quando è uscito il primo della Armentrout, qualche mese dopo, ero sul punto di decidere di non pubblicare più il mio. Mi sono detta: vedrai che il paragone sarà inevitabile, nonostante io non lo avessi letto e quindi non sapessi di cosa trattava a parte essere cosciente del fatto che avesse come protagonisti gli alieni, ma alla fine, me ne sono infischiata, e dai pareri che ho avuto dai vari lettori, ho capito che Hunted è diverso da Obsidian, il primo della serie Lux. Non migliore, intendiamoci, solo diverso.
Personalmente ho trovato molto interessante l'idea di narrare la storia da un triplice punto di vista, non solo da quello di Abby e Kevan, ma anche da quello di Dakota. È stato difficile creare tre diverse personalità, una per ognuno di questi tre personaggi, e dare loro una voce propria e peculiare?
Non particolarmente. I tre personaggi si sono autodefiniti man mano che li scrivevo. L’ho trovata una cosa piuttosto naturale e ho avuto così modo di approfondire tre diverse personalità e metterle a confronto fra di loro. In realtà, la personalità dei vari personaggi, è la cosa che mi riesce più facile creare mentre scrivo un romanzo, che poi lo faccia bene o meno, lascio che sia il lettore a deciderlo.
Altro aspetto che ho trovato originale è stato l'iniziale amore che Kevan nutre per Dakota, e il processo che questo personaggio affronta nel corso della storia e che lo porta ad amare Abby, pur conservando il grande affetto che ha sempre nutrito per la sua storica compagna d'armi. Immedesimarsi con un ragazzo (un alieno per di più!) e con questo complicato marasma di sentimenti mutevoli che si porta dentro deve averti richiesto una grande dose di sensibilità. Come fa una scrittrice donna ad immedesimarsi nella psiche di un uomo, anzi di un ragazzo?
Ti confesso una cosa: adoro scrivere i personaggi maschili. Sono i miei preferiti. Il loro punto di vista è sempre messo un po’ da parte dalle scrittrici donne, preferendo ad esso, il punto di vista del personaggio femminile. Per quanto mi riguarda, invece, credo che i pensieri del personaggio maschile, abbiano lo stesso peso di quello della protagonista femminile, per questo, ci tengo che sia molto chiaro e arrivi dritto al cuore di chi legge. Immedesimarsi nella psiche di un uomo, poi, non è cosa difficile per una donna. Siamo tutte, o quasi tutte, dotate di un’innata empatia che ci permette di capire e carpire i sentimenti, e i sentimenti non conoscono sesso.
Ora invece parliamo di Vision, l'attesissimo seguito di Hunted, che finalmente è in vendita! Senza fare spoiler per chi non avesse ancora letto il primo libro, puoi dirci se questo secondo capitolo riparte da dove si è concluso quello precedente, o se invece vedremo un salto temporale?
Non ci saranno salti temporali. Vision parte esattamente dal punto in cui si è interrotta la storia in Hunted. Il primo capitolo di Vision e l’ultimo di Hunted, sono strettamente collegati fra loro da un avvenimento particolare, che chi ha letto i due romanzi, conoscerà già.
Da Hunted a Vision, ritieni che i tuoi personaggi siano maturati e/o cambiati?
Cambiati no. Le loro personalità sono sempre le stesse. Maturati, assolutamente sì. Tutti, nessuno escluso. La strada percorsa in Hunted, ha permesso loro di crescere, affrontare nuove realtà, nuovi sentimenti. Le vicende vissute li hanno costretti, volenti o nolenti, a confrontarsi con prospettive diverse da quelle a cui erano abituati.
Mi è sembrato di capire che Vision sia l'ultimo capitolo della saga dedicato a Abby e Kevan. Significa che nei prossimi volumi non vedremo più questi due personaggi?
No, probabilmente li vedremo meno, in quanto non saranno i protagonisti, ma di certo darò loro dei piccoli spazi. In fondo questa serie, pur se scollegata dopo i primi due romanzi, è nata grazie a loro.
Hai trovato più complicato scrivere l'inizio o la conclusione dei tuoi romanzi?
Trovo sempre più complicato scrivere l’inizio di un romanzo. La pagina bianca dopo il titolo, mi terrorizza. Mi vengono mille idee in mente, ma tutte confuse, fino a che non le lascio decantare per bene, e alla fine, quella giusta, salta fuori da sola. Allora e solo allora, comincio a battere le dita sulla tastiera. Il resto viene da sé.
Quattro piccole curiosità generiche:
  • Un tuo mito (puoi nominare chiunque).
  • Il tuo film preferito (o più di uno, se vuoi).
  • La tua canzone preferita (o più di una, se vuoi).
  • E naturalmente, il tuo libro preferito (o più di uno, se vuoi).
Questa sì che è una domanda complicata! Il mio mito: Walt Disney. Trovo che sia stato un vero genio. Il mio film preferito: la trilogia di Star Wars, la serie degli Avengers, i film sui supereroi in generale insomma. Ma non tutti, solo quelli fatti bene. In generale mi piacciono i film di fantascienza accomunata all’azione. Naturalmente, tutto il repertorio Disney, parliamo quindi dei grandi classici, fino ad arrivare alle più moderne produzioni di cartoons, come anche dei film targati Walt Disney; per citarne qualcuno, la serie de I Pirati dei Caraibi. Adoro I Goonies, l’avrò rivisto un centinaio di volte. I Fantasy come Il Signore degli Anelli, Harry Potter, ecc. In ultimo, le commedie americane come C’è Posta Per Te, l’importante è che non siano troppo sdolcinate e che mi facciano sorridere. La mia canzone preferita: sarà meglio che riassuma altrimenti prenderò tutto lo spazio nel tuo blog. Ho amato e amo Michael Jackson, mi piace il pop, a patto che non sia la solita canzonetta che dura un’estate e poi la dimenticano tutti. Ma il genere che più mi appartiene, è sicuramente il rock melodico e quello un po’ alternativo, se così posso definirlo. Quindi Muse, sopra tutti. Coldplay, Imagine Dragons, Green Day, Linkin Park e tanti, tanti altri. Il mio libro preferito: ti elencherò quelli di cui non potrei fare a meno se finissi su un’isola deserta. La Shadowhunters Saga. Storia Catastrofica di te e di me. Schegge di Me e tutto il resto della serie. Never Sky e i vari seguiti. Albion, e mi fermo qui solo perché ricordarli tutti mi è davvero impossibile.
Ultima domanda, giuro. Che consiglio daresti a chi aspira a diventare autore e a pubblicare un romanzo proprio, ma non sa da dove cominciare?
Chiedere un paio di consigli a chi lo ha già fatto. Ma più di ogni altra cosa, consiglierei di non arrendersi davanti alla prima difficoltà. Di lavorare in modo serio sul proprio romanzo, curando l’editing come se fosse l’ultima cosa che fa al mondo, per rispetto di chi acquista il libro e di chi lo legge. Consiglierei anche di non pensare mai di aver raggiunto un traguardo. Pubblicare un romanzo, è solo l’inizio di una lunga strada dove si incontreranno mille difficoltà, rifiuti, critiche negative, oltre a quelle positive, invidie, anche qualche insulto. La prima regola è di non pensare mai di essere talmente bravo da piacere a tutti. Non può essere così e si deve essere disposti anche a subire pareri negativi su quello che si è scritto, ma questo non deve essere il presupposto per scoraggiarsi, mai. Un sorriso e si riparte. Se qualcuno volesse pubblicare un romanzo solo per sentirsi osannato, consiglio di lasciare perdere in partenza. Scriverà di sicuro un romanzo che non vale la pena di essere letto. Consiglio di pubblicare solo se il motore che spinge a farlo è una passione smodata per la nobile arte della scrittura. Consiglio in ultimo di studiare, studiare e studiare. Attraverso i romanzi degli altri, attraverso libri dedicati alla scrittura creativa, attraverso i consigli di chi ne sa più di te. Il talento c’è o non c’è, questo è vero, ma il talento è come una pianta: se non la innaffi di tanto in tanto, appassisce e non dà più frutto.
Grazie mille, Angela, per aver accettato di rispondere a queste domande. Sono davvero felicissima di averti avuta come mia ospite. Ti saluto e ti auguro tanta, tanta, tanta fortuna.

Avete letto Hunted e Vision, lettori? Se no, cosa aspettate a farlo? ^__^