Visualizzazione post con etichetta Tre stelline. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tre stelline. Mostra tutti i post

martedì 25 novembre 2014

Recensione "Anna Vestita di Sangue", di Kendare Blake

Buongiorno lettori! Come va? Io sono nel bel mezzo di uno stato di euforica gioia e desolata disperazione insieme, perché ieri pomeriggio sono finalmente andata a cinema a vedere Il Canto della Rivolta - Parte 1, e ora mi sento come se non potessi più vivere o fare nulla di ciò che facevo prima di vederlo, almeno fino a quando non avrò visto anche la seconda parte. Un anno. Non voglio nemmeno pensarci.Intanto mentre io sto ancora cercando di riprendermi, vi lascio ad una recensione. Enjoy!


Titolo: Anna Vestita di Sangue (Anna #1)
Titolo originale: Anna Dressed In Blood
Autore: Kendare Blake
Data di uscita: 28 giugno 2012
Editore: Newton Compton
Prezzo: € 12,90 (copertina rigida); € 4,99 (ebook)
Pagine: 283
Trama: Cas Lowood ha ereditato una strana vocazione: uccidere i morti... Suo padre lo faceva prima di essere ucciso dal fantasma che stava cercando di annientare. E ora Cas, armato del misterioso pugnale athame, continua la missione: viaggia di città in città insieme alla madre, una strega, e al suo gatto fiuta-fantasmi, alla ricerca di spiriti malvagi. Quando arrivano a Thunder Bay per eliminare quella che la gente del posto chiama "Anna vestita di sangue", Cas non si aspetta nulla di diverso dal solito. Si trova invece di fronte a una ragazzina posseduta dalla rabbia e vittima di maledizioni, uno spirito diverso da quelli che è abituato a distruggere. Indossa ancora il vestito che aveva quando fu assassinata, nel 1958. Dal giorno della sua morte, Anna uccide chiunque osi entrare nella dimora vittoriana vecchia e cadente in cui un tempo viveva. Gli spiriti delle sue vittime penetrano il legno marcio delle pareti, strisciano sul pavimento ammuffito e viscido delle cantine, senza trovare pace... Per qualche strano motivo però, Anna non uccide Cas. Anzi, si rivela l'unica in grado di aiutarlo a trovare il fantasma maligno che lo ha privato del padre. Così, insieme agli altri strani amici del giovane, streghe e stregoni in erba, formeranno una squadra disposta ad affrontare ogni pericolo. Ma Cas dovrà risolvere un problema ancora più difficile di questo: quale sarà infatti il destino di Anna?




Anna è diversa da qualsiasi cosa io abbia mai visto prima. Non è un qualsiasi spirito strisciante, incazzato perché gli hanno sparato. Lei è la morte stessa, macabra e priva di senso, e anche quando è vestita di sangue e vene non posso fare a meno di fissarla. 

Questo romanzo. Non so nemmeno da dove cominciare.
Allora lo dico e basta: non mi è piaciuto.
Okay, lo vedo il fumo nero che esce dai vostri nasi per la rabbia, e gli occhi che stanno per schizzarvi fuori dalle orbite per l'incredulità.
Credetemi, la prima ad essere arrabbiata e incredula sono proprio io. Io, che ero davvero curiosissima di leggere questo libro (e di farlo per di più nel periodo di Halloween come lettura un po' creepy), io che non avevo trovato neanche una sola singola recensione negativa a riguardo, io che ora mi presento con un ulivo in segno di pace, ma anche con la ferma intenzione di farvi capire perché questo romanzo non mi sia piaciuto.

La verità è che all'inizio non riuscivo a capirlo nemmeno io.
Leggevo, andavo avanti, giravo le pagine, e continuavo a pensare cose come “i personaggi sono okay”, “la trama non è male”, “lo stile è fluido”, ecc.
Ora, non so voi, ma io quando sto leggendo un libro che mi sta piacendo, sono troppo immersa nella storia, troppo ansiosa di sapere cosa succederà, troppo attratta dalle dinamiche tra i personaggi, per pensare che quella storia non è male, o che quei personaggi sono okay. Cioè, è ovvio che lo so, e me ne rendo conto ancora meglio a lettura ultimata, ma non è proprio un buon segno pensare solo a questi dettagli tecnici durante la lettura stessa.
Al contrario un buon segno, durante la lettura, è provare qualcosa. Perché quando un romanzo ti fa emozionare e ti fa provare un milione di sensazioni diverse, significa che di certo lo stai apprezzando e non ti è indifferente.
Invece a me con Anna Vestita di Sangue è successo esattamente l'opposto.
Non ho provato nulla.
È brutale dirlo così, ma è esattamente questo il punto.
È stato brutale fare i conti con la mia totale indifferenza per questo libro, per la sua storia e per i suoi personaggi. È stato brutale rendermi conto che, nonostante trovassi carina l'idea di fondo, apprezzabili i personaggi e generalmente buono lo stile di scrittura, questo romanzo continuava a non trasmettermi assolutamente niente, e che non ero minimamente interessata a sapere cosa sarebbe successo dopo.



E si sa, l'indifferenza porta ad un altro grave gravissimo problema: la NOIA.
Questo libro mi ha annoiato. Tanto.
Di solito non lo dico mai con così poche parole, o cerco sempre di trovare una giustificazione a questo problema (che è uno dei peggiori, quando si tratta di libri), ma stavolta non posso glissare su questo punto, che è IL punto.
Non ve lo nasconderò: quando ho finalmente finito di leggere Anna Vestita di Sangue, ho sentito una sensazione di sollievo immensa, come quella che si prova dopo una visita dal dentista oppure dopo aver superato un esame di quelli tosti.
Vabbè che in generale io sono piuttosto lenta a leggere, ma mi vergogno a dire quanto tempo ci ho messo per finire questo libro. Ve lo dico solo perché siete voi. Due settimane.
Non ci posso neanche pensare. Mi ha completamente rovinato il mese di novembre, per quanto riguarda la lettura.

Sorrido in silenzio. È sempre con me. Mi sento stupido ora, per non essermene accorto prima. Ma va bè, almeno un giorno avremo questa strana storia da raccontare, di amore e di morte e di sangue e di conflitti paterni. E porca puttana, sono il sogno proibito di qualsiasi psichiatra.

Ma per essere almeno un po' più precisa e concreta, vi citerò due elementi presenti nel libro che avrebbero dovuto farmi provare effettivamente qualcosa, e che invece mi hanno lasciata del tutto indifferente:

  1. La storia d'amore. Zero coinvolgimento. Non è un amore a prima vista, ma è comunque abbastanza veloce, forse troppo per me che sono incontentabile. Non sono davvero riuscita a cogliere il passaggio dal dover uccidere il fantasma all'innamorarsene. E ancora – lo so che sono pignola – non sono riuscita ad accettare, proprio come idea, l'amore di un essere vivente per un fantasma, e addirittura il suo desiderio di poter vivere insieme il loro amore per tutta la vita. L'ho trovato troppo assurdo, perfino per un romanzo paranormal. A volte mi chiedo come faccia a piacermi questo genere (o il fantasy in generale), visto quanto sono concreta. A volte lo sono troppo, troppo ancorata alle consuetudini terrene, e perciò mi è risultato semplicemente inconcepibile che un essere vivente potesse desiderare di vivere la propria vita con una persona morta, con un fantasma che lui nemmeno conosceva quando era in vita. 

  2. L'elemento creepy. Questo romanzo dovrebbe essere sulla scia dell'horror per ragazzi. Dovrebbe spaventare, far venire i brividi ed essere raccapricciante. Beh, io l'ho trovato solo assai furbamente splatter. Sono una che detesta gli horror e che non ne legge quasi mai, quindi non penso sia difficile spaventarmi. E invece questo mi ha fatta quasi ridere, o al massimo arricciare le labbra. Insomma non basta descrivere le interiora di qualcuno (senza neanche averci messo troppi dettagli poi) per spaventare e terrificare.
    Splatter non significa horror, solo per essere chiari.

Eppure, nonostante tutto, darò a questo romanzo 3 stelline, che dovrebbero essere 2 stelline e mezzo. Perché?
Perché mi rendo conto che il problema è stato solo MIO. A me questo libro non ha trasmesso nulla, ma è un problema completamente soggettivo.
Voglio invece dare un voto oggettivo ad un romanzo che non ha difetti così esagerati da poter giustificare un voto tanto basso. Spero possiate capirmi.


Il Mio Voto: 3 stelline (risicate)
 
Un horror per ragazzi, con buone premesse e personaggi interessanti, ma che almeno a mio parere manca di quella scintilla in più.


Bene, lettori. Fatemi sapere se avete letto questo libro, cosa ne pensate, se non siete d'accordo con me e perché! A presto! 

mercoledì 5 novembre 2014

Recensione "Black Ice", di Becca Fitzpatrick

Ehilà, lettori! Lo so, oggi è mercoledì, ma salterò il WWW Wednesdays, perché ho avuto poco tempo per leggere ultimamente, perciò le mie letture sono rimaste quasi invariate.
Un libro però l'ho finito. E si tratta ovviamente di Black Ice, di Becca Fitzpatrick, romanzo autoconclusivo di genere non ben identificato Contemporary Romance Suspense/Mystery (credo), che mi è stato gentilmente inviato dalla Piemme, che ringrazio moltissimo.
Oggi ve ne parlo, ma vi voglio avvertire che sarà una recensione un po' sui generis, perché questo libro mi è abbastanza piaciuto, ma non esattamente nel modo in cui avrebbe dovuto. Lo so, non avete capito cosa intendo. Per capirlo, leggete la recensione :D

Titolo: Black Ice
Autore: Becca Fitzpatrick
Data di uscita: 7 ottobre 2014
Editore: Piemme
Prezzo: € 16,90 (copertina rigida)
Pagine: 356
Trama: Britt si è preparata per più di un anno a un trekking sul Teton Range. Quello a cui non era preparata, però, è scoprire che Calvin, il suo ex ragazzo e unico grande amore, si unirà a lei. Prima che Britt abbia tempo di esplorare i propri sentimenti, si scatena una terribile tormenta che la obbliga a rifugiarsi in una baita sperduta. Peccato che gli occupanti, entrambi giovani e molto affascinanti, siano anche due fuggitivi decisi a prenderla in ostaggio. Britt sa che la conoscenza dei sentieri e l'attrezzatura da trekking che ha con sé rappresentano la sua assicurazione sulla vita, e che deve solo resistere abbastanza a lungo perché Calvin la raggiunga, eppure... In una disperata corsa contro il tempo e il freddo, Britt scoprirà che sotto la neve si nascondono moltissimi segreti e che forse il suo rapitore, la cui gentilezza è decisamente seducente, non è quello che sembra.


 

Stavamo affrontando la morte – quella era la dura, fredda verità – e non avremmo sprecato nemmeno un istante. Non si trattava di desiderio: era un bisogno insopprimibile, divorante, la riaffermazione della vita. Mi strinse a sé quasi con violenza. Il peso del mio corpo probabilmente gli premeva sulla ferita, ma non pareva importargliene. Ricambiò il bacio appassionatamente, avidamente. Eravamo vivi. Mai tanto vivi come a un passo dalla morte.

 
Credo che ormai tutti sappiate più o meno di cosa parla questo libro.
Due ragazze sole partono per una gita in montagna, vengono sorprese dalla tempesta di neve del secolo e sono costrette a bussare alla porta dell'unica baita nelle vicinanze, per chiedere aiuto e riparo. Solo che i loro ospiti, due misteriosi ragazzi, si rivelano essere criminali in fuga dalla polizia, che decidono di prenderle in ostaggio. E da qui ha inizio una specie di incubo tutto neve, gelo, pistole e scheletri di ragazze rinvenuti per caso qui e là. Con una storia d'amore a fare da cornice. Anzi non solo una storia d'amore, ma addirittura un più che assurdo triangolo amoroso (diciamo una specie, ma non proprio).

Ora. Supponiamo che l'autrice si stia prendendo sul serio. Supponiamo che durante la stesura abbia pensato e inteso questo libro effettivamente come un romanzo ad alta tensione, pieno di suspense e con una sorta di vena thriller (almeno nella sua testa). Immagino che essendoci stato proposto proprio in questo modo, questo fosse davvero l'intento della Fitzpatrick.
Se procedete nella lettura con questa idea in testa, allora – statene certi – questo libro non vi piacerà. Lo troverete assolutamente privo di basi sensate.
Perché questo libro non ha solo dei difetti, ha delle falle di trama grandi come voragini.

Per esempio i personaggi: piatti e antipatici. Ma soffermiamoci sulla protagonista. 
La protagonista e voce narrante, Britt, è una di quelle voci che dopo averle sopportate per un po', semplicemente non ce la fai più e ti viene voglia di zittirle a suon di schiaffi. Questa ragazza è una continua lagna. E okay, d'accordo, sei stata sequestrata, sei tenuta in ostaggio, ecc ecc, ma allora piangi e disperati oppure arrabbiati per quello che ti sta accadendo! Sarebbe come minimo logico. Invece no. Britt non si lamenta tanto della condizione terrificante in cui si trova. I suoi piagnistei interiori sono i più classici e noiosi e insopportabili viaggioni mentali delle sedicenni in calore, tipici dei romanzetti Harmony o degli YA più scadenti. 
Va più o meno così per tutto il libro: “Oh mio Dio, lui è così bello. È così forte e coraggioso e mi sento protetta vicino a lui, però aspetta: è un grosso errore!!! Lui mi ha rapita. Forse sono malata, ho la sindrome di Stoccolma, perché ho questo desiderio di farmi il mio rapitore..... Mmmmm, vabbè, dai me lo faccio lo stesso!”.
Britt, a 18 anni, si comporta come una ragazzina appena entrata nell'età dell'adolescenza, molto stile “gattina in calore”. Vi dico solo che in questo libro ci sono 3 maschi e lei, nel giro di 4 giorni, desidera baciare tutti e tre questi tizi, due dei quali li ha appena conosciuti, e intendo proprio da pochi minuti. Cambia idea e parere su questi tre ragazzi un migliaio di volte: prima vuole baciare uno, poi trova carino e attraente l'altro, poi si ricorda che ama senza eccezioni il suo ex, poi di nuovo vuole baciare il secondo, ecc ecc. E vi assicuro, la testa della protagonista (e il libro) è tutta piena di questi pensieri, molto più che invece della paura e dell'angoscia per ciò che le sta succedendo.

«Tutti hanno bisogno di avere dei segreti» disse. «Ci rendono vulnerabili.»
«Che c'è di bello nell'essere vulnerabili?»
«Che tieni alta la guardia, non ti lasci andare.»
«Non capisco.»
«Se hai un punto debole, devi lavorare sodo per difenderti. Non puoi impigrirti.»

Ma ancora più fastidioso è il fatto che la nostra protagonista ritenga necessario affermare almeno una ventina di volte che lei non ha mai dovuto provvedere a se stessa, perché – e qui cito testualmente – è sempre dipesa dagli uomini della sua vita, dal padre, dal fratello e dal suo ex. Britt afferma orgogliosamente di non aver mai mosso un dito per se stessa, di non essere nemmeno in grado di attivare una lavastoviglie (!), perché essendo la “piccola” e la “ragazza” di casa, è sempre stata viziata dai “suoi uomini”, che hanno sempre fatto ogni cosa al posto suo, l'hanno sempre servita, riverita e salvata dai casini in cui si metteva.
Per lei questo è un trattamento da principessa, per me invece è un trattamento da menomata (con tutto il rispetto per i menomati). Insomma, sul serio, cara Britt, hai idea di cosa sia la dignità personale?

Al di là di questo, comunque, la cosa che ho tollerato di meno in questo romanzo è stata la totale e incredibile assurdità della storia nel suo complesso. Non vi sto nemmeno ad elencare tutti gli elementi che rendono questa situazione del tutto allucinante e inverosimile.
E non vi parlo nemmeno della storia d'amore, perché davvero non saprei cosa dirvi, se non che non sta né in cielo, né in terra che una ragazza sequestrata si innamori perdutamente del suo sequestratore, che potrà pure non essere il cattivo (per ragioni che lascio a voi scoprire), ma dove li metti il terrore, l'angoscia, la diffidenza..??? Non so voi, ma se io venissi sequestrata (e faccio le corna), per quanto possa essere sexy, affascinante e protettivo un qualunque tizio che si trovi insieme a me in quel momento, non avrei mai e poi mai la testa per mettermi a pensare ai suoi bicipiti e al suo torace scolpito! Anche se non fosse il mio sequestratore, nel mio cuore si agiterebbero emozioni ben diverse in un momento come quello!

Comunque, a questo punto, se siete andati a sbirciare il mio voto (ho cambiato impostazione e l'ho messo a fine recensione), immagino vi stiate chiedendo perché mai io abbia dato ben 3 stelle a questo romanzo. Semplice. Avete presente quando qualche rigo fa ho scritto “supponiamo che l'autrice si stia prendendo sul serio”? Vi ho detto che se procederete nella lettura con la convinzione di leggere un romanzo Mystery/Suspense serio, allora resterete delusi.
Bene, io non mi sono avventurata nella lettura con questa idea, ma con quella esattamente opposta. Volete apprezzare questo libro, volete che vi piaccia? Ecco il segreto: non dovete prenderlo sul serio. Leggetelo come se fosse un libro comico o una parodia. E ve lo giuro, lo apprezzerete.
Io mi sono divertita da morire leggendo questo libro. Lo so che sembra assurdo, visto che parla di rapimento, omicidio e altre cose così, ma ve l'ho detto: non dovete considerarlo come tale.
Se iniziate a leggerlo con l'idea che sia un libro divertente e da ridere, allora lo troverete davvero esilarante.

E il finale..... beh cosa dirvi? È una perla rara.
Prendendo il libro sul serio, allora il finale è forse il finale più allucinante e ridicolo e idiota che io abbia mai letto.
Se invece prendiamo il libro come una barzelletta divertente, allora posso dire di aver adorato il finale. Perché? Perché ho letteralmente pianto dal ridere. E io amo ridere. Del resto a chi non piace?
Vi basti sapere che dopo circa 340 pagine di neve, gelo, freddo da fine del mondo, ai livelli di The Day After Tomorrow, nel giro di un battito di ciglia ci ritroviamo sull'assolata e afosa costa della California, tra mare, conchiglie e tramonti romantici, in una quindicina di pagine che sono un mix tra Baywatch, C'è Posta Per Te e i Teletubbies. E manca solo la canzoncina romantica di sottofondo che intona “Solo tre parole... sole, cuore, amoreeeee”!!! 
Giuro.
E vi giuro, avevo le lacrime agli occhi per quanto ridevo.

Per non parlare del fatto che sempre in questo geniale epilogo, fanno la loro entrata in scena due fantastici personaggi che vincono rispettivamente il primo e il secondo posto per i nomi più orrendi mai sentiti. Lo avrete già letto in giro: la Fitzpatrick, in questo libro, si è impegnata per assegnare ai suoi personaggi i nomi più brutti mai esistiti (sempre che esistano).
Ci sono Cal, Bear, Shaun... e poi vi faccio la classifica per i primi tre posti:
  • al terzo posto, abbiamo Juanita, compagna di stanza di Britt al college;
  • al secondo posto, Korbie, la “migliore amica” di Britt (non vi ho parlato dello splendido rapporto di amicizia che lega questi due personaggi, paragonabile forse solo alla simpatia che provano l'una per l'altra due arpie, mentre tentano di strapparsi i capelli a vicenda..)
  • ma il primo posto lo vince senza dubbio l'altra compagna di stanza di Britt al college... CAZ!!! E sì, è una ragazza!!!

Capito perché lo dovete prendere a ridere???
Io vi consiglio questo romanzo, anche solo per il finale, perché, davvero non ridevo così da una vita, e ogni tanto ci vuole proprio!!!
E Becca tu, davvero, datti al genere umoristico-parodico, perché hai talento!!! 

 
Il Mio Voto: 3 stelline
 
Un mystery-thriller per ragazzi poco riuscito, con grandi buchi di trama, ma che nel complesso intrattiene. A patto di non essere troppo allergici ad una notevole dose di teen drama.


E questo era il mio rambling su Black Ice. Alla fine, come vedete, gli ho dato 3 stelline, perché davvero non scherzavo quando ho detto che mi sono divertita leggendo questo libro :')
E voi, avete odiato questo libro, come molti di quelli che ho sentito? O vi ha divertito come ha divertito me? E del finale che ne pensate?

p.s.: A proposito, avete notato? Ho cambiato il rating (non è un granché, ma mi piace molto di più di quello che avevo prima). E ho anche migliorato la pagina delle Recensioni e ho creato dei banner per le rubriche. Magari andate a dare un'occhiata alla pagina delle Rubriche e ditemi cosa ne pensate! Erano obiettivi che avevo per il BLP e che non ero riuscita a completare, perciò sono felice di averlo fatto anche se un po' in ritardo! :D

venerdì 1 agosto 2014

Recensione "Splintered", di A. G. Howard

Buon primo agosto a tutti, dear readers!!! Giustamente, come ogni primo agosto che si rispetti, oggi.. piove!
Finalmente sono riuscita ad ultimare la recensione di questo libro letto il mese scorso (primo di una trilogia), e quindi eccola qui. Però è lunga.. mi spiace, ma quando parlo di romanzi su cui ho molto da dire, non riesco proprio a scrivere poco. Proprio non ce l'ho il dono della sintesi...

Titolo: Splintered (Splintered #1) [ENG]
Autore: A. G. Howard
Data di uscita: 1 gennaio 2013
Editore: Amulet Books
Prezzo: € 12,08 (copertina rigida); € 6,85 (copertina flessibile)
Pagine: 372
Trama tradotta da me: Alyssa Gardner sente i pensieri delle piante e degli insetti. Per ora nasconde le sue allucinazioni, ma conosce il proprio destino: finirà come sua madre, in un istituto psichiatrico. La pazzia è stata parte della sua famiglia fin da quando la sua bis-bis-bisnonna, Alice Liddell, raccontò a Lewis Carroll i suoi strani sogni, ispirandogli il classico Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ma forse lei non è pazza. E forse le storie di Carroll non sono così fantasiose come sembrano... 


 
 
«Tu comprendi la logica dietro l'illogico, Alyssa. È nella tua natura trovare la tranquillità in mezzo alla follia.»

Premetto: non ho mai letto Alice nel Paese delle Meraviglie.
Shame on me.
Ora voglio leggerlo.
Splintered è un retelling della famosissima opera di Carroll, e forse avrei potuto apprezzarlo maggiormente se avessi conosciuto la storia di Alice nei dettagli.


Alyssa, sedici anni, ha l'incredibile capacità di sentire le voci e i pensieri delle piante e degli insetti. Sua madre, Alison, per questa stessa abilità, è stata rinchiusa in una clinica psichiatrica anni addietro.
Alyssa vuole liberarsi delle voci che da anni riempiono la sua testa, e far uscire sua madre dalla clinica in cui è rinchiusa da anni, provando che non è pazza.
Ma non è così semplice.
Infatti la linea di discendenza femminile della famiglia di Alyssa è maledetta. La sua antenata, Alice Liddell, colei che ispirò il romanzo di Carroll, da bambina si era avventurata nel misterioso Paese delle Meraviglie, ma durante la sua avventura qualcosa era andato storto e la punizione che ne era derivata era stata la maledizione di tutta la sua stirpe.
Alyssa scopre che l'unico modo per spezzare la maledizione è entrare nella tana del coniglio, unico punto di accesso per il Paese delle Meraviglie...
La parola d'ordine per questo romanzo è IMMAGINAZIONE. L'autrice deve averne avuta davvero davvero molta. Splintered vince il premio come romanzo più fantasioso che io abbia mai letto.
La quantità di scenari, creature, paesaggi e passaggi, magia e congegni vari che riempiono le pagine di questo libro è impressionante per la sua vastità e per la sua originalità. La creazione del Paese delle Meraviglie da parte dell'autrice è stata rigorosa e dettagliatissima. Se da un lato, di certo, la Howard si rifà molto al mondo fantastico inventato da Carroll (com'è anche giusto che sia, trattandosi di un retelling), dall'altro inserisce innumerevoli particolari nuovi e inediti, aggiungendo alla storia una particolare sfumatura horror, che rende intensa e raccapricciante più di una scena.
Dimenticatevi del coniglio bianco paffuto e frettoloso, che non si separa mai dal suo orologio da taschino: qui è sostituito da un'orrenda creatura per metà umana e per metà animale, con le corna al posto delle orecchie, che spuntano direttamente dallo scheletro scoperto del capo.
E questo è solo un esempio.

Sto iniziando ad apprezzare la follia. Non è una cosa buona. Non del tutto.

Dal momento in cui Alyssa mette piede nel Paese delle Meraviglie, ogni capitolo è una nuova avventura, un nuovo luogo da esplorare, nuovi strani personaggi da incontrare, nuovi pericoli da cui difendersi.
Immergendovi con lei nelle profondità selvagge del Paese delle Meraviglie ammirerete la notte stellata a bordo di una barchetta, nell'oceano creato dalle lacrime di Alice, assisterete alla rivisitazione teatrale di un processo, messa in scena da piccole statuette di giada, passeggerete nel cimitero degli spiriti magici, attraverso un tunnel fatto di tela di ragno, abbellito da rose bianche e luminose appese in ogni foro.
Incontrerete una foresta di fiori-zombie, un gigantesco polpo mutante famelico, un migliaio di vongole collaborative, due sorelle con il torso e il viso di donna, e la parte inferiore del corpo di una vedova nera, un esercito di carte, cavalieri elfi, folletti volanti, tre regine in guerra e un re traditore. E poi i soliti sospetti, il Cappellaio, la Lepre, il Topo, il Gatto, ed altri, tutti in qualche modo diversi, più inquietanti rispetto a quelli descritti da Carroll.

«Ora smettila di pensare come un'umana. La logica dei Netherling risiede nel confine sfocato tra il sensato e l'insensato.»

Tutto questo mi è piaciuto. Insomma, leggo i romanzi fantasy proprio perché mi piace viaggiare con l'immaginazione. Leggendo questo romanzo mi piaceva girare le pagine e non sapere mai cosa avrei trovato dopo, non sapere dove Alyssa sarebbe finita e quale nuova strana e assurda sequenza di eventi avrebbe dovuto affrontare.
MA.
L'autrice, secondo me, mette “troppa carne al fuoco”. Passatemi l'espressione.
La trama è complessa, arzigogolata, intricata, piena di “twists and turns” (svolte e colpi di scena).
Troppo, forse. Con tutto quello che succede (e succede davvero di tutto), la Howard si perde nella sua stessa narrazione. E, secondo me, non riesce a tenere bene insieme i fili di tutti gli spunti che lancia e di tutti gli indizi che lascia. Per quanto scriva bene, la narrazione procede a singhiozzo. Non lenta, solo a fatica. Mi è capitato in continuazione di leggere un capitolo e non ricordarmi bene quello che era successo in quello precedente. Di fare fatica per radunare tutti i dettagli sparsi tra le pagine e riuscire finalmente a capire qualcosa della linea orizzontale della trama. Per oltre la metà del romanzo il quadro completo della situazione non risulta chiaro. Vengono posti molti interrogativi, svelati vari segreti, ma spesso mi sono ritrovata confusa, e alcuni snodi della trama mi sono sembrati un po' forzati. 
Per fare un esempio: la protagonista è ferita? Viene in soccorso una voglia magica sulla caviglia che guarisce ogni male. Un mostro gigante sta per inghiottirla? Le basta suonare un violoncello e lui si addormenta beato. Sta cadendo in un baratro dal fondale accidentato e mortale? Ecco che le spuntano le ali!
In un modo o nell'altro, Alyssa riesce sempre a salvarsi, senza quasi farsi un graffio, e tutto grazie a questi suoi famigerati poteri magici, che però non si capisce bene in cosa consistano. In maniera molto vaga ci viene detto che lei è in grado di far muovere gli oggetti con la mente, ma niente di più. Mi sarebbe piaciuto un approfondimento di questa parte.

«Tu brami il caos. Sei al massimo della felicità quando il mondo è in tumulto. Prosperi nella follia.»

L'altra cosa che proprio non ho apprezzato è stata l'eccessiva presenza e minuziosità delle descrizioni. Mi rendo conto che a volte sia necessario renderle molto dettagliate, soprattutto in un romanzo colmo di luoghi e personaggi strambi e fantasiosi. E mi va bene. Il punto è che in Splintered ci sono più descrizioni che dialoghi. Qualche descrizione dettagliata è utile per capire in che posto ci troviamo, ma troppe rallentano lo sviluppo narrativo e, come dicevo prima, fanno perdere il filo della trama principale.
E per questo motivo, anche il livello di inglese usato appare sicuramente più complesso, non perché la terminologia sia particolarmente difficile o le frasi troppo articolate, ma perché trovarsi continuamente davanti descrizioni di ogni dettaglio rende la lettura in lingua inevitabilmente più pesante.
Ultima cosa: questo romanzo è un Fantasy Young Adult. E come tale, presenta ogni singola abusata caratteristica del genere: il classico triangolo amoroso (che io odio), dove la protagonista si trova contesa tra due ragazzi bellissimi, meravigliosissimi, forti e possenti cavalieri senza macchia e senza paura, che per lei darebbero la vita. E lei ovviamente non sa chi scegliere. Ovviamente uno dei due le piace di più, ma per l'altro sente un'attrazione irresistibile. Quindi giustamente li bacia entrambi per decidersi e poi è più confusa di prima. E allora via a tutte le solite paturnie mentali, che sicuramente avrete presente. Poi c'è la solita antipatia a pelle tra i due ragazzi che lottano per il cuore di lei, e quindi siparietti di gelosia e rabbia e frustrazione, tipici delle commedie rosa.
I due “machi” di turno qui sono Jeb, umano, amore segreto di Alyssa da anni, e Morpheus, abitante del Paese delle Meraviglie e quindi dotato di poteri magici, misterioso, ribelle e tormentato, come lui stesso si definisce.

«Hai pianto per lui, ma hai sanguinato per me. Viene da chiedersi quale gesto sia più potente. Più vincolante. Immagino che un giorno lo sapremo.»

Nonostante tutto, mi sento di consigliare questo romanzo. Soprattutto a chi ha letto e amato Alice nel Paese delle Meraviglie, e anche a chi ha apprezzato la versione cinematografica di Tim Burton, Alice in Wonderland, perché mi è sembrato che ci fossero molte sfumature in comune con questo libro. 
E naturalmente se cercate una storia dove la fantasia, l'immaginazione e l'assenza di regole e convenzioni “umane” siano le basi fondanti, Splintered è il romanzo che fa per voi!

Il Mio Voto: 3 stelline 
 
Un retelling fantasioso e ipnotico, ben scritto e molto descrittivo. Forse troppo. Trama complessa e sviluppo un po' confusionario, ma a parte qualche pecca, un romanzo piacevole.


Avete letto Splintered? Avete percepito le mie stesse perplessità?