Ciao lettori! Oggi torno con un'altra recensione, il che sorprende me per prima, visto che ne ho pubblicata una proprio sabato. Ma ieri notte ho finito questo libro, e HO BISOGNO DI PARLARNE. O di scriverne, che va bene comunque.
Non ci crederete, ma l'ho finito in due giorni. Per me è un evento praticamente epocale.
Un romanzo che è un mix di New Adult e Young Adult, e che me ne ha ricordati tanti altri (da Le Coincidenze dell'Amore, a Oltre i Limiti, a Con Te Sarà Diverso, a Making Faces), ma che in qualche modo è diverso e migliore di tutti questi, perché è più oscuro e più luminoso al tempo stesso.
Titolo
originale: The Sea of Tranquility
Autore: Katja Millay
Data
di uscita: 2 settembre 2014
Editore: Mondadori
Prezzo:
€ 14,90 (copertina flessibile); € 6,99 (ebook)
Pagine:
462
Trama: Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno
di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima.
Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni
significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico
desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di
Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel
recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo
dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine
all'unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra
non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le
sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si
incontrano, cercando l'una nell'altra la forza per superare il passato e
rinascere davvero.

Sono
talmente tante le cose che possono spezzarti, quando non c'è più
niente in grado di tenerti insieme.
Ci sto provando e ancora
non riesco a farne uscire qualcosa di buono. Perché ancora non ho
capito nemmeno io cosa provo nei confronti di questo libro.
Di solito all'inizio di
una recensione, scrivo subito se il romanzo letto mi è piaciuto o
meno. Eppure in questo caso non riesco a dire nemmeno questo, perché
per Il Tuo Meraviglioso Silenzio non bastano definizioni
comuni.
Mi è piaciuto? Sì. Ma
non basta.
Leggerlo è stata
un'esperienza quasi ultraterrena.
Sono stata catapultata nel
mondo di Nastya e Josh così all'improvviso e brutalmente, e mi ha
risucchiata. Non sono riuscita ad uscirne fino alla fine. E anzi
forse non ne sono ancora del tutto fuori.
Forse lo sapete già, ma
io non sono una lettrice veloce. Tutt'altro. Sono molto lenta. Ma
questo libro l'ho letteralmente finito in due giorni, in due sedute.
Sono quasi 500 pagine e il primo giorno ne avrò lette forse un
centinaio, e il giorno dopo ho divorato le restanti 400 circa.
Non succede spesso. Anzi
quasi mai. E ancora meno spesso accade quel piccolo miracolo della
lettura in cui sei talmente dentro la storia che non ti accorgi più
di nient'altro. Il mondo esterno - il tuo mondo - non esiste più. Non
controlli a che pagina sei arrivato, non controlli il capitolo, o
quanto manca alla fine. Esiste solo la storia. La possiedi, la
divori, non ne sei mai sazio.
Non mi capitava da secoli.
E invece in questo caso è successo.
Vivo in
un mondo senza magia né miracoli. Un posto dove non ci sono
chiromanti o prestigiatori, angeli o ragazzi dotati di superpoteri
pronti a salvarti. Un posto dove le persone muoiono e la musica si è
spenta e le cose fanno schifo. Mi sento così schiacciata dal peso
della realtà che ogni tanto mi domando come riesca ancora a
sollevare i piedi per camminare.
Il Tuo Meraviglioso
Silenzio racconta una storia unica, profonda, toccante, difficile
da comprendere, difficile da dimenticare. Una storia da cui non esci.
Da cui non ti liberi.
Racconta di Nastya, la
ragazza che ha scelto il silenzio e ha abbandonato la speranza, la
ragazza che vede il marcio ovunque e soprattutto in se stessa, la
ragazza che riesce a provare solo odio e rabbia, rabbia, rabbia. E
racconta di Josh, il ragazzo che ha perso ogni singolo appiglio, che
crede in Dio, ma che crede anche che lui lo detesti, il ragazzo che
lavora il legno perché è l'unica cosa che gli permette di non
impazzire.
Questa non è una storia
facile. I protagonisti sono tutt'altro che facili, tutt'altro che
banali o scontati. Sono anime arrabbiate, perse, infuriate e
sconsolate, distrutte, alla deriva. Spigolosi, fragili, veri.
Ma soprattutto Nastya.
Forse questo è stato il mio unico reale problema con questo libro.
Ed è stata colpa mia.
Nastya è un personaggio
incredibilmente complesso, contraddittorio, egoista, quasi spietato.
Ed è stato davvero difficile per me cercare di comprenderla. Cercare
di arrivare a Nastya, arrivare alla vera lei, quella nascosta sotto
strati e strati di trucco e dietro una serie di maschere tutte
diverse, è forse la cosa più difficile che questo libro pretende
che il lettore faccia.
E non so se sono davvero
riuscita a comprenderla del tutto. Forse no. Immedesimarsi in lei è
estremamente complicato, o almeno lo è stato per me, perché
nonostante la sua vicenda fosse chiaramente tragica e io riuscissi
percepire il suo dolore e la sua rabbia, questo non mi bastava per
capirla davvero.
Se di lei ho percepito il
dolore, il disprezzo e soprattutto la rabbia, la furia quasi cieca, e
solo in parte la fragilità, di lui credo di aver colto un quadro più
completo, perché ne ho sentito la paura, la diffidenza, il bisogno,
ma allo stesso tempo la forza, la capacità di poter ancora sperare.
E anche se lui la chiamava illusione, era speranza.
Nastya invece la speranza
la fa a pezzi e calpesta i resti, ci salta e ci sputa sopra. E io
questo non sono riuscita ad accettarlo completamente.
Magari
posso non incolpare me stessa per quello che è accaduto, ma quando
ti dicono che è stata una cosa del tutto casuale, il significato è
un altro. Vuol dire che niente ha più senso. Non importa che uno
faccia tutto a regola d'arte, che si vesta bene, che si comporti
correttamente e che segua tutte le norme, perché tanto il male può
scovarti comunque. Il male è pieno di risorse in questo senso.
Resta il fatto che questo
romanzo è uno dei più forti e coinvolgenti e brutali e dolci mai
letti.
C'è rovina, disperazione,
peccato e poi c'è redenzione, c'è autodistruzione e poi rinascita.
C'è amore e amore e amore. Amore che distrugge, amore che salva,
amore che spera, amore che dispera. Amore invocato, amore mai voluto,
amore mai atteso, ma sempre necessario. Per vivere, per sorridere,
per parlare. Per avere il coraggio di dire ciò che si è sempre
nascosto. Per avere la forza di volersi bene e di trovare un altro
motivo per essere chi si è. Per cercare nuovi modi di vivere con se
stessi, per non nascondersi, per trovare una nuova verità dentro la
propria identità perduta, dentro la propria anima lacerata, dentro
la solitudine e la disperazione di un passato che inghiotte ogni
luce. Per salvarsi a vicenda, anche quando si crede di non essere in grado di farlo, per imparare che l'amore, spesso, non può essere che un atto di fede.
Per non essere più soli,
per continuare ad essere fragili, ma insieme.
«Cos'è
lei per te?»
«Una
famiglia.»
Il
Mio Voto: 5 stelline
Un romanzo disincantato,
crudo, brutale eppure pieno di fede, di speranza, di dolcezza. Una
storia che non si dimentica.
E voi, avete letto e amato questo romanzo?
Fatemi sapere e a presto!









