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lunedì 17 novembre 2014

Mini Recensione "Wondrous Strange - Arcane Meraviglie", di Lesley Livingston

Ciao a tutti, lettori! Come va?
Avrete forse notato che ultimamente sono un po' assente sul blog e sui social network e credo anche di non aver ancora risposto ad un paio di email. La colpa questa volta è di una connessione che mi sta facendo saltare i nervi, perché viene e va così, senza motivo. Proprio non sono esperta di queste cose, quindi non saprei davvero rintracciare la causa del problema. 
Comunque oggi sembra essere tutto a posto, e quindi ho deciso di lasciarvi la mia recensione di un libro letto il mese scorso e inviatomi gentilmente dalla Fazi, che ringrazio molto. In realtà, la recensione era già pronta da un po', ma appunto non riuscivo a pubblicarla. Ora che finalmente ce l'ho fatta, vado a rispondere alle email e a visitare un po' i vostri blog!

Titolo: Wondrous Strange - Arcane Meraviglie (Wondrous Strange #1)
Autore: Lesley Livingston
Data di uscita: 4 giugno 2009
Editore: Fazi (Lain)
Prezzo: € 8,04 (copertina rigida); € 10,20 (copertina flessibile); € 13,99 (ebook)
Pagine: 301
Trama: Sin dall'alba dei tempi, le fate hanno sempre rubato i bambini dei mortali. Per la diciassettenne Kelley Winslow, le fate esistono soltanto nelle fiabe, o tra le pagine della commedia di Shakespeare "Sogno di una notte di mezza estate", di cui sta studiando il copione a Central Park. Poi incontra Sonny Flannery, e tutto cambia: Kelley comprende che il limite tra la realtà e l'immaginazione è fragile e mutevole, che nulla è mai come appare. Ma chi è in realtà Sonny? Rapito ancora in fasce dal popolo delle fate, cresciuto nella reggia del re Auberon e della sua corte degli abissi, il ragazzo è uno dei guardiani della Porta di Samhain, che connette il mondo dei mortali con il regno degli esseri fatati. Sigillata per volere del re una breccia si apre solo una volta all'anno. Sonny ora è nel parco, in attesa del calar della notte e del momento che segnerà l'apertura dello spiraglio da cui le creature potrebbero tentare di attraversare il confine tra i due mondi. Suo compito è quello di impedirlo, anche a costo della vita: ma quest'anno sta per accadere qualcosa di diverso, qualcosa di meraviglioso e terribile. Scritto nella migliore tradizione dell'urban fantasy, "Wondrous Strange" è il primo episodio di una trilogia che narra di vendette e di oscure magie.


 
La musica era dolce.
Intorno a loro, il tempo prese a volteggiare.
Le stelle turbinavano lontane.
E loro danzarono. 
 
  
Ammetto di aver cominciato a desiderare di leggere questo libro soprattutto grazie alla cover così suggestiva: i colori forti e questa ragazza con la carnagione così pallida da sembrare evanescente, e il contrasto con il rosso dei capelli, tutti elementi che evocano un'atmosfera quasi onirica. La curiosità ha preso il sopravvento e così ho deciso di iniziarlo, senza quasi sapere nulla a riguardo.

Questo romanzo parla di fate, e le fate non sono proprio le mie creature fantastiche preferite, anzi credo siano quelle che sopporto di meno, perché vengono sempre descritte come esseri dispettosi, ingannevoli o anche malvagi.
Wondrous Strange non fa eccezione. Però, inaspettatamente mi è piaciuto.

La storia che racconta è delicata, ma riesce comunque a colpire. Il filo conduttore, fatto di magia e pericoli sottili, racconti popolari e verità nascoste, fiori e poesia, sa affascinare e incantare chi è sensibile alle atmosfere fatate e da sogno.
Il ritmo della narrazione sembra essere scandito dagli atti della rappresentazione teatrale di Sogno di una Notte di Mezza Estate, di Shakespeare, in cui la protagonista interpreta uno dei ruoli principali.
E questo stesso libro sembra essere concepito come una pièce teatrale, come se fosse il ricordo di un sogno, un po' sfocato, ma comunque pieno di sentimento.

Non gli assegno un voto più alto unicamente perché in alcuni punti l'ho trovato forse anche un po' troppo delicato e magari più adatto ad un pubblico leggermente più giovane. Ma va anche detto che è il primo volume di una trilogia, che secondo me ha non poco potenziale, e da cui mi aspetto un pizzico di azione e di profondità in più. 

 Il Mio Voto: 3 stelline e ½
 
Una fiaba di fate e illusioni, in una New York magica e incantata. Onirico.


Qualcuno di voi ha per caso letto questo libro, o anche l'intera trilogia? Vi affacinano le atmosfere fatate e incantate? E vi piacciono i libri che parlano di fate? Fatemi sapere!
A presto! 

giovedì 23 ottobre 2014

Recensione "Oltre I Limiti", di Katie McGarry

Buongiorno lettori! Come vedete, ultimamente sono un po' assente. Inutile dirvi che la colpa è dello studio e anche di una certa spossatezza che non mi sta permettendo né di stare al computer, né di leggere quanto vorrei. Comunque cercherò di recuperare un po' dei vostri post che mi sono sicuramente persa e di fare un giro per i vari blog a dare un'occhiata ai vostri post per il Blogger Love Project.
Io invece oggi sostituisco il BLP con una recensione, perché altrimenti non riuscirò a completare per tempo l'obiettivo di smaltire tutte le recensioni che ho in arretrato.
Vi parlo di un romanzo New Adult (anche se secondo me è più uno Young Adult), su cui ho maturato un giudizio un po' confuso e contrastante. 
Ecco cosa ne penso :)

 
Titolo: Oltre I Limiti (Pushing The Limits #1) 
Titolo originale: Pushing The Limits
Autore: Katie McGarry
Data di uscita: 21 gennaio 2014
Editore: De Agostini
Prezzo: € 14,90 (copertina rigida); € 6,99 (ebook)
Pagine: 423
Trama: Nessuno sa cosa sia successo a Echo Emerson, la ragazza più popolare della scuola, la notte in cui le sue braccia si sono ricoperte di cicatrici. Nemmeno lei ricorda niente, e tutto ciò che vuole è ritornare alla normalità, ignorando i pettegolezzi e le occhiate sospettose dei suoi ex-amici. Ma quando Noah Hutchins - il "bad boy" del quartiere - irrompe nella sua vita con la sua giacca di pelle, i suoi modi da duro e la sua inspiegabile comprensione, il mondo di Echo cambia. All'apparenza i due non hanno nulla in comune, e i segreti che custodiscono rendono complicato il loro rapporto. Eppure, a dispetto di tutto, non riescono a fare a meno l'uno dell'altra. Dove li porterà l'attrazione che li consuma e cos'è disposta a rischiare Echo per l'unico ragazzo che potrebbe insegnarle di nuovo ad amare? 


Alla fine, restava sempre una cicatrice. In persone come me ed Echo, l'anima aveva più cicatrici che esperienze di vita.

Sul mio giudizio riguardo questo romanzo ho ancora le idee un po' confuse.
All'inizio, per circa la prima metà, questo libro mi piaceva parecchio, apprezzavo i personaggi e anche lo stile dell'autrice.
Ma ammetto che nella seconda parte, il mio entusiasmo è un po' scemato.
Innanzitutto l'ho trovato davvero troppo lungo. Sono 423 pagine. Ed è un New Adult (anche se più simile ad uno Young Adult nell'impostazione).
Ora, sarà che io e i New Adult non abbiamo un gran bel rapporto. Raramente ne trovo che mi prendano e mi piacciano sul serio (per adesso soltanto Tutto Ciò Che Sappiamo Dell'Amore, di Colleen Hoover, e la Trilogia delle Coincidenze, di Jessica Sorensen).
Li trovo spesso scontati, banali, perfino noiosi. I temi trattati sono sempre gli stessi, i personaggi hanno gli stessi problemi, gli stessi caratteri, pensano le stesse cose. E le situazioni, gli snodi della trama, sono sempre quelli. Lui e lei si incontrano, provano attrazione l'uno per l'altra, ma a dividerli c'è un oscuro passato, segreti, o traumi di qualche tipo subiti anni addietro da uno solo o da entrambi i protagonisti. C'è sempre la solita dimensione scolastica a fare da sfondo (poco importa che si tratti di liceo o di college), i soliti amici di lui e le amiche di lei, le feste, i fraintendimenti e i classici brividi e “accaloramenti” da innamoramento.

In Oltre I Limiti non manca nulla di tutto questo. E, va bene, questi cliché non mancano mai. Sono diventati estremamente ripetitivi, ma ci dobbiamo convivere. Per esperienza però so che anche una storia trita e ritrita può coinvolgere e far emozionare se ha quel qualcosa in più, quell'indefinito ingrediente magico che rende un romanzo anche banale, emozionante e appassionante (vedi Anna and the French Kiss).
Per me il romanzo della McGarry non ha questo quid in più.
E mi dispiace perché avrebbe potuto averlo, all'inizio sembrava che lo avesse. E forse, se fosse stato un po' più breve (magari anche solo di un'ottantina di pagine) lo avrei apprezzato di più, ma invece la seconda parte del romanzo l'ho trovata un po' lenta, non proprio noiosa, ma quasi.

Se all'inizio mi piaceva come la McGarry aveva impostato le basi della storia d'amore di Noah e Echo, andando avanti nella lettura, non mi sono più sentita completamente coinvolta da loro.
Mi è sembrato che accadesse tutto un po' troppo in fretta. All'inizio quasi non si sopportano, e poi dopo un incontro ravvicinato ad una festa (dove lei è pure un po' ubriaca), i sentimenti saltano fuori all'improvviso.
Essendo il libro così lungo, personalmente mi sarebbe piaciuto che l'autrice avesse prolungato la “fase dell'amicizia”. Sono una grandissima sostenitrice di quel tipo di amore che scaturisce da una vera e profonda amicizia, e nei libri amo vedere due personaggi che diventano prima amici e poi solo in seguito si innamorano, in maniera lenta, deliziosamente tormentosa.
Invece ho avuto l'impressione che in Oltre I Limiti la maggior parte degli eventi si concentrasse nella prima parte del romanzo, rendendo poi la seconda un po' estenuante.
Voglio precisare, comunque, che questo libro nel complesso mi è piaciuto. Su Goodreads gli ho dato 4 stelle, perché non essendoci i mezzi voti, dargliene tre mi sembrava troppo poco.
I personaggi, almeno i protagonisti (che si alternano come narratori), sono ben caratterizzati e la lettura scorre senza problemi, per via dello stile fluido dell'autrice.
E, se da un lato ho trovato decisamente esagerata tutta la vena di mistero che si crea attorno al passato di Echo, che le ha rovinato la vita, dall'altro invece ho apprezzato il modo in cui l'autrice ha parlato dei difficili rapporti familiari della ragazza, dell'astio incontrollato che prova nei confronti della matrigna, che alla fine non ha poi una grande ragion d'essere, e anche della situazione personale di Noah, del suo attaccamento ai fratelli minori e della matura risoluzione con cui la storia si conclude.

In definitiva, consiglio questo romanzo? Sì, soprattutto a chi ha voglia di romanticismo adolescenziale condito da molti cliché e solo da qualche punta di originalità (riferita comunque più alle situazioni personali dei singoli personaggi che alla storia d'amore).

Ma mi sento comunque in dovere di avvertirvi di una cosa: sia che amerete, sia che odierete questo romanzo, sia che vi coinvolgerà, sia che vi annoierà, sappiate che Oltre I Limiti contiene un elemento che lo distingue da qualunque altro romanzo. Un elemento che vi porterà a desiderare di vomitare sulla pagina mentre la leggerete e di strapparvi i capelli e farvi sanguinare le unghie a furia di grattare sull'inchiostro perché si cancelli. Una sola parola: PICCOLETTA.
Noah chiama Echo “piccoletta” per circa i tre quarti del romanzo, per un totale di circa un migliaio di volte. Lo fa quando scherza, quando è serio, quando fa il cretino e quando fa il romantico. Anche nei momenti cruciali, vi troverete davanti questo meraviglioso appellativo. Naturalmente è un problema della traduzione italiana, perché nella versione originale il termine usato, molto più sobriamente, è “baby”. Potrà non sembrarvi un grosso problema ora, ma vi assicuro che nella lettura è snervante e insopportabile da far impazzire. Tipo: «Essere soli fa schifo.» «Vieni qui, piccoletta.»
Io vi ho avvertito.

Il Mio Voto: 3 stelline e ½
 
Una storia d'amore tra due ragazzi con passati complicati. Non aggiunge nulla di nuovo allo sconfinato panorama del New Adult, ma si legge con piacere.


E voi, che ne pensate di questo romanzo? Lo avete letto, vi attira? Vi piacerebbe se il vostro uomo vi chiamasse piccoletta? Io avrei una crisi isterica, credo. E voi? Fatemi sapere!
A presto!

lunedì 29 settembre 2014

Doppia Recensione "Resta Anche Domani", di Gayle Forman - Libro + Film

Buon lunedì a tutti lettori :D 
Oggi vi parlo di Resta Anche Domani, libro da cui è stato recentemente tratto l'omonimo film, che sono andata a vedere al cinema la settimana scorsa. Trovare un cinema che lo proiettasse non è stato semplice, il multisala vicino casa mia non ce l'aveva, perciò siamo stati costretti a prendere la macchina (di solito io vado sempre a piedi ovunque), e diluviava pure, quindi abbiamo rischiato di perderci l'inizio del film (cosa che odio), ma alla fine ce l'abbiamo fatta per un pelo!
Però le disgrazie non erano finite, infatti nella sala eravamo al massimo una quindicina di persone, di cui circa dieci erano una specie di famiglia allargata. E non hanno smesso di parlare un secondo! Voi non potete capire il nervoso. IO ODIO CHI PARLA AL CINEMA. E questi tizi, che tra l'altro stavano proprio dietro di noi, non si limitavano solo a chiacchierare del più e del meno (perché giustamente tu paghi il biglietto per vedere un film e poi ti metti a conversare allegramente sul cugino della moglie del figlio del cognato di tua sorella, che è andato in vacanza chissà dove!!!), ma non si facevano nemmeno problemi ad alzarsi di continuo, farsi giretti, uscire e rientare dalla sala, parlare al cellulare!!!!! Con tanto di suoneria tamarrissima al massimo del volume! ISTINTI OMICIDI FACILI.
Vabbè, vi lascio alla recensione, che è meglio! 

Titolo: Resta Anche Domani (If I Stay #1)
Titolo originale: If I Stay
Autore: Gayle Forman
Data di uscita: 2009
Editore: Mondadori (Chrysalide)
Prezzo: € 15,00 (copertina rigida); € 6,99 (ebook)
Pagine: 243
Trama: Non ti aspetteresti di sentire anche dopo. Eppure la musica continua a uscire dall'autoradio, attraverso le lamiere fumanti. E Mia continua a sentirla, mentre vede se stessa sul ciglio della strada e i genitori poco più in là, uccisi dall'impatto con il camion. Mia è in coma, ma la sua mente vede, soffre, ragiona e, soprattutto, ricorda. La passione per il violoncello e il sogno di diventare una grande musicista, l'ironia implacabile di Kim e la scazzottata che ha inaugurato la loro amicizia, l'amore di un ragazzo che sta per diventare una rockstar e la prima volta che, tra le sue mani, si è sentita vibrare come un delicato strumento. Ma ricorda anche quello che non troverà al suo risveglio: la tenerezza arruffata di suo padre, la grinta di sua madre, la vivacità del piccolo Teddy, l'emozione di vivere ogni giorno in una famiglia di ex batteristi punk e indomabili femministe. A tanta vita non si può rinunciare. Ma cosa rimane di lei, adesso, per cui valga la pena restare anche domani?
     
 
«Non dubitate nemmeno per un istante che possa sentirvi. Si rende perfettamente conto di tutto quello che succede. Magari siete convinti che siano i dottori o le infermiere o tutto questo apparato a condurre il gioco. Sbagliato. È lei a condurre il gioco. Probabilmente aspetta solo il momento giusto. Perciò parlatele. Ditele di prendersela con calma, ma di tornare. Deve sapere che la aspettate.»

In un attimo la vita può cambiare.
Basta un momento e tutto viene sconvolto.
Vite, esistenze, cuori.
Svaniscono le certezze, i punti di riferimento. 
È quello che succede a Mia, 17 anni.
Così, in un secondo, senza un perché, senza una colpa effettiva, la sua vita viene stravolta.

Solo un attimo, di distrazione, di sfortuna o chissà, e niente improvvisamente ha più senso.
È bastata un po' di neve, una strada scivolosa, forse un po' di disattenzione. Ed ecco che tre vite sono state spezzate e una è appesa ad un filo. Quella di Mia.

Mia è in coma, ma la sua mente è sveglia. Pensa, ragiona, ricorda.
Mia si guarda in un letto di ospedale, in una sala operatoria, distesa e attaccata ad un migliaio di tubi, ferita, pesta, pallida. Quasi morta, ma non proprio. Guarda se stessa, guarda quelli che la circondano, i dottori, i famigliari in sala d'attesa. E non ha molto da fare se non aspettare. Aspetta di svegliarsi oppure di andarsene per sempre.
Ma la scelta spetta a lei. Glielo dice un'infermiera gentile: è lei che comanda il gioco.
Lei che manovra ogni cosa. Se vuole vivere, deve solo volerlo. Se vuole svegliarsi, sta a lei capire come farlo. I medici non possono fare tutto. A volte non dipende da loro.
Questa è la scelta di Mia, questo il grande interrogativo. Andarsene o restare? Scappare o resistere?
 
Mia ripensa alla sua vita, ricorda istanti, momenti e giorni che l'hanno resa quella che è. Pensa a chi era, a chi è diventata. A come è cambiata. A chi l'ha aiutata a crescere.
Pensa ai suoi genitori, così strani e particolari, così diversi da lei, pensa al suo fratellino, adorabile peste. Pensa alla sua migliore amica, con cui ha condiviso tutto da anni, e al suo ragazzo, Adam, all'amore incondizionato per la musica che li ha uniti in ogni momento.
Due generi, due strumenti, una sola anima, un solo cuore. Pensa a come sia stato incredibile e meraviglioso scoprire giorno dopo giorno che violoncello e chitarra possono accordarsi e armonizzarsi alla perfezione, completarsi e realizzare una sinfonia unica e magica.
Pensa al suo talento per il violoncello, alla sua passione, al futuro incerto che si prospetta davanti a lei, ai dubbi e le lacrime per l'indecisione su che strada prendere. 
 
«Se resti, farò tutto quello che vorrai. Mollerò il gruppo, verrò a New York con te. Se non vorrai avermi intorno me ne andrò. Sono disposto a perderti così, se non ti perdo oggi. Ti lascerò andare. Se resti.»

Il romanzo procede così, alternando passato e presente, in un arcobaleno di attimi ed emozioni, dalle più rosee alle più cupe.
Ma il quesito è sempre in piedi, la vita di Mia sempre in ballo: come può lei, a soli 17 anni, affrontare tutto questo?
Come può trovare la forza, il coraggio, la volontà di restare, pur sapendo che niente sarà mai più come prima, pur sapendo che ad attenderla, se deciderà di svegliarsi, ci sono soltanto sofferenza e perdita? Non è più facile lasciar perdere e andarsene, invece che auto-condannarsi ad un'esistenza di dolore?
O c'è ancora qualcosa per cui valga la pena di restare anche domani?

Devo dire la verità, da questo romanzo mi aspettavo qualcosa in più.
Intendiamoci, mi è comunque piaciuto. È breve e si legge in fretta, ma non mi ha coinvolta come avrei sperato. Non sono riuscita ad affezionarmi davvero ai personaggi, forse perché vivono perlopiù nei ricordi di Mia e ci sono tanti ricordi, tante personaggi, ma non tante pagine. Non sto dicendo che avrei voluto che il romanzo fosse più lungo, solo che alcuni rapporti e alcuni ricordi fossero più approfonditi di altri.

Resta Anche Domani è un dramma delicato. È drammatico sì, ma non è triste o deprimente. Malinconico a tratti magari, ma la portata tragica dell'evento iniziale non si sente troppo nel resto del libro. Ed è una cosa che ho apprezzato.
Non ho pianto leggendo questo romanzo, ma il finale mi ha commossa (e quando dico finale, intendo proprio le ultime due pagine, per capirci). Mi ha fatto rivalutare il giudizio complessivo sul libro. L'ho trovato perfetto e ho storto il naso quando mi sono ricordata che l'autrice ha scritto un seguito di questo romanzo (Where She Went, arriverà in Italia il prossimo marzo, salvo slittamenti, con il titolo Resta Sempre Qui), perché onestamente, secondo me, Resta Anche Domani doveva restare autoconclusivo.
Leggerò comunque anche il seguito, sperando di non trovarlo forzato.

In definitiva vi consiglio questo romanzo? Sì. 
Perché più di tutto questa è una storia sul coraggio. Perché restare richiede coraggio.
Vivere richiede coraggio. Il dolore richiede il coraggio più grande.  
Ma a volte – ci insegna – ne vale la pena

  
Il Mio Voto: 3 stelline e ½
 
Una storia toccante e ben scritta, sul coraggio che ci vuole per vivere ogni giorno. Forse avrebbe potuto trasmettere di più, se fosse stata più approfondita, ma ripaga con un bellissimo finale. 
  
****

IL MIO PENSIERO SUL FILM

zz6Il film è fedelissimo al libro. Non cambia quasi nulla. E funziona, secondo me. Credo di averlo apprezzato addirittura di più
Mantiene la vena non troppo tragica che caratterizza il romanzo e intrattiene di più, secondo me, perché la vita di Mia la vivi direttamente attraverso i suoi occhi. I personaggi acquistano uno spessore maggiore (in particolare Adam) e questo mi ha permesso di affezionarmi a loro, come nel libro non mi era riuscito di fare. E anche gli attori, mi sono piaciuti tutti. Ben calati nei loro ruoli.
A parte il fatto che la protagonista ha i capelli perfettamente in piega pure da mezza morta, non ci sono grosse pecche. 
Ma la cosa più bella? La musica.
Nel libro si parla di musica, il film vive di quella musica. La combinazione inusuale e perfetta del violoncello e della chitarra, della classica e del rock.
Un accompagnamento magico che fa da collante tra i vari ricordi di Mia e costituisce un ponte tra il suo passato e il suo presente.
Nel libro non sono riuscita sempre a trovarlo questo collante o questo ponte. Nel film, invece sì. E mi è piaciuto.

Il Mio Voto: 7/10

Vi lascio il trailer italiano del film. Enjoy!

 
 

Ora ditemi di voi. Avete letto il libro e/o visto il film? Cosa ne pensate? 

venerdì 19 settembre 2014

Doppia Recensione "The Giver", di Lois Lowry - Libro + Film

Ciao a tutti lettori!
Oggi vi parlo di un romanzo che ho apprezzato moltissimo. Si tratta di The Giver, di Lois Lowry. Dato che subito dopo averlo finito, mi sono fiondata al cinema per vedere l'omonimo film che ne è stato tratto, ho deciso di aggiungere un breve commento anche di quest'ultimo.

Titolo: The Giver - Il Donatore (The Giver Quartet #1)
Autore: Lois Lowry
Data di uscita: 1995
Editore: Giunti Y
Prezzo: € 12,00 (copertina rigida); € 6,99 (ebook)
Pagine: 176
Trama: Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando...

 

«C'è molto di più. C'è tutto quello che va al di là... cioè l'Altrove... e va indietro e indietro e indietro nel tempo. Quando fui scelto, ricevetti tutte queste memorie. E qui, in questa stanza, in solitudine, le ho vissute e rivissute. Così si acquisisce la saggezza. Così forgiamo il nostro futuro.»
 
Immaginate di vivere in un mondo senza colori. Un mondo senza musica. Senza sole.
Un mondo dove ogni cosa è sbiadita, dove non c'è altro che grigio.
Ma soprattutto immaginate di non sapere nemmeno che cosa siano i colori, la musica, il sole, o addirittura le stagioni, i fenomeni atmosferici, gli animali, il mare.
Non sapete cosa sia l'amore. La parola stessa è caduta in disuso, perché troppo generica.
Non provate nessun tipo di emozione, se non superficialmente, perché ogni tipo di impulso viene soppresso.
Non sapete niente. E nemmeno sapete che c'è qualcosa che non sapete.
Vivete secondo delle regole che vi hanno imposto e che a voi stanno bene, perché vi hanno insegnato che la giustizia e la pace stanno nell'uniformità, nella mancanza di varietà.
Non avete la possibilità di scegliere nulla. Ma averla vi sembrerebbe folle e assurdo. Perché mai gli uomini dovrebbero poter scegliere qualcosa della loro vita? È follia. Pensate se facessero la scelta sbagliata.

Benvenuti nel mondo di Jonas.
Jonas ha dodici anni e vive in una delle Comunità. Un luogo dove ogni aspetto della vita è programmato, calcolato, previsto.
La vita scorre placida e perfettamente organizzata.
Non ci sono errori, né sorprese. Non ci sono differenze, di nessun tipo.
Qualcosa cambia quando Jonas viene prescelto come nuovo Accoglitore di Memorie. Un ruolo importante all'interno della Comunità, un grandissimo onore.
L'Accoglitore di Memorie, come dice il titolo stesso, è incaricato di accogliere e conservare in sé tutti i ricordi e la conoscenza dell'intera umanità.
A trasmettere a Jonas questi ricordi è il Donatore, il precedente Accoglitore.

«A volte vorrei che ricorressero più spesso alla mia saggezza... ci sono tate cose che potrei dire, tante cose che vorrei cambiare. Ma loro non vogliono cambiare. La vita che hanno scelto è così ordinata, così prevedibile... così indolore.»

Ed è così che Jonas comincia a “vedere oltre. Oltre la patina grigia e artefatta del mondo in cui vive.
Comincia a sentire.
Ogni ricordo che il Donatore gli trasmette è un nuovo tassello di quella realtà che agli occhi di Jonas è rimasta sempre celata. Ogni ricordo è una nuova esperienza.
Così Jonas scopre la neve, le colline, l'oceano, gli uccelli, la pioggia. Scopre i colori e la musica. Scopre il Natale e le luci dell'albero addobbato.
Ma soprattutto scopre l'emozione. Il potere delle emozioni pure e travolgenti.
Capisce cosa sia la gioia, quella vera totalizzante sensazione di felicità, e non il semplice appagamento che fino ad allora conosceva.
Prova il dolore. Quello terribile e insopportabile, che ti fa invocare la morte.
Ma soprattutto conosce il calore, il senso di famiglia, e l'amore.
Emozioni che non ha mai provato in vita sua. Emozioni che gli sono state sottratte.
E capisce quanto di incredibilmente sbagliato ci sia in tutto questo. Nella vita che vive.

The Giver è un romanzo così breve e delicato da poter essere considerato una favola. Ed è raccontato proprio come se lo fosse.
Ma non lasciatevi ingannare. È una favola adatta ad ogni età. Una favola che tutti dovrebbero leggere. Perché come ogni favola, racchiude un messaggio.
È un romanzo coraggioso e – citando il New York Times – provocatorio. Perché pone delle domande, interrogativi essenziali, che possono sembrare banali e invece sono fondamentali. Ma dà poche risposte perché sfida il lettore a rispondere da sé.
Il finale è aperto, ma in un certo senso completo. L'autrice lascia a noi la possibilità di immaginare.
Ognuno vivrà un'esperienza diversa leggendo questo libro. Ognuno darà le proprie risposte, come Jonas ha dato le sue.
E forse, alla fine, verrà naturale per tutti chiedersi: Cosa avrei fatto io al posto di Jonas?

 Il Mio Voto: 3 stelline e ½
 
Un romanzo estremamente maturo, nonostante la giovanissima età del protagonista. Onesto, provocatorio, senza essere esagerato, fa riflettere e mette in discussione il mondo, per come lo conosciamo e lo vediamo.

****

IL MIO PENSIERO SUL FILM
 
Per portare degnamente sullo schermo il romanzo della Lowry serviva principalmente una cosa: mantenere intatto quello spirito così particolare che aleggia nel romanzo. Quel canto soave di libertà che da essere niente più che un sussurro si trasforma in grido man mano che le pagine scorrono e parlano i ricordi. Era necessario mantenere quella sensibilità e quella delicatezza che la prosa dell'autrice aveva impresso alla storia. Lasciar trasparire quella sottile ingenuità e inaspettata forza proprie del protagonista. Bisognava dare una voce al libro e a Jonas.
In questo il film riesce. E passa promosso a pieni voti. 
Breve il libro, breve il film. Forse un pochino frettoloso all'inizio, ma non disturba.
Le differenze con il libro sono chiare e necessarie. Perché nel romanzo manca quasi del tutto l'azione, ma il film invece ne ha bisogno.
L'emozione invece resta e sorprende. Ti commuove di una commozione non triste, ma orgogliosa. Senti vibrare l'orgoglio e la fierezza di essere umano, di sentire, di ricordare.
Anche il film, come il libro, sembra una favola, breve ma intensa. Di quelle che, a prescindere dai difetti, lasciano qualcosa.
Azzeccate le scelte degli attori. Bravissimo Jeff Bridges.
Da vedere. Ma, se volete un consiglio, leggete prima il libro.
 
Il Mio Voto: 7/10
  
Vi lascio il trailer italiano del film! 

 


Voi cosa mi dite? Avete letto il libro e/o visto il film? Che ne pensate?

giovedì 21 agosto 2014

Recensione "Le Coincidenze dell'Amore", di Colleen Hoover

Good Morning America readers!
Oggi sono a casa, e la mia mente vaga un po' qui e un po' lì, mi frullano in testa tante idee confuse, su qualche nuova rubrica, su qualche nuovo acquisto, sulle mie recenti letture..
Uff, è proprio quel tipo di giornata dove è meglio mettere nero su bianco i pensieri, perché ne venga fuori qualcosa di sensato. Capitano anche a voi giornate così?
E quindi, dovendo scrivere qualcosa, mi ritrovo a scrivere questa recensione. Un libro che moltissimi hanno amato, alcuni hanno odiato, e ad altri non ha convinto.
Ecco, io appartengo a questa terza categoria.


Titolo: Le Coincidenze dell'Amore (Hopeless #1)
Titolo originale: Hopeless
Autore: Colleen Hoover
Data di uscita: 31 ottobre 2013
Editore: Leggereditore
Prezzo: € 5,90 (copertina flessibile); € 3,99 (ebook)
Pagine: 376
Trama: Meglio una verità che lascia senza speranza o continuare a credere nelle bugie? Sky non ha mai provato il vero amore: ogni volta che ha baciato qualcuno, ha solo sentito il desiderio di annullarsi, nessuna emozione, nessuna dolcezza. Ma quando Sky incontra Holder, ne è subito affascinata e spaventata insieme. C'è qualcosa in lui che fa riemergere quello che lei aveva spinto nel profondo della sua anima, il ricordo di un passato doloroso che torna a turbarla. Sebbene sia determinata a starne lontana, il modo in cui Holder riesce a toccare corde del suo cuore, corde che nessuno riesce neppure a sfiorare, fa crollare le difese di Sky. Il loro legame diventa sempre più intenso, ma anche Holder nasconde un segreto, che una volta rivelato cambierà la vita di Sky per sempre. Soltanto affrontando coraggiosamente la verità, senza rinunciare all'amore e alla fiducia che provano l'uno per l'altra, Holder e Sky possono sperare di curare le loro ferite emotive e vivere fino in fondo il loro rapporto.


Non so neanche da dove cominciare per parlare di questo libro. Davvero.
Parto allora col dire che mi ha deluso.
Il problema di leggere in ritardo libri così famosi e osannati è che le aspettative a riguardo crescono a dismisura, e non c'è niente da fare.
In più, io Colleen Hoover già la conoscevo grazie a Tutto ciò che sappiamo dell'amore, che per me è stato uno dei libri più belli letti quest'anno.
Inutile dire che da Le coincidenze dell'amore mi aspettavo molto.
Alla fine il libro non mi è dispiaciuto, però rispetto a ciò che mi aspettavo e rispetto a Tutto ciò che sappiamo dell'amore, purtroppo, questo romanzo l'ho trovato inferiore.

La trama del libro riportata sopra non rivela (stranamente) quasi nulla della storia e del suo sviluppo.
Il romanzo parte con il più classico inizio dei romanzi d'amore YA/NA: l'incontro fortuito tra i due protagonisti, la curiosità che nasce tra loro al primo sguardo. E poi l'inizio della frequentazione, il battito cardiaco accelerato, le prime gelosie, i primi equivoci e fraintendimenti, l'aspettativa crescente del primo bacio che tarda ad arrivare, il formicolio in tutto il corpo e le farfalle nello stomaco. E a fare da sfondo la solita dimensione scolastica del liceo.
Detta così, sembra una semplice storia d'amore tra un ragazzo e una ragazza.
Invece questo libro di semplice non ha proprio nulla.
Man mano che la storia procede e le pagine scorrono, qualcosa comincia a cambiare. Qualcosa nell'atmosfera stessa del romanzo. Il tono, da adolescenziale e spensierato, inizia a diventare più cupo, carico e severo, drammatico. Sorgono sospetti, riaffiorano ricordi e si svelano segreti. I sogni tacciono e parlano gli incubi.
Ma ogni volta che pensi che non possa succedere nulla di più, niente di peggio, e che ormai ci si avvii alla “risoluzione” di ogni questione, ecco che vieni subito contraddetto, perché un'altra tragedia o un altro devastante segreto ti aspettano dietro l'angolo.
Prendi per mano Sky, la protagonista e voce narrante, e la accompagni a scoprire come la sua vita, apparentemente normale, sia in realtà costellata di drammi e traumi degni di una vera e propria tragedia greca.

«Qualunque cosa sia, non voglio analizzarla. E non voglio che lo faccia nemmeno tu, okay? Ringraziamo semplicemente che alla fine ti ho trovata.» Rido per quest’ultima frase. «Lo dici come se mi avessi cercato.» Lui aggrotta la fronte e mi prende il viso fra le mani. «Ti ho cercata per tutta la vita.»

L'altra mano di Sky invece la tiene Holder, il protagonista maschile, che diventa il suo sostegno, l'unica certezza, la roccia in mezzo all'uragano che arriva per travolgerla. Ma di segreti ne ha molti anche lui, dolori nascosti nel passato.
Sul suo braccio, un piccolo tatuaggio: Hopeless. Senza speranza.
Sky si chiede perché Holder si definisca senza speranza, e ce lo chiediamo anche noi. La risposta arriva, sussurrata, tra i brividi e le lacrime. E i ricordi.
E attraverso questi ricordi si snoda il filo di una storia sepolta, che urla per tornare in superficie, una storia che intreccia le radici di Sky e Holder.
Una storia dura, aspra. Di dolore, di perdita, di orrore.

Holder e Sky sono personaggi particolari, per alcuni versi insoliti, che si ritrovano a condividere una storia d'amore intensissima, densa di quasi ogni tipo di emozione umana.
La Hoover è brava a parlare d'amore. Lo fa bene, sceglie le parole giuste.
Io, mentre leggevo e pensavo a loro, ricordavo una canzone della Pausini.
Tra le cose che vivi, io per sempre vivrò – diceva.
Sembra una frase scritta apposta per questi due personaggi.
Eppure questa storia d'amore infiocchettata alla perfezione non mi ha coinvolto come avrei sperato. Amore folle in troppo poco tempo. Amore troppo folle. Troppo romantico, troppo sdolcinato, troppo tutto. Almeno per me.
Speravo di ritrovare l'emozione provata per la storia tra Will e Lake, protagonisti di Tutto ciò che sappiamo dell'amore, e invece proprio non è successo.

Qualsiasi cosa lui senta, la sento anch’io. Qualsiasi cosa io senta, la sente anche lui. È ciò che accade quando due persone diventano una sola: non si condivide solo l’amore. Si condivide il dolore, la tristezza, l’afflizione e la sofferenza.

Sebbene delineati e caratterizzati con studiata maestria, Holder e Sky non mi sono piaciuti completamente. Nella loro particolarità, nelle loro stranezze, possono far sorridere, certo, e magari anche incuriosire, ma non mi sono rimasti nel cuore.
Sky ha dalla sua un'ironia pungente, una certa dose di sfacciataggine e di irriverenza. È simpatica, ogni tanto. Una buona voce narrante, tutto sommato. Ma non mi ha convinta, la sua vicenda tristissima non mi ha commossa. Per certi versi, l'ho trovata una protagonista un po' insipida.

Holder, invece, da un lato è meglio, e dall'altro è peggio.
È meglio perché è un personaggio più forte, più interessante rispetto a Sky. Anche se non è la voce narrante, mi sono sentita più vicina ai suoi sentimenti e alla sua vicenda, che non a quella di lei.
È peggio perché l'ho trovato un personaggio completamente fuori dal mondo. Del tutto irrealistico, come l'intera vicenda, del resto.
Condivide alcune caratteristiche con i soliti protagonisti dei romanzi New Adult: bello, impulsivo, un asso nel fare a botte. Lui, però, è più tormentato, e allo stesso tempo, assai più saggio.

Ed è proprio questo il problema. Sky e Holder sono ancora adolescenti, la vita getta loro addosso una valanga di mostruosità e sofferenze, e loro reagiscono e pensano in maniera quasi... diplomatica. Razionale. Ragionevole. Ma, per me è inconcepibile essere razionali e ragionevoli di fronte a quello che capita loro, a maggior ragione perché sono entrambi così giovani.
Le reazioni che hanno ad alcune rivelazioni non sono credibili. Soprattutto quelle di Holder. C'è un momento, verso la fine, in cui lui scopre un'orribile verità, e la scopre proprio per bocca di chi è il responsabile di questa atrocità, e quello che fa è iniziare a piangere, così all'improvviso, comincia a singhiozzare in silenzio.
E io, mentre leggevo, pensavo che non era possibile.
La tristezza non arriva mai per prima. Anche nelle cinque fasi di elaborazione del lutto (che poi valgono per ogni genere di trauma), la depressione è la quarta fase, la penultima prima dell'accettazione. Prima vengono la negazione, la rabbia e la contrattazione.
Ma, all'inizio, non piangi. O se lo fai, sono lacrime di frustrazione e rabbia, perché sei impotente e non riesci ad accettare che una cosa terribile sia già accaduta e tu ormai non puoi farci più niente. Il pianto singhiozzante invece, secondo me, arriva solo più tardi, quando ormai ci hai ragionato e ti sei arreso.
Holder e Sky piangevano, quando avrebbero dovuto arrabbiarsi, infuriarsi, sfogarsi, urlare a squarciagola o spaccare tutto. Quando avrebbero dovuto avere un impulso omicida, quando avrebbero dovuto sentire nelle ossa la necessità di far provare lo stesso incredibile dolore a chi lo aveva inflitto a loro.


Sono troppo maturi, per dei diciassettenni. E dopo un pianto liberatorio e un abbraccio, tutto ritorna quasi alla normalità, così, semplicemente.
Nell'arco di pochi giorni hanno visto la propria vita presa e ribaltata completamente, hanno attraversato ogni girone infernale, e poi tutto si risolve nel giro di cinque minuti.
D'accordo avere forza d'animo, ma da alcuni traumi ci vogliono anni per riprendersi. A volte nemmeno ci si riesce completamente.
E invece sembra che a Holder e Sky basti stare insieme.
E chissà, forse è proprio questo il senso del libro: che l'amore cura ogni ferita.
Non lo so, ma se è così io non condivido. Sarò cinica, ma non penso che l'amore curi ogni ferita, risani ogni esistenza. Mi sembra un'idea troppo ottimistica e semplicistica.
Ed ecco il paradosso: da un libro che getta i propri protagonisti nelle profondità più tenebrose della perversione umana, scaturisce alla fine una visione positiva della vita e dell'amore.
Perciò, comunque, un plauso alla Hoover, che in questo romanzo parla di tante cose brutte e di tante cose belle. Perché, in fondo – e su questo sono d'accordo – la vita è un grosso miscuglio ingarbugliato di amore e odio, di luce e buio, di sole e tenebre.
Dopo ogni lacrima, un sorriso, sembra voler dire questa storia.
Lacrime non ne ho versate, ma alla fine, nonostante tutto, ho sorriso anch'io

 Il mio voto: 3 stelline e ½
 
Una storia amara e tragica, dimenticata e poi riportata in superficie. Esagerata, secondo me, a tratti inverosimile, e non degnamente conclusa. Ma sicuramente ben scritta.



Ora ditemi di voi, avete letto questo libro? A quale delle tre categorie citate sopra appartenete? Lo avete amato, odiato o non vi ha convinto?