Ciao
a tutti, amici lettori! Come va?
Oggi
proverò a parlarvi del libro “La Corsa delle Onde”, di Maggie
Stiefvater, libro che ho letto qualche settimana fa, ma su cui voglio
assolutamente darvi il mio parere.
Dico
“proverò”, perché non sarà semplice cercare di trasmettere a
voi con una recensione quello che questo romanzo ha trasmesso a me.
Io
mi impegnerò. Spero di riuscirci al meglio, ma vi avverto che sarà
una recensione lunga e piena di citazioni. Spero che troverete
comunque il tempo e la voglia di leggerla.
Titolo:
La Corsa delle Onde
Titolo
originale: The Scorpio Races
Autore:
Maggie Stiefvater
Data
di uscita: 19
settembre 2012
Editore:
Rizzoli
Prezzo:
€ 16,50 (copertina rigida); €
9,99 (ebook)
Pagine:
450
Trama:
Succede
ogni autunno, sull'isola di Thisby. Dalle gelide acque dell'oceano si
spingono a riva i cavalli d'acqua, creature affascinanti e crudeli
che gli abitanti catturano per montarli nella Corsa dello Scorpione.
Il vincitore guadagnerà fama e denaro, i meno fortunati
incontreranno la morte. Ma qualcosa cambia quando alla gara si
iscrive Kate Connolly, capelli rossi e tempra di ferro. Kate è
determinata a correre con la sua cavalla Dove, sfidando usanze
secolari che vogliono solo concorrenti maschi e nessun cavallo
ordinario. Certo, non ha molte possibilità contro Sean Kendrick,
diciannove anni, il favorito, esperto domatore di cavalli. Nessuno
dei due è preparato a ciò che sta per succedere, perché quest'anno
la Corsa dello Scorpione non sarà solo questione di gloria e denaro,
ma di amore e destino.
In questo periodo
dell'anno, vivo e respiro la spiaggia. Ho le guance ruvide a causa
della sabbia sollevata dal vento e le cosce irritate dall'abituale
attrito con la sella. Mi fanno male le braccia per lo sforzo di
trattenere un cavallo da duemila libbre. Ho dimenticato cosa si prova
a stare al calduccio, cosa significa un'intera notte di sonno e come
suona il mio nome pronunciato con un tono normale invece di essere
gridato a distanza.
Mi
sento così vivo.
Thisby.
Un'isola, un sogno.
Chilometri
di costa, scogliere di gesso, la sabbia bagnata, l'oceano burrascoso
e scuro. Il sole, il vento impetuoso, la pioggia assordante, le
tempeste impietose. I tramonti colorati di rosa e arancio. Le
stradine strette e lastricate, le piccole botteghe sul ciglio della
strada, i negozietti pieni di cianfrusaglie, la condensa creata dai
respiri che si mescolano. La gente che si riunisce in gruppetti,
parla, spettegola, ride. Tutti che si conoscono da una vita.
Familiari, amici, facce conosciute. I colori, gli odori, i sapori. E
i cavalli. Per lavoro o per passione. O per entrambe le cose.
Questa
è Thisby. Un'isola creata dalla fantasia dell'autrice, che però
vorresti tanto che esistesse davvero. Io voglio visitarla Thisby. E
va bene, non esiste. Però esiste. Esiste in queste
quattrocentocinquanta pagine, che leggi in due giorni, ma continui a
sognare per mesi. Esiste nei cuori di Sean e Puck, due protagonisti,
due ragazzi, due anime solitarie, che sull'isola sono nati e dalla
quale non vogliono andare via.
Loro
restano, anche se tutti gli altri vanno via.
«Tuo
fratello andrà sul continente» dice Sean.
Trattengo
il fiato per un lungo istante, poi dico: «Subito dopo la gara.» Non
servirebbe fare la misteriosa, tanto lo sanno già tutti. Sean ha
sentito che ne parlavo con Gratton sul furgone.
«Ma
tu non andrai con lui.»
Sto
per rispondere Non me
l'ha chiesto, ma prima di aprire bocca mi rendo
conto che non ce ne sarebbe alcun motivo in ogni caso. Non lo seguirò
perché questa è casa mia, e il resto del mondo non lo è. «No.»
«Perché
no?»
La
domanda mi infastidisce. «Perché mai» ribatto piccata, «dovrebbe
essere normale andarsene? Nessuno ti chiede mai perché tu resti,
Sean Kendrick?»
«Me
lo chiedono eccome.»
«E
quindi perché?»
«Per
il cielo e la sabbia e il mare e Corr.»
Tutti
prima o poi lasciano Thisby. È piccola e fredda, arida, aspra
con le sue rocce e le sue scogliere e l'oceano mai in pace. C'è poco
lavoro, nessuno guadagna davvero molto. Si sopravvive, ma anche
questo è difficile. È difficile, perché a Thisby succede qualcosa
che non succede in nessun altro luogo: ogni autunno, dalle acque
minacciose dell'oceano emergono delle creature. Cavalli. Li chiamano
Capaill Uisce, perché non sono cavalli qualsiasi. Sono cavalli
d'acqua. L'oceano li alleva, dall'oceano arrivano, e all'oceano
ritornano. Nessuno sa davvero come o perché, ma i cavalli d'acqua
sono attratti dall'oceano, che su di loro esercita una magia, una
malia speciale. Quando l'oceano chiama, i Capaill Uisce rispondono. E
attaccano. Mordono. Dilaniano. Uccidono.
Sono
splendidi, possenti, fieri, letali. Splendono dei colori più
svariati, dal rosso fuoco al nero pece, dal bianco latte all'oro del
sole. Ma possono strapparti la gola a morsi nel giro di pochi
secondi.
Questo
è quello che è successo ai genitori di Kate Connolly, detta Puck.
Lei e i suoi due fratelli sono rimasti soli, e ora Gabe, il fratello
maggiore, vuole andare via, sulla terraferma.
Perché,
si sa, tutti prima o poi lasciano Thisby.
Kate
non vuole, non può permetterlo: i debiti aumentano, loro stanno per
essere sfrattati di casa, come farebbe lei da sola? Così dice la
prima cosa che le viene in mente per trattenerlo: annuncia che
parteciperà alla Corsa dello Scorpione, la competizione che
tradizionalmente ogni anno si tiene a Thisby il primo giorno di
novembre. Gareggiano gli uomini, sui cavalli d'acqua che hanno
catturato, e che da anni cercano di addestrare. Solo uno vince: a lui
toccano gloria e denaro, mentre agli altri, se sono fortunati, resta
la vita. Ma questa fortuna non è mai di tutti. I Capaill Uisce sono
imprevedibili, impetuosi, spiriti liberi e ribelli. Ascoltano
l'oceano, non gli uomini. Perciò, durante la Corsa qualcuno muore,
sempre. È inevitabile.
È il primo giorno di
novembre e quindi, oggi, qualcuno morirà.
Anche
se il sole splende radioso, il gelido mare d'autunno ha i colori
della notte: blu scuro, marrone e nero. Osservo le tracce mutevoli
nella sabbia calpestata da innumerevoli zoccoli.
Fanno
correre i cavalli sulla spiaggia, una pallida striscia fra l'acqua
scura e le bianche scogliere di gesso. Non è mai un posto sicuro, ma
non è mai tanto pericoloso quanto oggi, il giorno della corsa.
Puck
non ha possibilità. Non ha esperienza, non è allenata, e non ha un
Capall Uisce. Gareggerà su Dove, la sua piccola cavalla che è quasi
un pony. Una cavalla di terra, una qualsiasi, ma non per Puck. Puck
ama Dove, è la sua migliore amica. E durante la Corsa, potrebbero
perdere entrambe, perché non sono solo gli uomini a rischiare la
vita contro i cavalli d'acqua.
E
poi la Corsa ce l'ha già un vincitore. Tutti scommettono su di lui,
che non può fallire, che non fallirà. Sean Kendrick, diciannove
anni, una vita dedicata ai cavalli. Ad addestrarli, a capirli, ad
amarli. Lui ha già vinto per quattro volte consecutive, in sella
allo stallone rosso più veloce che la Corsa abbia mai conosciuto:
Corr. Veloce e micidiale come pochi, ma fedele come nessuno.
«Te
l'ho già detto, posso venderti uno qualsiasi dei purosangue.»
«Non
li ho cresciuti io. Non li ho resi quello che sono.»
Malvern
ribatte: «Tu li hai resi tutti quello che sono.»
Non
lo guardo negli occhi. «Ma nessuno di loro ha reso me quello che
sono.»
Suona
come una confessione incredibile. Ho aperto il mio cuore a Malvern.
Sono cresciuto insieme a Corr. Mio padre lo ha cavalcato e mio padre
l'ha perduto, e io l'ho ritrovato. È l'unica famiglia che ho.
Entrambi
partecipanti alla Corsa, lei sulla sua cavalla di terra, lui sul suo
stallone d'acqua, devono vincere per motivi diversi, ma nessuno dei
due può perdere.
Sono avversari, l'uno il favorito,
l'altra la sfavorita già data per spacciata.
Ma poi... il destino mette Sean e
Puck l'uno sulla strada dell'altra.
Questa è la storia di due ragazzi
giovani, che si apprestano a varcare la soglia dell'età adulta. Sono
cresciuti in fretta perché la vita con loro non è stata sempre
clemente, ma sono ancora un po' bambini. Innocenti, inesperti dei
sentimenti, quasi ingenui, nel modo più dolce e genuino in cui si
può intendere l'ingenuità.
È la storia di un'amicizia che
nasce dapprima con occhiate diffidenti, poi per una strana e potente
curiosità che spinge a cercarsi, avvicinarsi, parlarsi. Un'amicizia
che si alimenta di una grandissima passione comune: quella per i
cavalli.
Sean e Puck si trovano e si legano
in quello che sembra il momento più sbagliato, ma forse per la
ragione più giusta.
Questa è la storia di un'intesa
particolare, di un'amicizia intensa, di un amore giovane, ma così
completo. È la storia di un'intimità che nasce poco a poco, si
accende e poi divampa. Un'intimità che si avverte vibrante solo con
uno sfiorarsi di dita, solo con uno sguardo più intenso degli altri.
Un'intimità da pelle d'oca sulle braccia e battito accelerato nel
petto. Un sentimento che nasce in silenzio, non nel rumore, che
cresce con naturalezza, spontaneità, genuinità.
Se
Rainbow Rowell ci aveva incantato quando Park stringeva la mano di
Eleanor e gli sembrava di tenere una farfalla, Maggie Stiefvater ci
ipnotizza quando Sean e Puck cavalcano Corr abbracciati, sulla cima
della scogliera, al chiaro di luna.
Stiamo
volando.
La
pelle di Corr è bollente sotto le mie gambe, e in qualche modo
appiccicosa, come quando la corrente ti risucchia le dita dei piedi
nella sabbia. Sento le sue pulsazioni nelle mie, la sua energia che
scorre dentro di me, e capisco che è questo il misterioso,
terrificante potere dei capaill uisce. Noi tutti lo conosciamo,
sappiamo come ti cattura e ti confonde e ti trascina in acqua prima
ancora di rendertene conto. Ma Sean si protende in avanti per
raggiungere la criniera di Corr e comincia a fargli dei nodi. Tre.
Poi sette. Poi altri tre. Mi sforzo di concentrarmi su quello che sta
facendo invece che sulla pressione del suo corpo contro il mio, sulla
sua guancia che mi sfiora i capelli.
Allento
le redini sul collo di Corr e lui galoppa a sinistra, allontanandosi
dal ciglio della scogliera. Sean è sempre stretto a me, le dita di
una mano premute su una vena di Corr e l'altra che stringe la
criniera. La magia diventa un vago ronzio dentro di me. Il mio corpo
mi avverte del pericolo di questo capall uisce, ma al tempo stesso
grida che è vivo, vivo, vivo.
Lealtà,
coraggio, speranza. Amicizia. Amore.
La
Corsa delle Onde è tutto questo e molto di più.
È
un romanzo intriso di una magia rara, la magia dell'oceano, la magia
dei Capaill Uisce, la magia della dedizione di due anime giovani e
ferite per delle creature che potrebbero ucciderle, ma non lo fanno.
Fedeltà.
La
storia è narrata in prima persona, alternativamente dal punto di
vista di Sean e Puck. La scrittura è poesia. Ogni parola, ogni
sensazione provata dai due protagonisti la senti sulla pelle e ti
resta impressa come un marchio a fuoco.
La
Corsa è adrenalina pura. Pericolo, eccitazione, vitalità.
L'amore
tra Sean e Puck è salvezza, forza, sacrificio. Altruismo, totale
abnegazione.
Apro
gli occhi, il sole non c'è più. E sembra di avere l'oceano dentro
di me, selvaggio e inafferrabile. «È
quello che ho detto. E io cosa ho bisogno di sentire?»
Puck
sussurra: «Che domani domineremo la Corsa dello Scorpione come il re
e la regina di Skarmouth, e che io salverò la casa e tu avrai il tuo
stallone. Dove mangerà avena dorata per il resto dei suoi giorni e
tu seminerai il terrore nelle corse ogni anno, e la gente verrà da
ogni isola del mondo per scoprire com'è che riesci a farti ascoltare
dai cavalli. La giumenta pezzata trascinerà Mutt Malvern in mare e
Gabriel deciderà di restare sull'isola. Io avrò una fattoria tutta
mia e tu mi porterai una pagnotta per cena.»
«Ecco
cosa avevo bisogno di sentire» dico.
«Adesso
sai quale desiderio esprimere?»
Deglutisco.
Non ho una conchiglia dei desideri da lanciare in mare quando lo
dico, ma so che l'oceano mi ascolterà in ogni caso. «Di ottenere
ciò di cui ho bisogno.»

Non
so davvero cos'altro dire per spiegare che questo romanzo mi ha
letteralmente rubato il cuore. Avrei voluto citare ogni frase del
libro, avrei voluto parlarvi del finale, ma non posso perché farei
degli spoiler. Mi dispiace per la lunghezza della recensione, che a
ben vedere non è nemmeno tanto una recensione, perché non vi ho
parlato di tutti gli altri personaggi stupendi, né di alcune altre
dinamiche attorno alle quali la storia si sviluppa.
Spero
di avervi invogliato a leggere questo romanzo, qualora non l'aveste
ancora fatto.
Quando
arriverete alla fine, e vi troverete sulla battigia con l'acqua che
vi accarezza i piedi, nella notte dell'isola, allora lo saprete, lo
capirete.
Thisby
avrà incantato anche voi.
Il
Mio Voto: 5 stelline!
Una delle storie più magiche, coinvolgenti e assolutamente meravigliose che io abbia mai letto. Una favola di coraggio, amicizia, amore e lealtà. Uno stile poetico che cattura, un'ambientazione quasi onirica che incanta, un pizzico di magia che ipnotizza. Unico e perfetto.
Lo potrete solo amare.
Anche voi avete amato questo meraviglioso unico romanzo come me?