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martedì 25 novembre 2014

Recensione "Anna Vestita di Sangue", di Kendare Blake

Buongiorno lettori! Come va? Io sono nel bel mezzo di uno stato di euforica gioia e desolata disperazione insieme, perché ieri pomeriggio sono finalmente andata a cinema a vedere Il Canto della Rivolta - Parte 1, e ora mi sento come se non potessi più vivere o fare nulla di ciò che facevo prima di vederlo, almeno fino a quando non avrò visto anche la seconda parte. Un anno. Non voglio nemmeno pensarci.Intanto mentre io sto ancora cercando di riprendermi, vi lascio ad una recensione. Enjoy!


Titolo: Anna Vestita di Sangue (Anna #1)
Titolo originale: Anna Dressed In Blood
Autore: Kendare Blake
Data di uscita: 28 giugno 2012
Editore: Newton Compton
Prezzo: € 12,90 (copertina rigida); € 4,99 (ebook)
Pagine: 283
Trama: Cas Lowood ha ereditato una strana vocazione: uccidere i morti... Suo padre lo faceva prima di essere ucciso dal fantasma che stava cercando di annientare. E ora Cas, armato del misterioso pugnale athame, continua la missione: viaggia di città in città insieme alla madre, una strega, e al suo gatto fiuta-fantasmi, alla ricerca di spiriti malvagi. Quando arrivano a Thunder Bay per eliminare quella che la gente del posto chiama "Anna vestita di sangue", Cas non si aspetta nulla di diverso dal solito. Si trova invece di fronte a una ragazzina posseduta dalla rabbia e vittima di maledizioni, uno spirito diverso da quelli che è abituato a distruggere. Indossa ancora il vestito che aveva quando fu assassinata, nel 1958. Dal giorno della sua morte, Anna uccide chiunque osi entrare nella dimora vittoriana vecchia e cadente in cui un tempo viveva. Gli spiriti delle sue vittime penetrano il legno marcio delle pareti, strisciano sul pavimento ammuffito e viscido delle cantine, senza trovare pace... Per qualche strano motivo però, Anna non uccide Cas. Anzi, si rivela l'unica in grado di aiutarlo a trovare il fantasma maligno che lo ha privato del padre. Così, insieme agli altri strani amici del giovane, streghe e stregoni in erba, formeranno una squadra disposta ad affrontare ogni pericolo. Ma Cas dovrà risolvere un problema ancora più difficile di questo: quale sarà infatti il destino di Anna?




Anna è diversa da qualsiasi cosa io abbia mai visto prima. Non è un qualsiasi spirito strisciante, incazzato perché gli hanno sparato. Lei è la morte stessa, macabra e priva di senso, e anche quando è vestita di sangue e vene non posso fare a meno di fissarla. 

Questo romanzo. Non so nemmeno da dove cominciare.
Allora lo dico e basta: non mi è piaciuto.
Okay, lo vedo il fumo nero che esce dai vostri nasi per la rabbia, e gli occhi che stanno per schizzarvi fuori dalle orbite per l'incredulità.
Credetemi, la prima ad essere arrabbiata e incredula sono proprio io. Io, che ero davvero curiosissima di leggere questo libro (e di farlo per di più nel periodo di Halloween come lettura un po' creepy), io che non avevo trovato neanche una sola singola recensione negativa a riguardo, io che ora mi presento con un ulivo in segno di pace, ma anche con la ferma intenzione di farvi capire perché questo romanzo non mi sia piaciuto.

La verità è che all'inizio non riuscivo a capirlo nemmeno io.
Leggevo, andavo avanti, giravo le pagine, e continuavo a pensare cose come “i personaggi sono okay”, “la trama non è male”, “lo stile è fluido”, ecc.
Ora, non so voi, ma io quando sto leggendo un libro che mi sta piacendo, sono troppo immersa nella storia, troppo ansiosa di sapere cosa succederà, troppo attratta dalle dinamiche tra i personaggi, per pensare che quella storia non è male, o che quei personaggi sono okay. Cioè, è ovvio che lo so, e me ne rendo conto ancora meglio a lettura ultimata, ma non è proprio un buon segno pensare solo a questi dettagli tecnici durante la lettura stessa.
Al contrario un buon segno, durante la lettura, è provare qualcosa. Perché quando un romanzo ti fa emozionare e ti fa provare un milione di sensazioni diverse, significa che di certo lo stai apprezzando e non ti è indifferente.
Invece a me con Anna Vestita di Sangue è successo esattamente l'opposto.
Non ho provato nulla.
È brutale dirlo così, ma è esattamente questo il punto.
È stato brutale fare i conti con la mia totale indifferenza per questo libro, per la sua storia e per i suoi personaggi. È stato brutale rendermi conto che, nonostante trovassi carina l'idea di fondo, apprezzabili i personaggi e generalmente buono lo stile di scrittura, questo romanzo continuava a non trasmettermi assolutamente niente, e che non ero minimamente interessata a sapere cosa sarebbe successo dopo.



E si sa, l'indifferenza porta ad un altro grave gravissimo problema: la NOIA.
Questo libro mi ha annoiato. Tanto.
Di solito non lo dico mai con così poche parole, o cerco sempre di trovare una giustificazione a questo problema (che è uno dei peggiori, quando si tratta di libri), ma stavolta non posso glissare su questo punto, che è IL punto.
Non ve lo nasconderò: quando ho finalmente finito di leggere Anna Vestita di Sangue, ho sentito una sensazione di sollievo immensa, come quella che si prova dopo una visita dal dentista oppure dopo aver superato un esame di quelli tosti.
Vabbè che in generale io sono piuttosto lenta a leggere, ma mi vergogno a dire quanto tempo ci ho messo per finire questo libro. Ve lo dico solo perché siete voi. Due settimane.
Non ci posso neanche pensare. Mi ha completamente rovinato il mese di novembre, per quanto riguarda la lettura.

Sorrido in silenzio. È sempre con me. Mi sento stupido ora, per non essermene accorto prima. Ma va bè, almeno un giorno avremo questa strana storia da raccontare, di amore e di morte e di sangue e di conflitti paterni. E porca puttana, sono il sogno proibito di qualsiasi psichiatra.

Ma per essere almeno un po' più precisa e concreta, vi citerò due elementi presenti nel libro che avrebbero dovuto farmi provare effettivamente qualcosa, e che invece mi hanno lasciata del tutto indifferente:

  1. La storia d'amore. Zero coinvolgimento. Non è un amore a prima vista, ma è comunque abbastanza veloce, forse troppo per me che sono incontentabile. Non sono davvero riuscita a cogliere il passaggio dal dover uccidere il fantasma all'innamorarsene. E ancora – lo so che sono pignola – non sono riuscita ad accettare, proprio come idea, l'amore di un essere vivente per un fantasma, e addirittura il suo desiderio di poter vivere insieme il loro amore per tutta la vita. L'ho trovato troppo assurdo, perfino per un romanzo paranormal. A volte mi chiedo come faccia a piacermi questo genere (o il fantasy in generale), visto quanto sono concreta. A volte lo sono troppo, troppo ancorata alle consuetudini terrene, e perciò mi è risultato semplicemente inconcepibile che un essere vivente potesse desiderare di vivere la propria vita con una persona morta, con un fantasma che lui nemmeno conosceva quando era in vita. 

  2. L'elemento creepy. Questo romanzo dovrebbe essere sulla scia dell'horror per ragazzi. Dovrebbe spaventare, far venire i brividi ed essere raccapricciante. Beh, io l'ho trovato solo assai furbamente splatter. Sono una che detesta gli horror e che non ne legge quasi mai, quindi non penso sia difficile spaventarmi. E invece questo mi ha fatta quasi ridere, o al massimo arricciare le labbra. Insomma non basta descrivere le interiora di qualcuno (senza neanche averci messo troppi dettagli poi) per spaventare e terrificare.
    Splatter non significa horror, solo per essere chiari.

Eppure, nonostante tutto, darò a questo romanzo 3 stelline, che dovrebbero essere 2 stelline e mezzo. Perché?
Perché mi rendo conto che il problema è stato solo MIO. A me questo libro non ha trasmesso nulla, ma è un problema completamente soggettivo.
Voglio invece dare un voto oggettivo ad un romanzo che non ha difetti così esagerati da poter giustificare un voto tanto basso. Spero possiate capirmi.


Il Mio Voto: 3 stelline (risicate)
 
Un horror per ragazzi, con buone premesse e personaggi interessanti, ma che almeno a mio parere manca di quella scintilla in più.


Bene, lettori. Fatemi sapere se avete letto questo libro, cosa ne pensate, se non siete d'accordo con me e perché! A presto! 

lunedì 17 novembre 2014

Mini Recensione "Wondrous Strange - Arcane Meraviglie", di Lesley Livingston

Ciao a tutti, lettori! Come va?
Avrete forse notato che ultimamente sono un po' assente sul blog e sui social network e credo anche di non aver ancora risposto ad un paio di email. La colpa questa volta è di una connessione che mi sta facendo saltare i nervi, perché viene e va così, senza motivo. Proprio non sono esperta di queste cose, quindi non saprei davvero rintracciare la causa del problema. 
Comunque oggi sembra essere tutto a posto, e quindi ho deciso di lasciarvi la mia recensione di un libro letto il mese scorso e inviatomi gentilmente dalla Fazi, che ringrazio molto. In realtà, la recensione era già pronta da un po', ma appunto non riuscivo a pubblicarla. Ora che finalmente ce l'ho fatta, vado a rispondere alle email e a visitare un po' i vostri blog!

Titolo: Wondrous Strange - Arcane Meraviglie (Wondrous Strange #1)
Autore: Lesley Livingston
Data di uscita: 4 giugno 2009
Editore: Fazi (Lain)
Prezzo: € 8,04 (copertina rigida); € 10,20 (copertina flessibile); € 13,99 (ebook)
Pagine: 301
Trama: Sin dall'alba dei tempi, le fate hanno sempre rubato i bambini dei mortali. Per la diciassettenne Kelley Winslow, le fate esistono soltanto nelle fiabe, o tra le pagine della commedia di Shakespeare "Sogno di una notte di mezza estate", di cui sta studiando il copione a Central Park. Poi incontra Sonny Flannery, e tutto cambia: Kelley comprende che il limite tra la realtà e l'immaginazione è fragile e mutevole, che nulla è mai come appare. Ma chi è in realtà Sonny? Rapito ancora in fasce dal popolo delle fate, cresciuto nella reggia del re Auberon e della sua corte degli abissi, il ragazzo è uno dei guardiani della Porta di Samhain, che connette il mondo dei mortali con il regno degli esseri fatati. Sigillata per volere del re una breccia si apre solo una volta all'anno. Sonny ora è nel parco, in attesa del calar della notte e del momento che segnerà l'apertura dello spiraglio da cui le creature potrebbero tentare di attraversare il confine tra i due mondi. Suo compito è quello di impedirlo, anche a costo della vita: ma quest'anno sta per accadere qualcosa di diverso, qualcosa di meraviglioso e terribile. Scritto nella migliore tradizione dell'urban fantasy, "Wondrous Strange" è il primo episodio di una trilogia che narra di vendette e di oscure magie.


 
La musica era dolce.
Intorno a loro, il tempo prese a volteggiare.
Le stelle turbinavano lontane.
E loro danzarono. 
 
  
Ammetto di aver cominciato a desiderare di leggere questo libro soprattutto grazie alla cover così suggestiva: i colori forti e questa ragazza con la carnagione così pallida da sembrare evanescente, e il contrasto con il rosso dei capelli, tutti elementi che evocano un'atmosfera quasi onirica. La curiosità ha preso il sopravvento e così ho deciso di iniziarlo, senza quasi sapere nulla a riguardo.

Questo romanzo parla di fate, e le fate non sono proprio le mie creature fantastiche preferite, anzi credo siano quelle che sopporto di meno, perché vengono sempre descritte come esseri dispettosi, ingannevoli o anche malvagi.
Wondrous Strange non fa eccezione. Però, inaspettatamente mi è piaciuto.

La storia che racconta è delicata, ma riesce comunque a colpire. Il filo conduttore, fatto di magia e pericoli sottili, racconti popolari e verità nascoste, fiori e poesia, sa affascinare e incantare chi è sensibile alle atmosfere fatate e da sogno.
Il ritmo della narrazione sembra essere scandito dagli atti della rappresentazione teatrale di Sogno di una Notte di Mezza Estate, di Shakespeare, in cui la protagonista interpreta uno dei ruoli principali.
E questo stesso libro sembra essere concepito come una pièce teatrale, come se fosse il ricordo di un sogno, un po' sfocato, ma comunque pieno di sentimento.

Non gli assegno un voto più alto unicamente perché in alcuni punti l'ho trovato forse anche un po' troppo delicato e magari più adatto ad un pubblico leggermente più giovane. Ma va anche detto che è il primo volume di una trilogia, che secondo me ha non poco potenziale, e da cui mi aspetto un pizzico di azione e di profondità in più. 

 Il Mio Voto: 3 stelline e ½
 
Una fiaba di fate e illusioni, in una New York magica e incantata. Onirico.


Qualcuno di voi ha per caso letto questo libro, o anche l'intera trilogia? Vi affacinano le atmosfere fatate e incantate? E vi piacciono i libri che parlano di fate? Fatemi sapere!
A presto! 

domenica 12 ottobre 2014

Recensione "Mystic City", di Theo Lawrence

Buona domenica lettori ♥. Come state? Io malissimo, mi sono beccata un raffreddore tremendo e il mio problema con i raffreddori è che non mi passano mai. Ci mettono secoli per andarsene completamente.
Oggi vi posto la recensione di Mystic City, libro che come sapete ho letto per il GdL di Denise. Dopo aver letto varie recensioni negative su questo libro, non avevo aspettative molto alte, ma ecco, è riuscito comunque a deludermi. La recensione, più che una recensione, è un luuungo insieme di tutte le cose che mi hanno dato fastidio di questo romanzo. Enjoy!

Titolo: Mystic City (Mystic City #1) 
Autore: Theo Lawrence
Data di uscita: 17 giugno 2014
Editore: Mondadori (Chrysalide)
Prezzo: € 17,00 (copertina rigida); € 4,99 (ebook)
Pagine: 383
Trama: In una New York sommersa dall'acqua a causa del riscaldamento globale, i quartieri sono rigidamente divisi: Aire, la zona più elevata, è abitata dai ricchi, mentre la classe inferiore è costretta a vivere nel degrado del livello più basso, Abyss. La sopravvivenza della città è garantita dall'energia generata dai mystic, rappresentanti della classe inferiore dotati di poteri magici. Ma i mystic sono un potenziale pericolo, e per contenere la loro minaccia le due famiglie rivali che governano New York si alleano: Aria e Thomas, i rispettivi figli, dovranno sposarsi. Ma Aria si innamora di Hunter, un mystic ribelle e appassionato rivoluzionario, determinato a cambiare il destino del suo popolo. Un amore proibito è destinato a portare lutti e dolore, ma anche a travolgere per sempre la vita di Aria e del mondo stesso. 
 

 L'ho sempre saputo che questa storia mi avrebbe spezzato il cuore.

Libri come questo mi fanno seriamente incazzare. Scusate il termine, ma quando ci vuole ci vuole.
Mystic City non mi è piaciuto. Mi ha fatto più volte venire voglia di andare dritta dritta dall'autore per chiedergli che cavolo gli passava per la testa mentre lo scriveva.

Il problema è che questo romanzo ha un potenziale davvero alto.
Innanzitutto si presenta benissimo: ha una cover splendida e nell'edizione italiana c'è quella frasetta stampata in bella vista, che inevitabilmente cattura: Romeo e Giulietta nella New York del futuro.
E non è nemmeno una frase ingannatrice, perché questa è davvero una storia d'amore stile Romeo e Giulietta in una New York futura.
L'idea alla base è buona, in parte anche originale. E mi è piaciuta anche l'ambientazione, sebbene alcune volte abbia fatto un po' di fatica ad immaginare alcuni luoghi, a causa delle descrizioni secondo me confusionarie e poco accurate.

Ci troviamo appunto a New York, nel futuro. A causa del surriscaldamento globale e del conseguente scioglimento dei ghiacciai, la città è stata inondata. Il clima ormai è tropicale: caldo e umidità fanno da padroni, e le piogge torrenziali hanno devastato la parte più bassa della città. Ora New York è divisa in due parti: Aire e Abyss. La prima è la parte più alta della città, costituita da grattacieli, ponti e aerovie. Qui vivono i ricchi e i potenti. Ad Abyss, nei bassifondi, invece sono relegati i poveri e i disgraziati.

Non vi do dettagli della trama già troppo prevedibile, ma comunque l'idea di partenza non è male.
E inoltre l'autore ha uno stile davvero fluido e la lettura scorre veloce, tranquilla, liscia come l'olio, senza intoppi o eccessivi sforzi di concentrazione. Cosa che per me è da tenere ben in conto, visto quanto io faccia fatica a volte ad adattarmi ai vari stili di scrittura degli autori, quando comincio un nuovo libro.

Con queste premesse e senza avere aspettative altissime (le recensioni negative erano decisamente più di quelle positive e mi avevano fatto calare l'entusiasmo), ho letto i primi capitoli di Mystic City con una sorta di speranza crescente. Pensavo: per ora non è male, anzi è gradevole.. magari io sarò una di quelli a cui questo libro piacerà!
Perché in effetti all'inizio, non aspettandoti chissà cosa e chiudendo un occhio su qualche difettuccio, il libro funziona. Ti sembra che debba solo ingranare, entrare nel vivo, e poi ti piacerà.
Solo che più vai avanti, più ti rendi conto che questo libro semplicemente non ingrana e non entra nel vivo della storia. Mai.

Il ritmo, che all'inizio è alquanto lento, dovrebbe farsi più serrato via via che si procede con la storia, e invece sembra quasi che rallenti ancora di più.
I personaggi, che dovrebbero seguire uno sviluppo o perlomeno mostrare qualche caratteristica o particolarità che li contraddistingua, si fanno se possibile sempre più piatti e insulsi, se non addirittura antipatici.
Ci aspetteremmo inoltre di trovare qualche dettaglio in più sul mondo e sul tempo in cui la storia è ambientata, qualche informazione che possa esserci utile a capire la situazione in cui vivono e agiscono i personaggi. E invece niente. Sappiamo che New York è inondata e quindi ora è una specie di Venezia con i grattacieli, sappiamo che ad Abyss tutti i palazzi sono in rovina e che c'è odore di salsedine e sporcizia, e sappiamo che fa un caldo atroce e quindi si suda molto.
In pratica, per Lawrence questo significa world building.
Ma come si è arrivati a tutto questo? Come ha fatto la situazione a diventare così tragica? E, oltre a New York (in cui si svolge tutta l'azione), nel resto del mondo cosa è accaduto? Non è che volessi un trattato di pagine e pagine, ma almeno qualche cenno in più che mi permettesse di calarmi completamente in questo mondo e capirne le dinamiche.

Ma per me l'ostacolo maggiore da superare per provare a gradire la lettura sono stati i personaggi.
La caratterizzazione in questo romanzo non esiste.
Ci sono circa una sessantina di personaggi (tra principali e comparse), li ho contati. Sono tantissimi, troppi. E lo dice una a cui le storie piene di personaggi, stile Cassandra Clare, piacciono un sacco. Solo che Cassie con i personaggi è un genio. Ne introduce tanti, ma ha in mente una precisa storyline per ognuno. Non fa preferenze o distinzioni, li tratta alla pari, rendendo i suoi romanzi quasi delle storie corali. Nessuno sta lì tanto per starci, ognuno ha un ruolo preciso e lo svolge fino in fondo. Non hai mai la sensazione che anche uno solo di quei duecento personaggi sia inutile.
Ora però sto divagando, perché non potrei mai paragonare Mystic City ad uno qualsiasi dei romanzi di Cassandra Clare. Il paragone per me nemmeno esiste.

Quello che voglio dire è che nel romanzo di Lawrence ci sono un triliardo di personaggi e sono uno più inutile dell'altro. Vengono introdotti così, dal nulla, quasi uno nuovo per ogni capitolo, e poi o spariscono oppure vengono ripescati solo quando sono provvidenziali ad un preciso snodo della trama. Se c'è bisogno di un particolare pretesto o azione perché la storia possa proseguire in un certo modo, voilà, ecco che spunta o rispunta dal cappello uno dei tanti personaggi di contorno e zac! Fa quello che deve fare e il problema è risolto! Ergo... molti degli snodi fondamentali della trama sono a dir poco forzati.
E ci sono decisamente troppi personaggi senza volto che appesantiscono e rendono noiosa e snervante la lettura.
E anche i personaggi principali... bah.

Aria è la protagonista e voce narrante dell'intero romanzo e io alla fine, dopo 383 pagine, ancora non avevo capito chi fosse. E non in senso buono. Un personaggio a dir poco insipido. Totalmente senza sale, senza mordente, senza caratteristiche di qualsiasi tipo, a parte il fatto di essere talmente ingenua da risultare decisamente stupida. Ma di quelle proprio cretine cretine, eh. Che nemmeno ti fanno saltare i nervi, perché poverette, sono limitate. Capisce a pagina 355 quello che tutti noi abbiamo capito a pagina 20.
Inoltre dovrebbe essere una ragazza dolce e sensibile, o almeno così ci viene presentata. Però poi, *Parte spoilerosa, se volete leggerla, evidenziatela* dopo aver detto una ventina di volte che considera Davida come una cara amica o addirittura una di famiglia e che le vuole un gran bene, quando apprende della sua morte e tu ti aspetti che sia addolorata o almeno molto triste, non versa una lacrima e sembra quasi che non gliene importi nulla! Quello che le importa invece è accertarsi che la tizia, che ormai è morta, non fosse un interesse amoroso di Hunter (sì, sempre quella che considerava una sorella). Scusate ma per me è assurdo e inaccettabile. Anche perché la scena è tipo così: Hunter: Davida è morta. Aria: La amavi? Hunter: . Aria: Ca**o.



E anche Hunter, come personaggio non va (anche se è un po' meglio di Aria, ma del resto peggio di lei sarebbe difficile). Sarebbe il protagonista maschile, ma nella prima metà del romanzo appare forse una volta e dice circa due battute in croce.
Appare poi più frequentemente nella seconda parte, ma è come se l'autore non ritenesse necessario dargli una personalità, quando può limitarsi a ribadire quelle 2-300 volte quanto sia figo e incredibilmente possente e quanto i suoi occhi splendano e quanto i suoi muscoli guizzino sotto la maglietta.
No, seriamente, per farvi un esempio: pagina 376, “Il mio bellissimo, coraggioso Hunter. Pagina 377, “Il suo volto è incrostato di polvere e sudore, ma non è mai stato così bello. Pagina 381, “Ha l'aria stanca, ma è sempre stupendo nonostante le ferite”. And so on.
Alla fine cosa sappiamo di Hunter? Mmm....... ah sì! Che ha degli splendidi occhi azzurri e dei magnifici capelli biondi. Che è muscoloso, alto e slanciato, con un fisico atletico e perfetto. E che è così forte. E bello. E beh è anche... mm, gentile e coraggioso, forse? Sì, sicuramente. C'è altro? Non direi.

Magari potrei anche spendere un paio di righi per parlare delle due amiche di Aria, ma finirei solo per blaterare discorsi isterici e femministi, allora mi limito a mandare un infervorato messaggio all'autore: DIMMI QUALI DONNE HAI CONOSCIUTO NELLA TUA VITA, THEO. Perché devi per forza aver avuto un qualche tipo di trauma per dipingere le ragazze in quel modo. Ovvero come un concentrato ridicolo di superficialità, vestiti, profumi e unghie laccate, dalla cui bocca escono solo frasi del tipo: “Voglio un bel fusto con cui ballare i lenti e pomiciare nei bagni” (CIT. amica idiota n.1), oppure “Guardiamo un film, sgranocchiamo popcorn e spettegoliamo tutta la notte. Sarà divertente! (CIT. amica idiota n.2), o ancora (e poi giuro che la smetto) “Nessun ragazzo si accorge di me, quando sono in mezzo a voi due. Avete due corpi che sembrano gambi di sedano, con le tette e il sedere. Il mio assomiglia più a... una melanzana. Anzi, a una melanzana alla parmigiana. Da non crederci, sono gelosa!” (CIT. di nuovo amica idiota n.1).
Da notare, che le tizie in questione hanno tipo 20 anni. Non 13. E, in quanto rappresentante del genere femminile, mi sento in dovere di dire che nemmeno a 13 anni le ragazze sono così cretine o superficiali.
Just saying.

Per non parlare poi della storia d'amore. Oh, God. Potrei parlarne per tre ore, ma vi risparmierò lo strazio e mi limiterò a dire sette semplici paroline: uno-dei-peggiori-insta-love-di-sempre.
È risaputo, spero, che io ODIO profondamente gli insta-love. Quei terribili amori a prima vista, stile “lo/a conosco da circa 6 minuti e mezzo, ma già mi butterei volentieri in una piscina piena di coccodrilli per lui/lei”.
Non li sopporto, perché non li concepisco, perché non li capisco, perché non ci credo.
E in Mystic City non solo abbiamo un insta-love, ma è pure uno dei peggiori di cui io abbia mai letto.
Va più o meno così: lui e lei si incontrano, lui salva lei da una temibile banda di ragazzini, lui e lei prendono un caffè rivolgendosi forse due o tre parole, dopo qualche giorno lui e lei si incontrano di nuovo (PER CASO. A NEW YORK. O_O), lui le compra lo zucchero filato, lei vince un peluche e lo regala a una bambina amica di lui, lui le presenta sua madre, lei scappa, lui la rincorre sul tetto di casa sua, si baciano, si amano.
SO SO NOT FOR ME.

Vabbè ho blaterato a sufficienza di tutto ciò che non mi è piaciuto.
Cosa salvo? Come ho detto, la cover, l'idea di base, forse l'ambientazione, e lo stile molto scorrevole.
Per il resto, Mystic City è un romanzo distopico, in cui l'elemento distopico viene a malapena accennato, mentre fa da protagonista la parte romance, in maniera secondo me esagerata e comunque non coinvolgente
Se l'autore si fosse soffermato sulla trama, invece che stare a descrivere con una minuziosità ossessiva e allucinante ogni singolo vestito/completo/outfit di ogni singolo personaggio femminile, forse ne sarebbe venuto fuori qualcosa di meglio.
Ritmo lento, quasi totale assenza di azione, e personaggi stupidi e insulsi fanno di questo romanzo una delle peggiori letture fatte quest'anno.
Ed è ecco perché sono incazzata.

 Il Mio Voto: 2 stelline e ½
 
 Nonostante la scrittura fluida e l'ambientazione futuristica e originale, prevalgono un World Building estremamente fiacco, personaggi piatti, dialoghi ridicoli, e una storia d'amore fulminea e totalmente assurda. Un romanzo decisamente deludente.


Se siete giunti alla fine di questa lunghissima recensione, vi meritate un premio. 
Fatemi sapere la vostra, ditemi cosa ne pensate di questo libro, se lo avete letto o avete intenzione di farlo. E se lo avete letto, ditemi, avete riscontrato gli stessi difetti che ho trovato io? 
Un bacio e a presto!

giovedì 17 luglio 2014

Recensione "Hunted", di Angela C. Ryan + Intervista all'autrice!

Ciao a tutti! Oggi vi parlo di Hunted, primo romanzo della saga sci-fi Star Heroes Chronicles, di Angela C. Ryan, autrice italianissima e talentuosissima. Vision, il secondo romanzo della saga, è da poco uscito ed è possibile acquistarlo in formato ebook.
Inoltre Angela è stata così gentile da volermi rilasciare una piccola intervista! :D
 
Titolo: Hunted (Star Heroes Chronicles #1)
Autore: Angela C. Ryan
Data di uscita: 14 ottobre 2013
Editore: Autopubblicato
Prezzo: € 14,35 (copertina flessibile); € 2,99 (ebook)
Pagine: 244
Trama: Abby Allen si definisce “Un’edizione limitata”, non per esemplare bellezza, ma per una serie di qualità che la rendono un tipo curioso e un po’ fuori dal comune. Diciotto anni, logorroica e con la sorprendente capacità di creare situazioni imbarazzanti, Abby ha una fissa per Superman e spera di incontrare un ragazzo che, pur senza superpoteri, gli assomigli almeno un po’, per integrità ed eroismo. Il destino sembra accontentarla e quando incontra Kevan, la sua vita prende improvvisamente una strana piega, dando inizio a una girandola di eventi che un passo alla volta, riveleranno il segreto che è sepolto nel suo passato. In una realtà dove nessuno è ciò che sembra, si sta compiendo una guerra aliena in cui si muovono personaggi intriganti e complessi. Le loro storie si intrecceranno irrimediabilmente le une alle altre, costringendo Abby a subire agghiaccianti rivelazioni su se stessa. Saranno Kevan e un gruppo di ragazzi dotati di poteri straordinari ad accompagnarla in questa avventura, e mentre scende a compromessi con il suo nuovo io, sarà l’amore che prova per Kevan a tenerla saldamente ancorata alla realtà. E allo stesso tempo, la costringerà a prendere decisioni che la allontaneranno sempre di più dal suo supereroe. 
 

Alla fine quello che ogni ragazza desidera davvero, è un ragazzo gentile che la sappia amare, due braccia forti che la sappiano abbracciare, che sia abbastanza intelligente da poter sostenere con lui delle interessanti conversazioni, e che sia un discreto figo così da poterlo esibire senza vergogna con le amiche. Insomma, uno normale.
Questo nella maggior parte dei casi. Non nel mio a quanto pare.
Per un tipo come me, cresciuto a pane e Superman - che è stato sempre l’ideale di uomo su cui ho basato tutti gli altri - ogni confronto diventa un tormento. Troppo basso, troppo magro, troppo pesce lesso. Non c’è via di scampo. La realtà mi offre scenari postapocalittici in fatto di ragazzi.

Ho cominciato a leggere Hunted per caso, non perché me lo avessero consigliato, o perché ne avessi sentito parlare. Era uscito da poco, la trama sembrava carina ed ero curiosa di leggere un romanzo scritto da un'autrice italiana. Mai mi sarei aspettata che lo avrei adorato così tanto, né che ne sarei diventata dipendente. E invece è successo.
Abby è una ragazza comune, ma anche unica. Solare, chiacchierona e positiva, vede il mondo a colori. Ha una fissazione per i supereroi, anzi per uno in particolare: Superman, soprattutto la versione interpretata da Tom Welling, nel telefilm Smallville.
È un po' imbranata e simpaticissima. Un po' pazza, ma adorabile.
Una protagonista divertente, esilarante, perfetta.
Ma attenzione, perché Abby non è l'unica protagonista di Hunted. Infatti di protagonisti ce ne sono ben tre. La narrazione è in prima persona, e alterna i punti di vista di Abby, Kevan e Dakota.
Kevan e Dakota si sono appena trasferiti nel liceo di Abby e non passano certo inosservati. Sono entrambi bellissimi, di una bellezza talmente perfetta da sembrare... inumana. E in realtà questa è proprio la definizione giusta. Perché Kevan e Dakota sono due alieni, impegnati in una missione molto importante sulla Terra.
Non vi voglio svelare altro sulla trama, che in realtà è ben più elaborata di quanto possa sembrare.
Vado al punto e vi dico quali sono i punti forti di questo romanzo:
  1. I personaggi. Tre protagonisti, ognuno con una propria personalità e una propria voce, caratterizzati con maestria dall'autrice. Tutti e tre subiscono uno sviluppo emozionale e una maturazione interiore davvero notevoli nel corso della storia. Sono personaggi particolari, non banali o scontati, con esperienza di vita diverse, ma tutti dotati di una grande umanità d'animo, pur non essendo esattamente umani nel sangue.
  2. Lo stile dell'autrice. Uno stile fluido, diretto, capace sia di divertire con battute e situazioni esilaranti, sia di commuovere e far battere il cuore.
Insomma, se lo leggerete, vi assicuro che non ve ne pentirete e adorerete tutti i personaggi. E vorrete subito leggere il seguito, Vision!


 Il Mio Voto: 4 stelline
 
Uno Sci-Fi made in Italy che sa dove colpire. Trama interessante, narrazione fluida, personaggi ben delinati e una protagonista simpaticissima. Decisamente consigliato, anche per farsi due risate!


INTERVISTA ALL'AUTRICE

Ciao Angela! È un piacere per me darti il benvenuto qui nel mio blog, Books in The Starry Night. E sono onorata di poter dire che questa è la prima intervista che ospito in questo mio angolino virtuale. :D
Parliamo di Hunted, il tuo romanzo autopubblicato lo scorso ottobre. Ha avuto un grande successo e in moltissimi lo hanno adorato. E io sono tra questi! Perché hai scelto gli alieni come soggetto principale? C'è stato qualcosa in particolare che ti ha ispirato?
Semplicemente la mia passione per la fantascienza e l’amore per i supereroi, Superman in particolare. Era un po’ di tempo che mi frullava l’idea di scrivere un romanzo con protagonisti gli alieni, ancora prima che uscisse la serie Lux di Jennifer L. Armentrout. Ho cominciato a scrivere Hunted e quando è uscito il primo della Armentrout, qualche mese dopo, ero sul punto di decidere di non pubblicare più il mio. Mi sono detta: vedrai che il paragone sarà inevitabile, nonostante io non lo avessi letto e quindi non sapessi di cosa trattava a parte essere cosciente del fatto che avesse come protagonisti gli alieni, ma alla fine, me ne sono infischiata, e dai pareri che ho avuto dai vari lettori, ho capito che Hunted è diverso da Obsidian, il primo della serie Lux. Non migliore, intendiamoci, solo diverso.
Personalmente ho trovato molto interessante l'idea di narrare la storia da un triplice punto di vista, non solo da quello di Abby e Kevan, ma anche da quello di Dakota. È stato difficile creare tre diverse personalità, una per ognuno di questi tre personaggi, e dare loro una voce propria e peculiare?
Non particolarmente. I tre personaggi si sono autodefiniti man mano che li scrivevo. L’ho trovata una cosa piuttosto naturale e ho avuto così modo di approfondire tre diverse personalità e metterle a confronto fra di loro. In realtà, la personalità dei vari personaggi, è la cosa che mi riesce più facile creare mentre scrivo un romanzo, che poi lo faccia bene o meno, lascio che sia il lettore a deciderlo.
Altro aspetto che ho trovato originale è stato l'iniziale amore che Kevan nutre per Dakota, e il processo che questo personaggio affronta nel corso della storia e che lo porta ad amare Abby, pur conservando il grande affetto che ha sempre nutrito per la sua storica compagna d'armi. Immedesimarsi con un ragazzo (un alieno per di più!) e con questo complicato marasma di sentimenti mutevoli che si porta dentro deve averti richiesto una grande dose di sensibilità. Come fa una scrittrice donna ad immedesimarsi nella psiche di un uomo, anzi di un ragazzo?
Ti confesso una cosa: adoro scrivere i personaggi maschili. Sono i miei preferiti. Il loro punto di vista è sempre messo un po’ da parte dalle scrittrici donne, preferendo ad esso, il punto di vista del personaggio femminile. Per quanto mi riguarda, invece, credo che i pensieri del personaggio maschile, abbiano lo stesso peso di quello della protagonista femminile, per questo, ci tengo che sia molto chiaro e arrivi dritto al cuore di chi legge. Immedesimarsi nella psiche di un uomo, poi, non è cosa difficile per una donna. Siamo tutte, o quasi tutte, dotate di un’innata empatia che ci permette di capire e carpire i sentimenti, e i sentimenti non conoscono sesso.
Ora invece parliamo di Vision, l'attesissimo seguito di Hunted, che finalmente è in vendita! Senza fare spoiler per chi non avesse ancora letto il primo libro, puoi dirci se questo secondo capitolo riparte da dove si è concluso quello precedente, o se invece vedremo un salto temporale?
Non ci saranno salti temporali. Vision parte esattamente dal punto in cui si è interrotta la storia in Hunted. Il primo capitolo di Vision e l’ultimo di Hunted, sono strettamente collegati fra loro da un avvenimento particolare, che chi ha letto i due romanzi, conoscerà già.
Da Hunted a Vision, ritieni che i tuoi personaggi siano maturati e/o cambiati?
Cambiati no. Le loro personalità sono sempre le stesse. Maturati, assolutamente sì. Tutti, nessuno escluso. La strada percorsa in Hunted, ha permesso loro di crescere, affrontare nuove realtà, nuovi sentimenti. Le vicende vissute li hanno costretti, volenti o nolenti, a confrontarsi con prospettive diverse da quelle a cui erano abituati.
Mi è sembrato di capire che Vision sia l'ultimo capitolo della saga dedicato a Abby e Kevan. Significa che nei prossimi volumi non vedremo più questi due personaggi?
No, probabilmente li vedremo meno, in quanto non saranno i protagonisti, ma di certo darò loro dei piccoli spazi. In fondo questa serie, pur se scollegata dopo i primi due romanzi, è nata grazie a loro.
Hai trovato più complicato scrivere l'inizio o la conclusione dei tuoi romanzi?
Trovo sempre più complicato scrivere l’inizio di un romanzo. La pagina bianca dopo il titolo, mi terrorizza. Mi vengono mille idee in mente, ma tutte confuse, fino a che non le lascio decantare per bene, e alla fine, quella giusta, salta fuori da sola. Allora e solo allora, comincio a battere le dita sulla tastiera. Il resto viene da sé.
Quattro piccole curiosità generiche:
  • Un tuo mito (puoi nominare chiunque).
  • Il tuo film preferito (o più di uno, se vuoi).
  • La tua canzone preferita (o più di una, se vuoi).
  • E naturalmente, il tuo libro preferito (o più di uno, se vuoi).
Questa sì che è una domanda complicata! Il mio mito: Walt Disney. Trovo che sia stato un vero genio. Il mio film preferito: la trilogia di Star Wars, la serie degli Avengers, i film sui supereroi in generale insomma. Ma non tutti, solo quelli fatti bene. In generale mi piacciono i film di fantascienza accomunata all’azione. Naturalmente, tutto il repertorio Disney, parliamo quindi dei grandi classici, fino ad arrivare alle più moderne produzioni di cartoons, come anche dei film targati Walt Disney; per citarne qualcuno, la serie de I Pirati dei Caraibi. Adoro I Goonies, l’avrò rivisto un centinaio di volte. I Fantasy come Il Signore degli Anelli, Harry Potter, ecc. In ultimo, le commedie americane come C’è Posta Per Te, l’importante è che non siano troppo sdolcinate e che mi facciano sorridere. La mia canzone preferita: sarà meglio che riassuma altrimenti prenderò tutto lo spazio nel tuo blog. Ho amato e amo Michael Jackson, mi piace il pop, a patto che non sia la solita canzonetta che dura un’estate e poi la dimenticano tutti. Ma il genere che più mi appartiene, è sicuramente il rock melodico e quello un po’ alternativo, se così posso definirlo. Quindi Muse, sopra tutti. Coldplay, Imagine Dragons, Green Day, Linkin Park e tanti, tanti altri. Il mio libro preferito: ti elencherò quelli di cui non potrei fare a meno se finissi su un’isola deserta. La Shadowhunters Saga. Storia Catastrofica di te e di me. Schegge di Me e tutto il resto della serie. Never Sky e i vari seguiti. Albion, e mi fermo qui solo perché ricordarli tutti mi è davvero impossibile.
Ultima domanda, giuro. Che consiglio daresti a chi aspira a diventare autore e a pubblicare un romanzo proprio, ma non sa da dove cominciare?
Chiedere un paio di consigli a chi lo ha già fatto. Ma più di ogni altra cosa, consiglierei di non arrendersi davanti alla prima difficoltà. Di lavorare in modo serio sul proprio romanzo, curando l’editing come se fosse l’ultima cosa che fa al mondo, per rispetto di chi acquista il libro e di chi lo legge. Consiglierei anche di non pensare mai di aver raggiunto un traguardo. Pubblicare un romanzo, è solo l’inizio di una lunga strada dove si incontreranno mille difficoltà, rifiuti, critiche negative, oltre a quelle positive, invidie, anche qualche insulto. La prima regola è di non pensare mai di essere talmente bravo da piacere a tutti. Non può essere così e si deve essere disposti anche a subire pareri negativi su quello che si è scritto, ma questo non deve essere il presupposto per scoraggiarsi, mai. Un sorriso e si riparte. Se qualcuno volesse pubblicare un romanzo solo per sentirsi osannato, consiglio di lasciare perdere in partenza. Scriverà di sicuro un romanzo che non vale la pena di essere letto. Consiglio di pubblicare solo se il motore che spinge a farlo è una passione smodata per la nobile arte della scrittura. Consiglio in ultimo di studiare, studiare e studiare. Attraverso i romanzi degli altri, attraverso libri dedicati alla scrittura creativa, attraverso i consigli di chi ne sa più di te. Il talento c’è o non c’è, questo è vero, ma il talento è come una pianta: se non la innaffi di tanto in tanto, appassisce e non dà più frutto.
Grazie mille, Angela, per aver accettato di rispondere a queste domande. Sono davvero felicissima di averti avuta come mia ospite. Ti saluto e ti auguro tanta, tanta, tanta fortuna.

Avete letto Hunted e Vision, lettori? Se no, cosa aspettate a farlo? ^__^